Case a 1 euro, sempre più stranieri scelgono Sambuca di Sicilia, il sindaco Giuseppe Cacioppo: “Qui trovano identità, energia e nuove opportunità”

Giuseppe Cacioppo, sindaco di Sambuca di Sicilia.
Il borgo siciliano che ha conquistato il mondo con le sue case a 1 euro: intervista esclusiva di Capitalist.it al sindaco Giuseppe Cacioppo.

In provincia di Agrigento, ai margini della valle del Belìce e alle pendici del monte Genuardo, c’è un gioiello chiamato Sambuca di Sicilia. Il piccolo comune che conta 5.300 abitanti, eletto “Borgo più bello d’Italia” nel 2016, e che ha dato i natali al pittore Gianbecchina, sta vivendo una rinnovata stagione della propria vita e guarda con occhi nuovi al futuro. 

Abitato da una comunità operosa impegnata nei settori dell’agricoltura, dell’artigianato e del turismo, Sambuca di Sicilia sta facendo parlare molto di sé per l’iniziativa delle case a 1, 2 e 3 euro ma soprattutto perché il borgo siciliano sta sempre più diventando una comunità multietnica e multiculturale. 

Non sono pochi gli stranieri che si sono trasferiti a Sambuca di Sicilia negli ultimi anni, acquistando quelle case che rischiavano di andare perdute per sempre – di diventare ruderi di incuria e abbandono – e che hanno sposato l’idea portata avanti con tenacia dall’amministrazione comunale: far diventare il paesino un punto di riferimento per chi desidera un nuovo inizio in un luogo ricco di storia, bellezza e opportunità. 

Capitalist.it ha intervistato Giuseppe Cacioppo, sindaco di Sambuca di Sicilia.

Come e quando è nata l’idea della case dal prezzo simbolico e perché?

L’iniziativa è nata nel 2019 con il primo bando delle case a 1 euro. Poi c’è stato un secondo bando nel 2022 per le case a 2 euro e nel 2024 per quelle a 3 euro. Il Comune disponeva di alcuni immobili di sua proprietà che necessitavano di riqualificazione e che si è pensato di vendere ai privati perché un immobile ristrutturato rigenera una strada, un quartiere, e determina nuove energie su larga scala, riqualificando l’intero territorio. 

Sappiamo che i borghi, le piccole realtà, i comuni del Sud in generale, subiscono un andamento demografico di segno negativo talvolta anche importante. 

Sambuca di Sicilia è il comune tra i 5mila ed i 10mila abitanti con il più basso tasso di decremento demografico, anche se c’è, ma qui si parte meno rispetto ad altre realtà per una serie di concause: viviamo in un territorio sano, siamo vicini al mare, a ridosso dalla montagna, non distanti da Palermo, Agrigento e dagli aeroporti. 

Questo agevola chi vuole stabilirsi a Sambuca di Sicilia: qui si vive bene, il borgo annovera un teatro comunale (dal nome L’Idea, ndr) che è punto di riferimento importante per la vita culturale e sociale, e nel nostro territorio sono presenti dieci cantine vinicole che danno occupazione a molte persone. Questi sono elementi che hanno rallentato, anche se non azzerato, il calo demografico. 

La CNN ha parlato di Sambuca di Sicilia come “la piccola America d’Italia”. Cosa pensa di questa definizione? A lei e ai cittadini sambucesi avrà fatto molto piacere… 

Sì, la CNN nell’ambito di questa iniziativa ha avuto un ruolo determinante perché è stata la prima emittente che ha lanciato la notizia a livello internazionale e si è intestata, se vogliamo, questa sorta di campagna promozionale a favore dell’Italia, della Sicilia, e di Sambuca in particolare.

I risultati sono stati immediati: molti stranieri che hanno acquistato le nostre case, circa il 50 per cento degli acquirenti, provengono dagli Stati Uniti. 

Però qui non ci sono solo americani: l’Europa è quasi tutta rappresentata, abbiamo molti acquirenti francesi e tedeschi e altri provenienti dal Regno Unito, ma anche, e questo voglio sottolinearlo, tanti italiani che sono riusciti ad allontanare quella che io chiamo “la paura del mattone” tipica della nostra mentalità. Insomma, tanta gente si è riversata nel nostro borgo, approfittando di questa possibilità e poi si è innamorata della nostra comunità. E sono sempre più numerosi coloro che scelgono di salire su questo treno carico di buoni propositi ed energia: il treno ovviamente si chiama Sambuca di Sicilia. 

