Per capire quale direzione prenderà la logistica siciliana nei prossimi anni, con conseguenze a catena su quella del Sud e dell’intero Mediterraneo, abbiamo intervistato l’avvocato Michele Pivetti Gagliardi, nuovo amministratore unico della Società degli Interporti Siciliani, società partecipata dalla Regione Siciliana che realizza e gestisce gli Interporti di Catania-Bicocca e Termini Imerese.
Il suo arrivo segna un passaggio delicato: infrastrutture ferme da anni, cantieri da sbloccare e una rete intermodale che può cambiare i flussi economici dell’Isola. Avvocato cassazionista e dottore di ricerca in discipline economiche all’Università degli Studi di Palermo, porta con sé oltre vent’anni di esperienza come consigliere giuridico al Senato della Repubblica. Un profilo tecnico, abituato ai processi decisionali complessi.
Nel corso della sua carriera ha ricoperto ruoli apicali in diverse realtà, tra cui LUMSA Santa Silvia, il Fondo Sicilia dell’IRFIS e l’Accademia di Belle Arti. Un percorso che evidenzia una capacità gestionale trasversale. La sua nomina arriva in una fase decisiva per il futuro logistico dell’Isola.
Chi utilizza oggi l’interporto di Catania e per quali attività? Qual è il suo impatto sull’economia siciliana?
L’interporto di Catania è un’infrastruttura strategica non solo per la Sicilia, ma per tutto il Mezzogiorno. Le sue aree sono utilizzate da concessionari che stoccano mezzi di trasporto, come tir e rimorchi, all’interno di spazi molto ampi.
Diversi operatori logistici utilizzano l’interporto per lo smistamento delle merci. La struttura svolge anche una funzione di collegamento tra porto, aeroporto e rete stradale, integrandosi con gli assi viari principali della regione.
Essendo un hub logistico, è utilizzato da camionisti e operatori per il trasporto di merci e servizi in tutto il Sud Italia. La sua importanza è destinata a crescere, anche in relazione al progetto del Ponte sullo Stretto: molti materiali e forniture potrebbero transitare da Catania, arrivando via mare o ferrovia per poi essere redistribuiti verso i cantieri.
Perché un’impresa dovrebbe scegliere Catania Bicocca rispetto ad alternative continentali o estere?
Le ragioni sono diverse. L’Italia è oggi interamente inclusa in una ZES (Zona Economica Speciale), con vantaggi per le imprese.
Catania occupa una posizione strategica al centro del Mediterraneo ed è storicamente una delle aree più industrializzate della Sicilia.
Rappresenta un punto di accesso diretto per le imprese provenienti dal continente.
Inoltre, il sistema autostradale della zona è relativamente sviluppato e presenta meno criticità rispetto ad altre aree dell’isola. Questo rende Catania un nodo rilevante per lo sviluppo industriale siciliano.
Anche l’interporto di Termini Imerese è destinato a diventare strategico, grazie alla presenza di un’importante area industriale e del porto, con collegamenti diretti verso il Nord e l’Occidente.
Esistono progetti di sviluppo per gli interporti siciliani?
Sì. È in fase avanzata la firma del contratto per i lavori a Termini Imerese, finanziati con fondi pubblici. L’obiettivo è realizzare un sottopasso che colleghi l’area industriale all’autostrada e all’entroterra.
Questo intervento renderebbe la zona più attrattiva dal punto di vista industriale e logistico. Termini Imerese sarà complementare a Catania: mentre quest’ultima intercetta i flussi da Est, Termini sarà più funzionale ai traffici provenienti da Nord e Ovest.
La SIS è partecipata dalla Regione Siciliana. Il rapporto con la Regione è un vantaggio o un vincolo?
La Regione Siciliana rappresenta un supporto, non un ostacolo. L’attuale governo regionale, guidato dal presidente Renato Schifani, ha riconosciuto il valore strategico della società e intende rilanciarla. La società era vicina alla chiusura, ma è stata salvata proprio per valorizzarne il potenziale. Inoltre, ha costi contenuti per la Regione a fronte di benefici rilevanti.
Quali sono le principali criticità normative nel settore degli interporti?
La principale criticità resta la burocrazia. I vincoli amministrativi e normativi, spesso anche di origine europea, rallentano lo sviluppo delle infrastrutture. Non si tratta di eliminare le regole, ma di semplificare i processi decisionali. La riduzione dei passaggi burocratici può favorire investimenti e sviluppo in un settore strategico come quello dei trasporti.
Quali sono i primi tre obiettivi della gestione?
I primi obiettivi sono chiari:
- firmare il contratto per l’interporto di Termini Imerese;
- mettere in funzione il polo intermodale e renderlo pienamente operativo e disponibile al sistema produttivo e alla comunità;
- organizzare un convegno entro fine giugno per presentare il sistema interportuale.
A questi si aggiungono interventi interni, come il rafforzamento della struttura societaria e l’acquisizione di nuove competenze.
Sono previste nuove opportunità di lavoro?
Sì, è una prospettiva concreta. La società è oggi sottodimensionata rispetto alle sue potenzialità e potrebbe integrare nuove figure professionali, in raccordo con la Regione Siciliana.
Ma le opportunità non riguarderanno soltanto le assunzioni dirette della SIS: lo sviluppo degli interporti è destinato a generare un indotto significativo, coinvolgendo operatori logistici, trasportatori, imprese di servizi e attività connesse alla filiera dei trasporti e della distribuzione.


