Tra il 2023 e il 2025 sono stati violati oltre 7,8 miliardi di record email in quasi 10.000 gravi incidenti informatici. Se hai un account su piattaforme di e-commerce, usi servizi digitali per la didattica o lavori nel settore tecnologico, i dati di questa ricerca ti riguardano direttamente.
Il rapporto pubblicato da NordPass in collaborazione con NordStellar — piattaforma specializzata in threat intelligence e gestione delle esposizioni digitali — fotografa tre anni di fughe di dati su scala globale. Il dataset è composto da database di dati trapelati rilevati pubblicamente e analizzati per settore industriale, tipo di organizzazione e natura delle informazioni compromesse.
Cosa contenevano davvero le violazioni
Il 90% degli incidenti analizzati includeva indirizzi email. Non si tratta di una statistica astratta: significa che quasi ogni violazione significativa degli ultimi tre anni ha prodotto elenchi di contatti direttamente sfruttabili per attacchi di phishing, truffe telefoniche mirate o campagne di spam. Il 32% dei database trafugati conteneva credenziali esposte — password, chiavi API, token di accesso. Il 12,3% includeva dati identificativi nazionali come numeri di previdenza sociale o equivalenti.
Solo nel 2,2% dei casi erano presenti informazioni finanziarie dirette, come dati bancari o relativi a criptovalute. Questo dettaglio è rilevante: gli hacker non puntano principalmente ai conti correnti, ma alle identità digitali, molto più versatili e rivendibili.
| Tipo di dato esposto | Percentuale delle violazioni |
|---|---|
| Indirizzi email | 90% |
| Credenziali (password, API key) | 32% |
| Dati identificativi nazionali | 12,3% |
| Numeri di telefono | 68% |
| Dati finanziari (bancari/crypto) | 2,2% |
Fonte: NordPass-NordStellar Data Breach Report 2025. I dati si riferiscono al periodo 2023-2025 su un campione di quasi 10.000 incidenti gravi.
Perché tecnologia, istruzione ed e-commerce sono i più esposti
La scelta dei bersagli segue una logica precisa. “Settori quali tecnologia, istruzione ed e-commerce sono bersagli molto ambiti, perché coinvolgono vaste platee di utenti e memorizzano enormi quantità di dati personali: sono quindi tanto preziosi quanto vulnerabili agli attacchi. Per proteggere i dati in loro possesso, le aziende che operano in questi settori devono mettere al primo posto gli investimenti nella sicurezza e l’adozione di piani rigorosi per la formazione del personale”, afferma Karolis Arbaciauskas, Head of Product di NordPass.
L’e-commerce centralizza dati di pagamento, indirizzi fisici e abitudini d’acquisto di milioni di persone. Il settore tecnologico gestisce infrastrutture di accesso per altri servizi. L’istruzione, spesso sottodotata sul piano della sicurezza informatica, offre archivi di dati anagrafici su popolazioni enormi e scarsamente monitorate — studenti, docenti, personale amministrativo.
Nella lista dei settori più colpiti compaiono anche il commercio al dettaglio, la finanza, l’ospitalità, i media e l’industria manifatturiera. Il settore finanziario merita un’osservazione separata: ha registrato un numero di incidenti inferiore rispetto ai tre settori più colpiti, ma gli attacchi sono stati in media più gravi e hanno coinvolto un numero più elevato di record email per singola violazione.
Il 2025 ha visto meno violazioni, ma il rischio non si è ridotto
Nel 2025 il numero di database violati identificati è sceso a 3.031, contro i 4.804 del 2024: un calo del 36,9%. Dati che sembrerebbero positivi, ma che i ricercatori leggono con cautela.
“Le attività dei criminali informatici continuano a concentrarsi su settori ad alta digitalizzazione, che raccolgono dai loro utenti enormi quantità di dati personali e credenziali di grande valore. La diminuzione delle violazioni non comporta un calo dei rischi, dal momento che diversi settori sono stati colpiti da un numero maggiore di fughe di dati di dimensioni medie: di conseguenza, a dispetto del minor numero di incidenti, il potenziale impatto risulta superiore. Per ridurre la vulnerabilità, è necessario continuare a investire in controlli mirati per i singoli settori, tra cui la gestione dei rischi di terze parti, la protezione delle credenziali e il monitoraggio delle piazze di scambio illegali”, afferma Arbaciauskas.
Due fattori spiegano il calo statistico. Il primo è strutturale: le forze dell’ordine hanno smantellato diversi forum e marketplace del dark web nel 2025, riducendo la visibilità pubblica dei database compromessi e spostando il traffico verso canali più piccoli o gruppi privati. Il secondo, più insidioso, riguarda un cambiamento nelle tecniche di attacco.

