SoftBank Group ha perso l’11,2% alla Borsa di Tokyo. A innescare la vendita non è stato un dato di bilancio né un profit warning, ma una presa di posizione sulla sicurezza dell’intelligenza artificiale: nel fine settimana l’amministratore delegato di OpenAI, Sam Altman, ha appoggiato la richiesta del numero uno di Anthropic, Dario Amodei, di rallentare lo sviluppo del settore. SoftBank è uno dei principali investitori di OpenAI.
Perché il mercato ha punito un annuncio sulla sicurezza
Il meccanismo è meno paradossale di quanto sembri.
Chi compra azioni SoftBank sta comprando, indirettamente, l’aspettativa di crescita di OpenAI. Se i vertici delle due società più avanzate del settore dichiarano che lo sviluppo va rallentato, quella aspettativa si allunga nel tempo e perde valore attuale.
C’è poi un secondo livello, che riguarda i regolatori.
Secondo Dan Baker, analista della società di ricerca Morningstar, il calo del titolo “probabilmente riflette la possibilità che lo sviluppo dell’intelligenza artificiale venga rallentato dai regolatori, nel tentativo di evitare gli scenari peggiori di cui hanno parlato Anthropic e OpenAI”. E, ha aggiunto, “forse riflette anche la possibilità che ulteriori episodi di perdita di controllo sui modelli più recenti possano a loro volta rallentare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale”.
In altri termini: il mercato non sta scontando solo l’autolimitazione delle aziende, ma anche l’intervento delle autorità che quella autolimitazione rende più probabile.
Il contagio su memorie e semiconduttori
Il movimento non si è fermato a SoftBank. Ha colpito l’intera filiera che fornisce l’hardware per addestrare i modelli.
In Corea del Sud il produttore di memorie SK Hynix ha ceduto il 5,3%, Samsung Electronics il 2,8%. In Giappone il produttore di memorie Kioxia Holdings ha perso il 6%, mentre il fabbricante di apparecchiature per chip Tokyo Electron si è fermato a meno 0,9%.
È la dimostrazione di quanto le attese sull‘intelligenza artificiale siano ormai incorporate nei prezzi di società che non producono software.
L’IPO rinviata
Alla dichiarazione sulla sicurezza se n’è aggiunta una seconda, più diretta sul piano finanziario.
In un’intervista pubblicata sabato da Fortune, Altman ha detto che OpenAI non procederà quest’anno alla quotazione in Borsa, per concentrarsi sulla sicurezza.
OpenAI e Anthropic sono entrambe società private. Entrambe sono attese sui mercati regolamentati nei prossimi mesi.
Per chi ha investito nel capitale privato di queste società, il rinvio della quotazione significa posticipare il momento in cui l’investimento diventa liquido.
Come hanno chiuso i listini asiatici
La seduta è stata disomogenea, con la pressione concentrata sui mercati più esposti alla tecnologia.
Il Kospi sudcoreano ha perso il 2,5% a 6.739,68 punti. Il Nikkei 225 giapponese ha ceduto lo 0,8% a 63.474,58. Il Taiex di Taiwan è sceso dello 0,6%.
In controtendenza Hong Kong, con l’Hang Seng in rialzo dello 0,3% a 24.886,81, e Shanghai, con il Composite a più 0,2% a 3.894,28. In Australia lo S&P/ASX 200 ha guadagnato lo 0,1% a 8.747,60.
I futures statunitensi sono scesi.
Il petrolio torna sopra i 100 dollari
Sul fronte delle materie prime il movimento è stato di segno opposto e di intensità simile.
Il Brent, riferimento internazionale, è salito del 3,2% a 107,94 dollari al barile. Il greggio statunitense di riferimento è aumentato anch’esso del 3,2%, a 103,26 dollari.
All’origine c’è la chiusura da parte dell’Arabia Saudita di un oleodotto usato per aggirare lo Stretto di Hormuz, dopo che l’infrastruttura è stata attaccata. Restano elevate le tensioni tra Stati Uniti e Iran, mentre i ribelli Houthi sostenuti da Teheran hanno intensificato gli attacchi contro il territorio saudita.
Il confronto con i livelli precedenti dà la misura dello shock. Prima dell’inizio della guerra in Iran, a fine febbraio, il Brent quotava circa 72 dollari. Da allora il prezzo è aumentato di circa il 50%.
Gli strateghi delle materie prime di ING, Warren Patterson e Ewa Manthey, hanno osservato in un commento diffuso lunedì che le prospettive di una de-escalation del conflitto e di una riapertura dello Stretto di Hormuz si sono affievolite, ma che la situazione resta fluida e che volumi “consistenti” di greggio hanno continuato a transitare attraverso lo stretto.
Cosa significa per la riunione della Fed
Il rincaro dell’energia arriva nella settimana in cui la Federal Reserve si riunisce, e potrebbe alzare i tassi.
L’inflazione statunitense resta sopra l’obiettivo del 2% fissato dalla banca centrale. Lo shock energetico prodotto dalla guerra in Iran e l’aumento del debito pubblico statunitense hanno alimentato le preoccupazioni sui prezzi.
L’effetto si è già visto sul mercato obbligazionario, con vendite sui titoli di Stato. Il rendimento del Treasury decennale è salito al 4,98%, dal 4,95% di giovedì scorso.
È un movimento avvenuto nonostante il Dipartimento del Tesoro abbia ampliato le operazioni di riacquisto pensate proprio per stabilizzare il mercato dei bond. Quando i rendimenti salgono malgrado un intervento di sostegno, significa che la pressione delle vendite supera la capacità dell’acquirente pubblico di assorbirla.
Valute e la seduta di venerdì a New York
Sul mercato valutario il dollaro si è rafforzato sullo yen, salendo a 154,06 da 153,58. L’euro è sceso a 1,1570 dollari da 1,1598.
Venerdì, intanto, Wall Street aveva interrotto una serie di quattro sedute negative. Lo S&P 500 aveva guadagnato lo 0,9%, il Dow Jones l’1% e il Nasdaq, a forte componente tecnologica, l’1%.


