La povertà in Italia si è consolidata come fenomeno strutturale, colpendo non solo il 10,9% delle famiglie in povertà assoluta nel 2024, ma anche una vasta area di fragilità che coinvolge quasi il 20% delle famiglie stabilmente attorno alla soglia di povertà.
Dati recenti dell’Istat e dell’Alleanza contro la Povertà confermano un peggioramento, con tagli alle politiche di sostegno che aggravano la situazione.
I dati che fotografano una situazione allarmante
Nel 2024, l’Istat registra 2,2 milioni di famiglie (8,4-10,9%) in povertà assoluta, per un totale di 5,7 milioni di persone (9,8% della popolazione), stabile rispetto al 2023 ma in forte aumento del 43% in 10 anni.
L’Alleanza contro la Povertà evidenzia la “fragilità strutturale”: circa il 6% “appena poveri” e l’8,2% “appena sopra” la soglia, per un totale vicino al 20% delle famiglie in bilico da 15 anni.
Al Sud e tra stranieri e famiglie numerose, i tassi superano il 40-50%.
Working poor (lavoratori poveri)
Oltre il 10% degli occupati (2,3-2,4 milioni) è a rischio povertà, superiore alla media UE, con il 9% dei full-time sotto il 60% del reddito mediano. Questo riflette il crollo dei salari reali del 7,5% tra 2021 e 2025, il peggiore tra i paesi OCSE principali, nonostante recenti aumenti contrattuali, che sono però insufficienti. Il lavoro non garantisce più inclusione sociale, con crescita di precari over 50 e giovani.
L’impatto su minori e famiglie
Nel 2024, oltre 1,29 milioni di minori vivono in povertà assoluta (massimo dal 2014), con il 26,7% (2 milioni) a rischio esclusione sociale, salendo al 43,6% al Sud e tra stranieri. Avere figli amplifica il rischio di impoverimento rispetto alla media UE, con le famiglie numerose tra le più colpite.
Le politiche di contrastano che non bastano
L’Assegno di Inclusione (ADI), sostituto del Reddito di Cittadinanza, raggiunge solo 613mila famiglie mensili (dimezzate da 1,2 milioni), con requisiti restrittivi (ISEE basso, patrimonio limitato).
La Legge di Bilancio 2026 taglia 267 milioni al Fondo povertà, criticato dall’Alleanza come depotenziamento dei servizi territoriali.
Cosa sta accadendo
Caritas segnala +3% famiglie assistite nel 2024 (+62% in 10 anni), con working poor in aumento (es. +58% in Veneto). L’Alleanza, nel monitoraggio di gennaio 2026, denuncia tagli mentre la povertà resta alta; il Rapporto annuale Istat 2025 conferma 6 milioni in povertà assoluta e 14 milioni a rischio.
FAQ
Quante persone vivono in povertà assoluta in Italia?
Nel 2024 circa 5,7 milioni di persone vivono in povertà assoluta, pari al 9,8% della popolazione. Il numero è cresciuto del 43% negli ultimi dieci anni.
Quali categorie sono più colpite dalla povertà?
Le più vulnerabili sono le famiglie numerose, i minori, gli stranieri e chi vive nel Mezzogiorno. Tra questi gruppi, i tassi superano spesso il 40-50%.
Chi sono i “working poor”?
Sono lavoratori che, pur avendo un impiego, non hanno un reddito sufficiente a garantire un tenore di vita adeguato. In Italia coinvolgono oltre il 10% degli occupati.
Come è cambiato il Reddito di Cittadinanza?
È stato sostituito dall’Assegno di Inclusione (ADI), che raggiunge meno della metà delle famiglie sostenute in passato, a causa di requisiti più restrittivi.
Perché la povertà in Italia resta così alta?
Incidono salari reali in calo, precarietà, aumento del costo della vita, sostegni ridotti e fragilità strutturali radicate da oltre 15 anni.
Quanti minori sono a rischio povertà?
Oltre 1,29 milioni di minori vivono in povertà assoluta e quasi 2 milioni sono a rischio esclusione sociale, con picchi al Sud.
Cosa dicono Caritas e Alleanza contro la Povertà?
Segnalano un aumento costante delle famiglie assistite e criticano i tagli ai fondi sociali, che indeboliscono i servizi territoriali.


