Riso italiano, prezzi dimezzati e raccolto a rischio: Coldiretti chiede lo stop alle importazioni selvagge

Nella campagna 2025-2026 gli arrivi dall’estero sono cresciuti del 19%, con circa quattro confezioni su cinque provenienti dall’Asia. Nelle risaie italiane siccità, caldo e maltempo potrebbero ridurre la produzione del 25%, con punte del 70-80% nelle aree non irrigue più colpite.

Le importazioni di riso straniero sono aumentate del 19% nella campagna commerciale 2025-2026, mentre i prezzi riconosciuti ai produttori italiani sono crollati di oltre il 50%. A pochi giorni dall’avvio della raccolta si aggiunge il rischio di una riduzione della produzione nazionale fino al 25%, con perdite molto più elevate nelle zone maggiormente colpite da siccità, caldo e maltempo.

Sono i dati con cui Coldiretti, in occasione di Risò, il Festival internazionale del riso di Vercelli inaugurato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, torna a chiedere un intervento sulle importazioni agevolate nell’Unione europea.

Secondo l’organizzazione agricola, circa quattro confezioni di riso importato su cinque arrivano dall’Asia. Coldiretti contesta in particolare l’ingresso a dazio zero di produzioni ottenute con standard sanitari e ambientali diversi da quelli imposti agli agricoltori europei, denunciando anche l’impiego di pesticidi vietati nell’Ue e, in alcuni casi, il ricorso al lavoro minorile.

Importazioni in aumento del 19% e prezzi agricoli in caduta

Il nodo economico riguarda l’effetto che l’aumento delle importazioni sta producendo sulle imprese risicole italiane. Alla crescita del 19% degli arrivi dall’estero si accompagna, secondo i dati diffusi da Coldiretti, una riduzione di oltre il 50% dei prezzi riconosciuti ai produttori italiani.

L’organizzazione chiede di fermare quelle che definisce “importazioni selvagge” e di introdurre condizioni di reciprocità negli accordi commerciali, affinché le produzioni importate rispettino le medesime regole richieste alle aziende europee.

Tra le richieste figurano anche maggiori controlli sull’origine del prodotto, interventi a sostegno del reddito delle aziende agricole e contratti di filiera in grado di assicurare prezzi equi ai produttori.

Coldiretti sollecita inoltre l’attivazione del bando da 12 milioni di euro destinato a fornire riso interamente italiano alle famiglie in difficoltà.

Sul fronte dei controlli, l’organizzazione indica l’utilizzo di strumenti come risonanza magnetica, mappa genomica e mappatura isotopica per individuare eventuali frodi e triangolazioni sull’origine dei prodotti.

Coldiretti contro nuovi accordi che aumentino gli ingressi

La posizione riguarda anche le trattative commerciali europee. Coldiretti chiede di bloccare accordi che possano determinare un ulteriore aumento delle importazioni di riso prodotto secondo regole differenti da quelle europee, indicando espressamente quello in discussione con la Thailandia.

La questione viene collegata sia alla sostenibilità economica delle imprese italiane sia alle caratteristiche delle produzioni che entrano nel mercato europeo.

La pressione delle importazioni arriva, inoltre, mentre le aziende risicole devono affrontare una campagna produttiva condizionata dal meteo.

Raccolto italiano, perdite stimate fino al 25%

Le prime stime indicano una possibile perdita media fino al 25% della produzione nazionale di riso.

Nelle situazioni più compromesse delle aree non irrigue le riduzioni potrebbero raggiungere addirittura il 70-80%. Tra i territori maggiormente interessati viene indicata la Baraggia vercellese.

A incidere sono state soprattutto la siccità e le temperature elevate durante le fasi di formazione e fioritura delle piante. Il caldo e la scarsità d’acqua potrebbero avere compromesso la fecondazione, con una conseguente diminuzione del numero di chicchi.

Nelle settimane finali si sono aggiunti altri eventi meteorologici avversi. Vento, piogge violente e grandinate hanno provocato ulteriori danni alle coltivazioni.

La combinazione tra minore produzione e caduta dei prezzi riconosciuti agli agricoltori aumenta così la pressione economica sulle aziende proprio all’avvio della raccolta.

Sui conti delle aziende pesano anche i costi di produzione

Alle difficoltà legate al mercato e al clima si aggiunge l’aumento dei costi di produzione.

Coldiretti collega questa dinamica alle tensioni internazionali e alle ripercussioni della guerra in Iran sullo stretto di Hormuz. Per le imprese risicole, quindi, l’attuale campagna riunisce diversi fattori di pressione: prezzi agricoli in discesa, maggiori importazioni, minori quantità prodotte e costi più elevati.

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