Sigarette più care di 5 euro: la proposta arriva in Parlamento. Confesercenti: “Rischiamo il caso Francia, dove il 37% è già illegale”

La proposta "5 euro contro il fumo" arriva in Parlamento con 50mila firme. I promotori stimano 800 milioni di gettito. Confesercenti risponde con i dati KPMG dalla Francia: 37,6% di sigarette illecite.

La proposta di legge popolare “5 euro contro il fumo” ha raggiunto le 50mila firme necessarie e approda in Parlamento. L’iniziativa, promossa da Associazione Italiana di Oncologia Medica, Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro, Fondazione Umberto Veronesi e Fondazione Aiom, punta a introdurre un’accisa aggiuntiva fissa di 5 euro per unità di consumo su tutti i prodotti da fumo e da inalazione di nicotina, indipendentemente dal prezzo di vendita al dettaglio e in aggiunta alle accise già esistenti. L’obiettivo dichiarato è duplice: ridurre il numero dei fumatori in Italia e rafforzare il Servizio sanitario nazionale attraverso il gettito generato.

Se approvata, la misura entrerebbe in vigore da gennaio. I promotori stimano una “riduzione del 37% del consumo di tabacco” e un “gettito annuo di circa 800 milioni di euro”.

Assotabaccai Confesercenti ha già risposto, dati alla mano.

L’argomento dei promotori: leva economica per smettere di fumare

Le associazioni scientifiche che hanno promosso la raccolta firme costruiscono la propria argomentazione sui numeri del fenomeno. In Italia fuma poco meno del 25% della popolazione adulta tra i 18 e i 69 anni. Il fumo è responsabile del 90% dei casi di tumore al polmone e del 50% di quelli alla vescica, oltre a essere uno dei principali fattori di rischio per malattie cardiovascolari e patologie respiratorie croniche.

Il dato che preoccupa di più i promotori riguarda i giovani: nella fascia 14-17 anni il 37,4% fuma o utilizza prodotti da svapo. “Per ridurre in modo sostanziale il numero dei tabagisti bisogna intervenire sul fattore economico”, spiegano le associazioni. “Solo il drastico incremento del prezzo di questi prodotti può dissuadere i fumatori, soprattutto i giovani”.

L’obiettivo di gettito è altrettanto dichiarato: 800 milioni di euro annui, da destinare interamente al finanziamento del Servizio sanitario nazionale. “Siamo orgogliosi del risultato raggiunto in breve tempo, dopo solo circa 4 mesi dal lancio dell’iniziativa”, hanno dichiarato i promotori, chiedendo al Parlamento di procedere con la stessa rapidità con cui ha approvato la legge sull’oblio oncologico.

La risposta di Confesercenti: lo shock di prezzo alimenta il mercato nero

Il presidente nazionale di Assotabaccai Confesercenti, Gianfranco Labib, non contesta il fine sanitario della proposta. Contesta il mezzo e le sue conseguenze economiche. “La tutela della salute è un obiettivo che condividiamo e che nessuno intende mettere in discussione”, afferma Labib. “Ma il modo in cui si persegue un obiettivo conta quanto l’obiettivo stesso. Un rincaro di 5 euro a pacchetto applicato in un colpo solo non è una misura graduale: è uno shock di prezzo. Quando il prezzo legale si allontana di colpo da quello che il consumatore è disposto a pagare, la domanda si sposta verso il mercato illegale, che non paga accise, non rispetta regole, non controlla a chi vende”.

L’associazione porta un caso studio: la Francia. Secondo lo studio KPMG 2024, in Francia nel 2024 sono state consumate 18,7 miliardi di sigarette illecite, pari al 37,6% del consumo totale. Il dato più alto di tutta l’Unione europea. “La Francia ha politiche di prezzo simili a quelle che si vorrebbero introdurre da noi, e oggi più di un terzo delle sigarette consumate sfugge a ogni controllo”, osserva Labib. “È esattamente lo scenario che in Italia abbiamo conosciuto negli anni ’80, quando il contrabbando di tabacchi era un fenomeno di massa: criminalità organizzata, evasione, prodotti privi di qualsiasi garanzia venduti per strada. Rischiamo di tornare indietro di quarant’anni”.

A sostenere il ragionamento c’è anche il rapporto Europol 2025 sulla criminalità organizzata, che indica tra i principali fattori che alimentano il commercio illecito di tabacco proprio le accise e le imposte elevate e in crescita.

Il paradosso fiscale: 800 milioni promessi, meno gettito reale

Il punto economicamente più rilevante del dibattito riguarda il gettito. I promotori stimano 800 milioni di euro annui aggiuntivi. Confesercenti ribalta la prospettiva: “Si presenta questa misura come una fonte di risorse per la sanità, ma il gettito si incassa solo se l’acquisto resta nel circuito legale. Se spinge il consumatore verso il contrabbando, lo Stato non incassa l’accisa nuova e perde pure quella che già percepiva. È un autogol fiscale, oltre che un problema di sicurezza”.

Il dato europeo conferma il rischio. Lo stesso studio KPMG stima che nell’Unione europea le perdite per gli erari nazionali legate alle sigarette illecite abbiano raggiunto nel 2024 i 14,9 miliardi di euro. Se una parte della domanda italiana si spostasse verso il mercato nero, l’effetto netto sul gettito potrebbe essere molto inferiore alle stime, o addirittura negativo rispetto allo status quo.

Il ruolo delle rivendite: presidio di legalità o settore a rischio

C’è anche una questione di filiera. Le rivendite autorizzate di generi di monopolio operano in un regime di tracciabilità e controllo: verificano l’età all’acquisto, vendono prodotti soggetti ad accisa, rispondono a una rete di vigilanza. “Spostare il consumo nel sommerso significa toglierlo dalle mani di chi opera alla luce del sole e affidarlo a chi non chiede documenti e non risponde a nessuno”, conclude Labib.

La posizione di Confesercenti non è un no all’intervento, ma una richiesta di metodo. “Non chiediamo di non fare nulla: chiediamo di non ignorare l’esperienza altrui. L’Europa offre esempi in entrambe le direzioni. L’Italia, finora, è stata tra i Paesi che con regole prevedibili hanno tenuto sotto controllo il mercato illecito. Sarebbe un errore cambiare rotta”.

Il Parlamento dovrà ora decidere se e come calendarizzare la discussione della proposta.

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