Gli infostealer: il furto silenzioso che non produce statistiche
Mantas Sabeckis, ricercatore senior di threat intelligence di Nord Security e responsabile dello studio, segnala una trasformazione nelle strategie degli attaccanti. Il calo potrebbe dipendere, in parte, da un cambio di approccio: i criminali informatici si affidano sempre più a malware progettati per il furto di informazioni, noti come infostealer. Questi programmi sottraggono credenziali quasi in tempo reale, direttamente dai dispositivi infetti, e consentono di accedere agli account delle vittime senza passare per la violazione di grandi database.
Il risultato pratico è che molti furti di credenziali non producono più le grandi “banche dati trafugate” che finiscono nei report pubblici. Le credenziali vengono estratte, usate o vendute rapidamente, spesso su canali Telegram o marketplace specializzati, senza che l’incidente diventi un evento registrabile nelle statistiche tradizionali.
Il fenomeno è confermato da dati indipendenti: secondo il report Verizon DBIR 2025, il 32% delle violazioni globali ha coinvolto credenziali rubate, spesso acquisite attraverso infostealer. Nel 2025, questi malware hanno sottratto 1,8 miliardi di credenziali da 5,8 milioni di dispositivi — un aumento dell’800% rispetto agli anni precedenti, stando ai dati di Flashpoint e Vectra AI.
Settore privato contro settore pubblico: due profili di rischio distinti
Il rapporto NordPass-NordStellar ha analizzato anche la distribuzione delle violazioni tra privato e pubblico. Le aziende private hanno subito il 53% delle violazioni identificate, per un totale di 1.632 incidenti. Gli enti governativi ne hanno registrati 317, pari al 10%.
La sproporzione dipende da due variabili: la superficie di attacco del privato è strutturalmente più ampia (esistono molte più aziende che istituzioni governative) e i dataset commerciali offrono un valore di monetizzazione più alto per chi li trafuga. Le violazioni nel settore privato non solo sono più frequenti, ma compromettono anche dataset di dimensioni superiori, aumentando la probabilità che singole persone siano colpite da phishing, frodi e attacchi basati sulle credenziali.
Le violazioni agli enti governativi, invece, pur essendo meno frequenti nei dataset pubblici, portano con sé conseguenze di tipo diverso: le informazioni coinvolte sono spesso sensibili in senso strategico, con potenziali impieghi di natura geopolitica o di intelligence. Un’analisi separata condotta sempre da NordPass nel 2025 ha identificato oltre 91.000 password esposte legate a enti pubblici di sei paesi — tra cui Italia, Germania, Francia, Stati Uniti, Regno Unito e Canada.
Come ridurre l’esposizione: le indicazioni dei ricercatori
Arbaciauskas ha delineato misure distinte per aziende e utenti privati.
Per le organizzazioni: raccogliere il minimo indispensabile di dati personali e segmentare i sistemi critici per limitare il raggio d’azione di una violazione; proteggere le credenziali con sistemi di autenticazione hardware-based e difendere gli endpoint dagli infostealer; monitorare sistematicamente le credenziali trapelate e intervenire rapidamente prima che un incidente si propaghi.
Per i privati: usare un password manager con password univoche per ogni account e attivare l’autenticazione a più fattori; prestare attenzione agli attacchi di phishing nelle settimane successive a una violazione su larga scala; reimpostare immediatamente le credenziali al primo segnale di attività sospetta su un account e verificare tutti i servizi collegati.
TABELLA COMPARATIVA
| Settore | Frequenza violazioni | Gravità media per incidente | Profilo di rischio dominante |
|---|---|---|---|
| Tecnologia | Alta | Media | Accesso a infrastrutture terze; dati di sviluppatori e API |
| Istruzione | Alta | Media-bassa | Dataset ampi, budget sicurezza ridotti, scarsa formazione utenti |
| E-commerce | Alta | Media | Dati di pagamento, indirizzi fisici, profili comportamentali |
| Commercio al dettaglio | Media-alta | Media | Sovrapposizione con e-commerce; catene di franchising vulnerabili |
| Finanza | Media | Alta | Incidenti più rari ma con numero di email esposte superiore alla media |
| Ospitalità | Media | Media-bassa | Dati di identità e preferenze di viaggio; sistemi di prenotazione |
| Media | Media | Bassa-media | Credenziali di accesso editoriale; rischio disinformazione |
| Manifatturiero | Medio-bassa | Media | Proprietà intellettuale; sistemi OT/IT integrati |
Nota editoriale: il settore finanziario presenta un profilo anomalo — meno incidenti in termini assoluti, ma più gravi per volume di dati coinvolti per singola violazione. Il settore dell’istruzione rimane strutturalmente vulnerabile per la difficoltà di applicare policy di sicurezza su popolazioni eterogenee di utenti.


