Morgan Stanley conferma il target di 300 dollari su SpaceX e delinea un bull case a 600

Elon Musk SpaceX
Il divario tra le stime degli analisti su SPCX è senza precedenti. E il target da 600 dollari di Morgan Stanley non è un target: è uno scenario ottimistico.

Trentadue analisti coprono il titolo. Il target medio è intorno ai 227 dollari. Ma il valore più basso indicato si ferma a 62 dollari e quello più alto arriva a 800.

Un divario di oltre dodici volte tra le stime estreme non è un dettaglio tecnico. È il dato più informativo disponibile su SpaceX, perché racconta che il mercato non ha ancora deciso cosa stia comprando.

La precisazione necessaria sui 600 dollari

Nelle ultime ore ha circolato la notizia che Morgan Stanley vedrebbe il titolo a 600 dollari. La formulazione richiede una correzione.

L’analista Adam Jonas ha confermato il rating overweight e il price target di 300 dollari, avviato il 7 luglio. I 600 dollari costituiscono il bull case, cioè lo scenario che si realizzerebbe se una serie di condizioni si verificasse simultaneamente.

La differenza è sostanziale. Dai livelli attuali il target ufficiale implicherebbe un rialzo di circa il 122%, mentre lo scenario ottimistico ne richiederebbe oltre il 344%. E porterebbe la capitalizzazione a otto trilioni di dollari, valore che renderebbe SpaceX la più grande società quotata al mondo.

Su cosa poggia lo scenario ottimistico

Il bull case dipende quasi interamente da una divisione che non ha ancora dimostrato la propria redditività.

L’elemento centrale è Cursor, piattaforma di coding basata su intelligenza artificiale che SpaceX ha annunciato in giugno di voler acquisire per 60 miliardi di dollari in azioni. La chiusura dell’operazione è attesa entro il terzo trimestre.

Le stime di Morgan Stanley indicano per Cursor ricavi ricorrenti annui pari a 8 miliardi di dollari entro fine anno e circa 33 miliardi entro il 2030. Secondo la banca, ai prezzi attuali il mercato attribuisce al business AI del gruppo un valore di appena 12 dollari per azione.

Lo stesso Jonas, in una nota del 24 luglio, aveva osservato che a 100 dollari il mercato assegnerebbe di fatto valore zero a quella divisione.

La lettura opposta

All’estremo opposto si colloca Morningstar, ribassista fin dall’avvio della copertura.

La valutazione è netta: i business core, lancio e Starlink, varrebbero circa 40 dollari per azione. Tutto ciò che eccede quella soglia dipende dalla narrazione sull’intelligenza artificiale e sui data center.

Il dato più significativo riguarda le probabilità. Lo scenario più favorevole ipotizzato da Morningstar porterebbe il titolo a 154 dollari, ma gli viene attribuita una probabilità del 7%.

I numeri del secondo trimestre

Il 4 agosto la società ha pubblicato la prima trimestrale da quotata.

I ricavi hanno superato le attese: 7,81 miliardi di dollari contro i 6,83 stimati, con uno scarto del 14,3%. Anche la perdita per azione è risultata inferiore alle previsioni, a 0,09 dollari contro i 0,23 attesi.

Il titolo ha comunque perso il 7% nelle contrattazioni after-hours. La ragione sta in una voce specifica: la spesa per l’intelligenza artificiale è salita a 15,8 miliardi di dollari, il 20,7% in più rispetto ai 13,09 miliardi stimati da Wall Street.

Un titolo senza storico

Il quadro tecnico spiega perché ogni valutazione risulti fragile.

Il debutto sul Nasdaq risale al 12 giugno 2026, con un prezzo di collocamento fissato a 135 dollari. Il 16 giugno il titolo ha toccato il massimo storico a 225,64 dollari, per poi scendere fino al minimo di 104,83 dollari il 3 agosto.

Sono due mesi di contrattazioni, con una volatilità intorno al 7% e un beta superiore a 6. Non esiste una serie storica su cui costruire un modello affidabile.

Il nodo dei lock-up

C’è un fattore tecnico che continuerà a pesare sui prossimi mesi.

Il 6 agosto è scaduto il primo periodo di lock-up successivo alla quotazione, rendendo negoziabili oltre 911 milioni di azioni detenute dagli investitori iniziali. Si tratta di un quantitativo superiore alle circa 639 milioni collocate in sede di offerta.

Il calendario degli sblocchi prosegue: oltre quattro miliardi di azioni aggiuntive diventeranno disponibili entro fine anno.

Cosa dice la statistica

Un’analisi di Reuters su cinquanta grandi collocamenti statunitensi dal 2010 offre un termine di paragone.

Le ventuno società che hanno rotto il prezzo di emissione entro i primi due mesi hanno poi registrato una crescita mediana del 61%. Le altre hanno raggiunto il 112%.

SpaceX rientra nel primo gruppo, avendo perso il livello dei 135 dollari a luglio. Lunedì 10 agosto lo ha recuperato.

Il punto per chi valuta

La dispersione delle stime non è un problema degli analisti. È l’informazione.

Quando lo stesso titolo viene valutato 40 dollari nel suo perimetro industriale accertato e 800 nella proiezione più favorevole, significa che il prezzo non riflette un’attività, ma una scommessa sulla probabilità che una divisione ancora in perdita diventi la principale fonte di ricavi.

È una posizione legittima. Ma va riconosciuta per quello che è, e non confusa con la valutazione di un’azienda aerospaziale.

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