Saldi estivi 2026: quando iniziano e come non farsi fregare

Saldi estivi 2026 al via il 4 luglio. Date regione per regione, regole per gli esercenti, stime di spesa e consigli delle associazioni dei consumatori.

I saldi sono uno dei momenti più attesi dell’anno, l’occasione perfetta per concedersi qualche spesa in più. Il rischio è eccedere, cadere in truffe, farsi abbindolare da finti affari o fare acquisti non necessari: lasciarsi prendere dalla frenesia del comprare a tutti i costi non è mai il modo giusto di muoversi. 

Ma se affrontati con lo spirito giusto, i saldi restano un’occasione preziosa: per farsi o fare un regalo, per procedere con una spesa a lungo rimandata, per approfittare di uno sconto su qualcosa magari che desideriamo da tempo ma dal prezzo inavvicinabile. La fatidica data da segnare sul calendario è il 4 luglio 2026.

Quando iniziano 

Il 4 luglio 2026 è la data scelta per l’avvio dei saldi estivi, che solitamente vengono inaugurati il primo sabato del mese di luglio. Questa convenzione, siglata in sede di Conferenza delle Regioni e Province Autonome, serve a garantire l’omogeneità tra tutti i territori italiani, così che nessuna regione anticipi le altre creando disuguaglianze nel mercato. 

Possono però esserci delle eccezioni: è il caso dell’Alto Adige, dove i saldi partiranno in data diversa, come avviene ogni anno per la Provincia autonoma di Bolzano. In Lombardia il via è confermato per il 4 luglio. Stessa data di partenza in Piemonte, che ha stabilito una durata complessiva di otto settimane, anche non continuative, lasciando a ogni singolo Comune la definizione della scansione temporale. In Liguria si comincia sempre il 4 luglio, ma per soli 45 giorni: le svendite termineranno quindi lunedì 17 agosto 2026.

Le regole per gli esercenti da rispettare durante il periodo dei saldi

Ciò che accomuna tutte le regioni, da nord a sud, sono le regole da rispettare per l’intera durata del periodo di sconti. La legge prevede una durata massima di 60 giorni, l’obbligo di tenere ben separata la merce in saldo da quella in vendita a prezzo normale, la possibilità di sostituire un articolo difettoso dietro presentazione dello scontrino, il divieto di vendite promozionali nei giorni antecedenti l’avvio e l’obbligo di esporre sul cartellino del prodotto il prezzo iniziale, la percentuale di sconto applicata e il prezzo finale. Regole semplici, ma spesso ignorate da alcuni esercenti: conoscerle è il primo passo per fare acquisti consapevoli.

Quanto spenderanno gli italiani: le stime

I numeri confermano che i saldi restano un appuntamento di grande peso per l’economia del Paese. Per i saldi estivi 2026, la spesa media per famiglia è attesa tra i 200 e i 250 euro. Un dato in linea con la stagione precedente: nel 2025 la spesa media per famiglia era stata di 203 euro, per un totale di 3,3 miliardi di euro e 16,1 milioni di famiglie coinvolte. Sul fronte delle proiezioni aggregate, le stime di settore indicano per i saldi 2026 un giro d’affari nazionale compreso tra i 4,9 e i 6 miliardi di euro, con una lieve crescita rispetto alle annate precedenti nonostante una diminuzione della spesa media per persona. A pesare sulle scelte d’acquisto c’è il contesto macroeconomico: con l’inflazione risalita al 3,2% a maggio, la spesa estiva entra in concorrenza diretta con bollette, trasporti, carburanti, vacanze e spesa alimentare, e il consumatore si presenta in negozio più preparato, controllando il prezzo precedente e confrontando lo stesso prodotto online prima di decidere. Non mancano tuttavia i grandi spenditori: il 17% di chi ha pianificato un budget ha messo in conto almeno 500 euro, e un 4% addirittura 1.000 euro e oltre.

I consigli delle associazioni dei consumatori 

Come ogni anno, le principali associazioni dei consumatori diffondono i loro vademecum per aiutare gli acquirenti a muoversi senza sorprese. Altroconsumo raccomanda innanzitutto di controllare l’armadio e verificare i prezzi dei capi prima dell’inizio dei saldi, in modo da avere un riferimento reale sugli sconti applicati. Suggerisce inoltre di provare sempre i vestiti per evitare acquisti sbagliati e difficili da cambiare, di non acquistare capi privi di etichetta di composizione e manutenzione, e di chiedere prima dell’acquisto quali sono le condizioni di cambio per i prodotti non difettosi. 

Il Codacons, dal canto suo, punta il dito su alcune pratiche scorrette da cui guardarsi: lo scontrino va sempre conservato, perché il negoziante è obbligato a sostituire l’articolo difettoso anche se dichiara che i capi in saldo non si possono cambiare; se il cambio non è possibile, il consumatore ha diritto alla restituzione del denaro e non a un buono; i tempi per denunciare un difetto sono due mesi, non sette o otto giorni come spesso si crede. Entrambe le associazioni mettono in guardia da un’altra pratica diffusa: quella di negozi che espongono la scritta “saldo” su merce che non è affatto un avanzo di stagione. Le vendite devono essere realmente di fine stagione: la merce posta in vendita sotto la voce “saldo” deve essere l’avanzo di quella della stagione che sta per concludersi, non fondi di magazzino. Infine, per chi acquista online, vale una tutela in più: i cambi o la rescissione del contratto sono sempre consentiti entro 14 giorni dalla ricezione del prodotto, indipendentemente dalla presenza di difetti, fatta eccezione per i prodotti su misura o personalizzati.

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