Manifattura italiana: 30 proposte green di Legambiente per renderla competitiva

Legambiente

Oggi a Roma, alla presenza del ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, Legambiente ha presentato il suo “Libro Bianco” sulla riconversione verde dell’industria italiana nell’ambito del forum “L’Italia in Cantiere”. Il documento raccoglie trenta proposte operative per il rilancio della manifattura nazionale attraverso la transizione ecologica, articolate su otto settori chiave e fondate su sei pilastri strategici: decarbonizzazione, circolarità, innovazione, legalità, nuova occupazione green e inclusione.

È il risultato di un percorso di confronto dal basso, avviato nel luglio 2025 con istituzioni, realtà imprenditoriali, sindacati e mondo della ricerca, e integrato con la campagna nazionale itinerante “I cantieri della transizione ecologica”, che ha censito 39 imprese italiane protagoniste della rivoluzione verde.

Perché l’industria italiana ha bisogno di un “Clean Industrial Deal”

La manifattura italiana, storicamente tra le più dinamiche d’Europa, oggi sconta ritardi normativi, elevata burocrazia, costi energetici tra i più alti dell’Unione e applicazione delle norme ambientali non sempre omogenea sul territorio nazionale. Per Legambiente, questi ostacoli — definiti “non tecnologici” — frenano l’innovazione e la competitività delle imprese italiane.

Secondo l’ultimo riesame dell’attuazione delle politiche ambientali da parte della Commissione Europea, un’applicazione efficace delle norme ambientali potrebbe far risparmiare circa 180 miliardi di euro l’anno all’economia comunitaria, pari al 1 % del PIL dell’UE, con benefici diretti su produttività, salute e sostenibilità economica.

Obiettivo dichiarato del Libro Bianco è fornire un quadro strategico che non solo aggiorna la politica industriale italiana alle sfide climatiche, ma la renda un benchmark internazionale per competitività sostenibile.

Gli otto settori chiave su cui intervenire

Legambiente identifica otto settori prioritari sui quali concentrare politiche, investimenti e semplificazioni normative:

  1. Energia – accelerare la transizione alle rinnovabili e razionalizzare i prezzi dell’energia.
  2. Bioeconomia – integrare e potenziare le filiere basate su risorse biologiche.
  3. Economia circolare – promuovere processi di recupero, riuso e riciclo.
  4. Risorse idriche – tutela, gestione sostenibile e riutilizzo delle acque.
  5. Agroecologia – sostenere pratiche agricole rigenerative.
  6. Velocizzazione degli iter autorizzativi – snellire tempo e procedure.
  7. Legalità e contrasto all’illegalità ambientale – prevenire crimini economici e ambientali.
  8. Rafforzamento dei controlli istituzionali – efficacia del Sistema nazionale di protezione ambientale.

I sei pilastri per una manifattura competitiva e sostenibile

Le trenta proposte ruotano attorno a sei pilastri strategici:

1) Decarbonizzazione

Un piano organico per ridurre le emissioni, favorire efficienza energetica e transizione alle fonti rinnovabili, con particolare attenzione alle PMI.

2) Circolarità

Incrementare la produzione di materiali riciclati, semplificare il processo di approvazione dei decreti End of Waste e sostenere la filiera dei RAEE, degli aggregati riciclati e delle materie critiche.

3) Innovazione

Investimenti in tecnologie pulite, incentivi per startup green e potenziamento dei laboratori di ricerca industriale.

4) Legalità

Una politica industriale che combatta l’illegalità e il dumping sociale, introducendo nuovi strumenti penali contro crimini ambientali e agroalimentari illeciti.

5) Nuova occupazione green

Formazione specializzata e nuove professionalità per sostenere i processi di decarbonizzazione e circolarità.

6) Inclusione

Assicurare che la transizione ecologica non lasci indietro nessun territorio o categoria sociale, integrando politiche attive per l’occupazione e infrastrutture sostenibili in tutte le regioni.

Alcune proposte concrete del Libro Bianco

Tra le misure avanzate da Legambiente e indirizzate a Governo e Parlamento figurano:

  • Sostituire il prezzo unico nazionale (PUN) dell’energia elettrica con prezzi zonali, favorendo aree con alta produzione rinnovabile e riducendo il costo per le imprese locali.
  • Completare l’organico della Commissione PNRR-PNIEC presso il Ministero dell’Ambiente e potenziare gli uffici regionali e comunali che valutano e autorizzano progetti industriali green.
  • Piano nazionale per la bioeconomia, con un quadro strategico coerente e sinergico con la normativa vigente.
  • Semplificazione dell’iter di approvazione dei decreti End of Waste per facilitare progetti di economia circolare.
  • Piano di repowering degli impianti eolici esistenti, per aumentare la produzione con meno aerogeneratori e maggiore efficienza.
  • Incentivi alle filiere tessile sostenibile, RAEE e aggregati per edilizia verde.
  • Promuovere l’uso delle acque reflue depurate in agricoltura e industria con un nuovo DPR dedicato.
  • Approvare un disegno di legge contro i reati agroalimentari, inserendo il nuovo reato di produzione e commercio di prodotti fitosanitari illeciti.
  • Decreto legislativo per recepire pienamente la direttiva europea sulla tutela penale dell’ambiente, incluso il reato di saccheggio delle risorse idriche.
  • Piano nazionale di lotta all’abusivismo edilizio, con rifinanziamento di fondi per demolizioni di immobili illegali.
  • Potenziare i controlli sul territorio attraverso i decreti attuativi della legge 132/2016 che istituisce il Sistema nazionale di protezione ambientale.

Perché queste proposte contano

Le misure proposte affrontano ostacoli concreti al rilancio industriale italiano: eccesso di burocrazia, costi dell’energia fuori mercato, tempi lunghi per autorizzazioni e iter di progetto e scarsa applicazione delle norme ambientali. Secondo Legambiente, superare questi limiti non solo accelererebbe la transizione ecologica, ma favorirebbe competitività internazionale e resilienza economica, con benefici per occupazione, produttività e qualità della vita.

Cosa fare subito

  1. Ridefinire il prezzo dell’energia per zona, incentivando chi produce rinnovabili.
  2. Snellire e digitalizzare gli iter autorizzativi, riducendo i tempi e i costi di progetto.
  3. Rafforzare controlli ambientali e lotta alle pratiche illegali.
  4. Sostenere filiere industriali green con incentivi mirati e formazione specializzata.
  5. Allineare le strategie di bioeconomia nazionale alle politiche europee.

FAQ

Che cos’è il “Clean Industrial Deal Made in Italy”?
È una proposta di politica industriale che punta a coniugare competitività economica e transizione ecologica, rendendo la manifattura italiana più sostenibile, innovativa e resiliente.

Perché semplificare gli iter autorizzativi?
Tempi lunghi di autorizzazione frenano gli investimenti e la realizzazione di progetti green. Snellirli favorisce progettualità, occupazione e sviluppo.

Quali settori industriali ne beneficerebbero?
Produzione di energia rinnovabile, bioeconomia, economia circolare, materiali innovativi, filiere tessili sostenibili e nuove tecnologie industriali.

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