Chi è l’acquirente tipo di una casa del vostro borgo?

Si tratta in buona parte di piccoli imprenditori o professionisti che hanno la possibilità di lavorare a distanza con il lavoro agile. Abbiamo fatto un calcolo statistico e l’età media degli acquirenti è risultata essere di 41 anni. Sono persone ancora giovani. Questo fa capire come l’iniziativa delle case a pochi euro non è un progetto per la terza età, come si potrebbe pensare. Qui non vengono solo pensionati che decidono di andare a vivere in un borgo dai ritmi lenti. 

Chi acquista casa a Sambuca di Sicilia ha una carriera ben avviata all’estero e vuole condividere il frutto delle proprie esperienza in Sicilia, perché, come io credo, dall’esperienza di ciascuno di noi possono nascere possibilità e opportunità per tutti.

Avete previsto altri bandi simili relativi sempre alle case dal prezzo simbolico?

Sì, abbiamo intenzione di pubblicare il bando per le case a 4 euro entro la fine del 2025 in modo che ciò possa portare altri abitanti nel nostro paese, e perché no, altri stranieri che stanno sposando benissimo i valori locali, primo tra tutti quello dell’accoglienza. Perché chi cercava casa a Sambuca di Sicilia alla fine ha trovato le persone, quelle autentiche.

Come spiega il successo di Sambuca di Sicilia nel mondo? 

Il nostro è un territorio che offre molto. Il progetto ha avuto successo per diversi motivi: il contesto paesaggistico e naturalistico, i prodotti biologici, la grande accoglienza dei sambucesi, la storia del nostro paese che non bisogna trascurare e che molti stranieri stanno scoprendo restandone affascinati. 

C’è una comunità che ha radici veramente profonde, e quindi chi si è trasferito qui ha trovato una identità precisa e molto marcata, e l’occasione di tessere relazioni interpersonali stimolanti e durature, e questo è un tratto tipico della nostra Sicilia tutta.  

Adesso quali sono le sfide e le prospettive future?

Ovviamente a questo progetto vanno affiancati ulteriori servizi, è chiaro. Stiamo lavorando per realizzare uno spazio di coworking che possa essere utilizzato dagli stranieri e dai ragazzi del luogo scambiandosi reciprocamente esperienze. Vogliamo anche che i nostri giovani che sono partiti, magari per studiare nelle università del Nord Italia e poi sono rimasti lì, tornino nel loro paese d’origine: potrebbero lavorare a distanza, e magari decidere di investire in una casa, un appezzamento di terreno, o una azienda di famiglia e vivere con pieno appagamento personale e lavorativo il posto nel quale sono nati. 

In effetti, l’esperienza di Sambuca di Sicilia, è in controtendenza rispetto ad una realtà che è sotto gli occhi di tutti, e cioè lo spopolamento di molti paesi, soprattutto piccoli, della Sicilia e non soltanto. Tantissimi giovani partono per non tornare più. Cosa vorrebbe dire loro? 

Il problema dell’emigrazione, soprattutto culturale, non può essere sottovalutato. Ma io dico spesso che il Covid ci ha insegnato tante cose: il lavoro a distanza in primo luogo e l’importanza dei rapporti umani che ci sono tanto mancati nel periodo della pandemia. Ci ha insegnato anche ad amare il nostro territorio, a prendercene cura, a non trascurarlo più. Anche la scelta degli stranieri che decidono di vivere qui ci sta insegnando qualcosa: è un invito a guardare oltre le difficoltà, ad osservare meglio, a riscoprire le potenzialità magari sopite dentro ciascuno di noi. 

Infine, c’è un consiglio che vorrebbe o potrebbe dare ad altri amministratori locali per rilanciare i loro territori? 

Non voglio dispensare consigli perché forse non sono nemmeno in grado di farlo. Però mi permetto di dire una cosa: bisogna amare profondamente un luogo, essere radicati in un contesto, impegnarsi a tramandarne l’identità. Quando gli altri percepiranno che siamo attori protagonisti di un territorio e che lo amiamo davvero, per proprietà transitiva, se ne innamoreranno anche loro. 

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