iRobot, storica produttrice del robot aspirapolvere Roomba, ha avviato negli Stati Uniti la procedura di fallimento volontario attraverso il Chapter 11, una forma di bancarotta assistita prevista dall’ordinamento americano. Un passaggio clamoroso che chiude un’era iniziata nel 2002, quando Roomba fece il suo debutto nelle case di milioni di persone, diventando il primo vero robot domestico di massa.
A 23 anni dal suo lancio sul mercato, iRobot finisce sotto il controllo del suo principale fornitore cinese, Shenzhen Picea Robotics, a causa delle difficoltà finanziarie e della crescente concorrenza asiatica nel settore della robotica da consumo.
Il piano di ristrutturazione: Roomba continuerà a esistere
Nonostante l’istanza di fallimento, l’azienda non fermerà la produzione né le attività. iRobot continuerà a operare come “going concern”, ovvero in continuità aziendale, assicurando il pagamento di stipendi e fornitori, senza interruzioni operative.
La procedura di Chapter 11 rientra infatti in un piano di ristrutturazione finanziaria, già concordato con la società cinese Shenzhen Picea Robotics e la sua controllata Santrum Hong Kong, per consentire un’acquisizione sotto controllo giudiziario.
Secondo quanto emerso, l’intero pacchetto azionario di iRobot passerà a Picea, in cambio di una riduzione del debito complessivo e del mantenimento delle attività esistenti.
Un cambio di proprietà per rilanciare la competitività
Con questa mossa, Shenzhen Picea acquisirà il 100% del capitale iRobot e ne assumerà il controllo industriale, puntando a rilanciare il marchio e proseguire lo sviluppo dei prodotti esistenti.
L’obiettivo è dare nuova linfa a una società che negli ultimi anni ha perso terreno nei confronti dei competitor cinesi, sempre più capaci di offrire prodotti avanzati a prezzi più accessibili.
Il nuovo gruppo controllante può contare su una struttura internazionale solida, con centri di ricerca e sviluppo tra Cina e Vietnam e oltre 7.000 dipendenti nel mondo. Questa base industriale potrebbe offrire ad iRobot un nuovo slancio nella progettazione e nella distribuzione di prodotti.
Le cause del fallimento: concorrenza e acquisizione mancata
Il crollo finanziario di iRobot è da tempo oggetto di analisi nel settore tecnologico. Due i fattori principali:
- La forte concorrenza asiatica, in particolare da parte dei produttori cinesi, che ha eroso quote di mercato grazie a dispositivi più economici e altrettanto performanti.
- Il fallimento dell’acquisizione da parte di Amazon, che avrebbe dovuto rafforzare la posizione strategica di iRobot, ma che non si è mai concretizzata.
In assenza di nuovi capitali e in un contesto di mercato sempre più competitivo, la società ha deciso di optare per la via della ristrutturazione assistita.
Capitolo nuovo, ma identità incerta
Resta da capire quale sarà il destino del marchio iRobot nel medio periodo. Se da un lato il passaggio a un gruppo più solido sul piano industriale garantirà continuità e sviluppo, dall’altro la perdita del controllo americano su un’icona della tecnologia domestica segna un passaggio culturale importante.
Roomba non è solo un robot aspirapolvere: è stato il simbolo dell’ingresso della robotica nella vita quotidiana. Ora, però, il suo futuro si scriverà sotto bandiera cinese, in un settore dominato sempre più dalle logiche dell’efficienza produttiva globale.
La procedura legale dovrebbe concludersi entro febbraio 2026, secondo quanto comunicato dall’azienda.


