Il prezzo del caffè ha raggiunto livelli mai visti negli ultimi cinquant’anni. Oggi la quotazione si aggira intorno ai 380 euro per libbra, quasi tre volte la media storica. A pesare sul mercato sono soprattutto i dazi al 50% sulle importazioni brasiliane e gli effetti sempre più gravi del cambiamento climatico.
“È una vera tempesta perfetta”, ha dichiarato Cristina Scocchia, amministratrice delegata di Illycaffè, sottolineando come i rincari si riflettano sia nei supermercati che nei bar.
L’impatto del cambiamento climatico
Il cambiamento climatico colpisce direttamente i Paesi produttori. In Vietnam la siccità compromette i raccolti, mentre in Brasile le piogge torrenziali riducono drasticamente la produzione. Questi eventi hanno già portato nel 2024 a un incremento dei prezzi dei chicchi grezzi fino all’80%.
A incidere sul costo finale della tazzina intervengono anche i costi energetici legati a gas ed elettricità, quelli della logistica internazionale e il raddoppio dei noli marittimi. A ciò si aggiungono l’inflazione su imballaggi e manodopera, la speculazione finanziaria e le nuove norme europee sulla deforestazione, che obbligano a sistemi di tracciabilità più costosi per i piccoli produttori.
L’effetto dei dazi sul Brasile
Oltre alla crisi climatica, il mercato deve affrontare le conseguenze delle nuove tariffe doganali. “I rialzi attuali sono in gran parte legati all’incertezza dei dazi. La scommessa è geografica”, ha spiegato Filippo Roda, analista di materie prime per Areté.
Il Brasile copre il 40% della produzione mondiale di arabica e il 30% della robusta, con il 31% dell’export globale. La Colombia potrebbe sostituire solo in parte la produzione brasiliana, ma non dispone dei volumi necessari per soddisfare la domanda. Anche nel 2025 si prevede un calo del 6% per l’arabica brasiliana.
Secondo la FAO, un incremento dell’1% del prezzo della materia prima comporta un aumento dello 0,25% del costo della tazzina. Gli Stati Uniti, che applicano dazi al 50%, potrebbero registrare rincari del 25% per i consumatori finali.
La partita tra Europa e Cina
L’Europa resta il principale importatore mondiale di caffè, ma la concorrenza della Cina si fa sempre più evidente. Pechino ha autorizzato 183 aziende brasiliane a esportare chicchi per rafforzare le proprie importazioni. Il mercato cinese, che oggi copre appena il 4% del totale, negli ultimi dieci anni ha visto crescere le importazioni del 90% e i consumi del 150%. Tuttavia, il vero confronto resta tra Occidente e Stati Uniti.
La tazzina verso i 2 euro
Secondo il Centro studi di Unimpresa, in Italia il prezzo del caffè al bar è aumentato del 19% rispetto al 2021 e del 3,4% rispetto al 2024. La soglia simbolica dei 2 euro per tazzina potrebbe essere superata entro la fine del 2025.
La geografia incide sulle differenze: a Bolzano e Benevento il costo medio è di 1,5 euro, mentre a Catanzaro si paga intorno a 1 euro. “La traiettoria è in crescita costante”, ha confermato Scocchia, spiegando che il divario tra Nord e Sud si sta riducendo, ma il trend rimane in salita ovunque.


