La Manovra 2026 introduce significative modifiche al calcolo dell’Isee per l’esclusione del valore della prima casa, con un innalzamento della soglia generale e un tetto speciale per le grandi città.
Cosa cambia
La legge di bilancio eleva il limite base di esclusione del valore catastale della prima casa dal precedente 52.500 euro a 91.500 euro, con un incremento aggiuntivo di 2.500 euro per ogni figlio convivente dopo il primo. Per i nuclei familiari residenti nei capoluoghi delle 14 città metropolitane, la soglia sale ulteriormente a 200.000 euro, tenendo conto dei prezzi immobiliari più elevati in queste aree. Questa modifica, approvata il 20 dicembre 2025 in commissione Bilancio al Senato, amplia l’accesso a bonus come l’assegno unico e l’assegno di inclusione.
Il Senato ha approvato il maxiemendamento con voto di fiducia il 22 dicembre (113 sì, 70 no, 2 astenuti), ora il testo passa alla Camera per discussione dal 28 dicembre e approvazione finale entro il 31 dicembre.
Le città metropolitane coinvolte
La misura si applica ai comuni capoluogo delle seguenti città metropolitane: Roma Capitale, Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli, Reggio Calabria, Cagliari, Catania, Messina, Palermo, Sassari. Queste realtà urbane, che coprono circa 21 milioni di abitanti, beneficiano del tetto più alto per riflettere i valori di mercato locali.
L’impatto stimato
La modifica alla soglia Isee per l’esclusione della prima casa nella Manovra 2026 amplia la platea dei beneficiari di aiuti sociali come l’assegno unico e l’assegno di inclusione, soprattutto nelle città metropolitane.
L’elevazione generale da 52.500 a 91.500 euro (più 2.500 euro per figlio extra) e a 200.000 euro nelle 14 città metropolitane (21 milioni di residenti) mira a correggere distorsioni per famiglie medie con immobili di valore medio-alto, senza penalizzarle nel calcolo Isee. Esperti stimano un’espansione della platea dell’assegno unico del 10-20% nelle grandi città, coinvolgendo circa 100.000-200.000 nuclei aggiuntivi, basandosi su dati Inps pre-riforma dove il 30% delle famiglie metropolitane superava i vecchi limiti.


