Il caldo persistente e la mancanza di pioggia stanno colpendo alcune delle produzioni più riconoscibili dell’agricoltura italiana. In una nota diffusa da Coldiretti emergono criticità per le nocciole piemontesi, i formaggi d’alpeggio, il bergamotto calabrese e il tartufo bianco toscano. In Calabria, le prime stime indicano per il bergamotto una perdita superiore al 60%, mentre i danni causati complessivamente da siccità, maltempo, incendi e altre anomalie climatiche avrebbero superato i 3 miliardi di euro.
Le difficoltà cambiano da territorio a territorio, ma hanno un elemento comune: temperature elevate e scarsità d’acqua stanno alterando maturazione, rese e condizioni dei terreni.
In Piemonte il caldo anticipa le nocciole ma riduce le attese
La raccolta delle nocciole è partita in anticipo.
Le temperature elevate hanno accelerato la maturazione, ma allo stesso tempo hanno spinto a rivedere al ribasso le stime iniziali dopo un 2025 già particolarmente negativo.
Uno dei problemi riguarda la cascola dei frutti, cioè la caduta anticipata delle nocciole.
I frutti rischiano inoltre di presentarsi più piccoli, con conseguenze sulle rese e in particolare sulla quantità di prodotto sgusciato.
Le prossime settimane saranno decisive per capire come si completerà la maturazione e quale sarà il risultato finale della campagna.
La preoccupazione riguarda quindi sia la quantità sia le caratteristiche del prodotto raccolto.
I pascoli secchi mettono in difficoltà anche i formaggi d’alpeggio
Il caldo non incide soltanto sulle coltivazioni.
Le alte temperature hanno danneggiato i pascoli montani e aumentato lo stress sugli animali.
La conseguenza indicata è un crollo della produzione di latte, con possibili ripercussioni sui formaggi d’alpeggio, tra cui la Toma.
Il problema parte quindi dalla disponibilità e dalla qualità dell’erba nei pascoli e arriva fino alla trasformazione casearia.
Quando il caldo compromette le condizioni in quota, la difficoltà si trasferisce lungo l’intera filiera.
In Calabria il bergamotto rischia perdite oltre il 60%
La situazione appare particolarmente difficile lungo la fascia costiera reggina.
Temperature elevate e assenza di precipitazioni stanno facendo seccare i frutti del bergamotto.
Il problema è rilevante perché dalla buccia viene estratto l’olio essenziale.
In condizioni normali, da un quintale di bergamotto si ricavano circa 0,50 chilogrammi di olio essenziale.
Per quest’anno le prime stime indicano invece una perdita superiore al 60%.
Il danno riguarda quindi direttamente una delle componenti più preziose del frutto, quella utilizzata proprio per l’estrazione dell’essenza.
In Toscana il terreno secco mette a rischio il tartufo bianco
Un’altra criticità arriva dalla Toscana.
Le temperature elevate iniziate a metà luglio hanno asciugato i boschi e indurito il terreno.
La situazione è diventata difficile perfino per i cani utilizzati nella ricerca dei tartufi, che faticano a scavare.
Il problema più delicato riguarda però le spore.
Il caldo potrebbe danneggiarle proprio nella fase in cui si forma il tartufo bianco, compromettendo la riproduzione del fungo.
La lunga assenza di precipitazioni ha inoltre spezzato l’equilibrio tra umidità del suolo e temperatura che aveva favorito lo sviluppo durante l’inverno e la primavera.
Perché eventuali piogge potrebbero arrivare tardi
Nel caso del tartufo, non conta soltanto che torni a piovere.
Conta soprattutto quando.
Le precipitazioni che arrivano dopo settimane di caldo e terreno secco potrebbero non essere sufficienti a recuperare la fase biologica già compromessa.
Un primo segnale è già visibile nello scorzone estivo.
Dopo un avvio di stagione giudicato positivo, nelle ultime settimane la raccolta è diminuita.
Il timore è che lo stesso squilibrio tra temperatura e umidità possa condizionare anche la stagione del tartufo bianco.
I danni climatici superano i 3 miliardi di euro
Il problema supera le singole produzioni.
La stima complessiva dei danni provocati da anomalie climatiche, siccità, episodi di maltempo e incendi supera i 3 miliardi di euro.
La cifra riassume l’impatto su comparti differenti e territori lontani tra loro.
Il caldo prolungato può anticipare le maturazioni, ridurre la pezzatura dei frutti, compromettere la disponibilità di acqua e mettere sotto pressione gli allevamenti.
La siccità agisce invece sulla quantità di acqua disponibile nei suoli e sulla capacità delle colture di completare normalmente il proprio ciclo.
Perché la gestione dell’acqua torna al centro delle richieste
La risposta indicata passa dalla capacità di immagazzinare l’acqua nei periodi in cui è disponibile e utilizzarla nei momenti di maggiore necessità.
Tra le priorità viene indicata l’accelerazione del Piano invasi, accompagnato da sistemi di pompaggio.
L’obiettivo è aumentare la capacità di accumulo attraverso una rete distribuita di bacini di piccole e medie dimensioni.
L’idea è ridurre la dipendenza dalle precipitazioni concentrate in pochi periodi dell’anno e rendere disponibile più acqua durante le fasi siccitose.
Cosa rischia l’agricoltura se la siccità diventa più frequente
Le difficoltà osservate quest’estate mostrano quanto produzioni molto diverse possano reagire allo stesso problema in modi differenti.
Le nocciole possono maturare prima e perdere pezzatura.
Il bergamotto può seccarsi e produrre meno essenza.
I pascoli possono perdere produttività e ridurre la disponibilità di latte.
Il tartufo dipende invece da condizioni del suolo molto specifiche e può risentire della perdita di umidità proprio nelle fasi più delicate del proprio ciclo.
Per questo la disponibilità d’acqua incide sulla capacità delle filiere agricole di mantenere quantità e qualità nel tempo.


