Il Ponte sullo Stretto di Messina, l’ambiziosa infrastruttura destinata a collegare Sicilia e Calabria, continua a essere al centro del dibattito pubblico e politico.
Nelle ultime ore, il progetto ha segnato un progresso significativo con l’approvazione della Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) da parte del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE).
Tuttavia, una battuta d’arresto è arrivata dal Quirinale, che ha revocato una norma del Decreto Infrastrutture volta a centralizzare i controlli antimafia presso il Ministero dell’Interno.
Via libera ambientale: un traguardo fondamentale
La Commissione Tecnica di Valutazione dell’Impatto Ambientale, operante sotto il MASE guidato da Gilberto Pichetto Fratin, ha dato il suo parere positivo al progetto del Ponte sullo Stretto, segnando un passo decisivo verso l’avvio dei cantieri.
Il progetto, aggiornato dal consorzio Eurolink guidato da Webuild, ha risposto a 60 prescrizioni ambientali, integrando studi approfonditi su biodiversità, idrogeologia e impatto paesaggistico. “Le osservazioni presentate dalle associazioni ambientaliste sono state considerate, ma spesso risultano generiche e non documentate. L’ambiente e la salute pubblica sono priorità assolute del nostro progetto”, ha dichiarato Pietro Ciucci, amministratore delegato della Società Stretto di Messina, in un recente incontro con la stampa.
Gli studi ambientali hanno incluso analisi dettagliate sugli stagni di Ganzirri, ripascimenti costieri e misure per mitigare il disturbo luminoso, garantendo la protezione di ecosistemi marini e fauna migratoria. Inoltre, il progetto prevede un piano di sostenibilità idrica per i cantieri, con nuovi pozzi che supereranno il fabbisogno dell’opera, lasciando risorse idriche aggiuntive alle amministrazioni locali. Questi interventi, secondo la Società Stretto di Messina, dimostrano un impegno concreto verso la sostenibilità, in linea con gli obiettivi del PNRR.
Il Quirinale stoppa i controlli antimafia centralizzati
Nonostante il progresso sul fronte ambientale, il progetto ha subito un intoppo normativo. Il Decreto Infrastrutture, approvato dal Consiglio dei Ministri il 19 maggio, conteneva una misura fortemente voluta dai ministri Matteo Salvini (Infrastrutture) e Matteo Piantedosi (Interno) per centralizzare i controlli antimafia presso la struttura di prevenzione del Viminale, sul modello adottato per le Olimpiadi Milano-Cortina 2026 e la ricostruzione post-sisma. “Volevamo centralizzare i controlli come segno concreto dell’impegno sulla prevenzione delle infiltrazioni criminali”, ha spiegato Piantedosi.
Tuttavia, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha chiesto la rimozione di questa norma, ritenendo che non sussistessero i presupposti di urgenza per includerla in un decreto legge. La decisione ha colto di sorpresa la Lega, con fonti del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) che esprimono “sorpresa e amarezza” per lo stop. Il MIT, in una nota, ha ribadito l’importanza di rafforzare i controlli antimafia per un’opera che coinvolgerà “migliaia di imprese e oltre 100mila lavoratori”. In sede di conversione del decreto, il Ministero auspica che il Parlamento possa reintegrare misure per garantire legalità e trasparenza.
Un piano antimafia robusto, ma senza deroghe
Nonostante la bocciatura della norma centralizzata, il progetto del Ponte sullo Stretto manterrà un forte focus sulla prevenzione delle infiltrazioni mafiose. Il Ministro dell’Interno Piantedosi ha sottolineato che l’iscrizione all’anagrafe antimafia sarà obbligatoria per tutte le imprese coinvolte, con un sistema di controlli in due fasi: un primo pronunciamento rapido tramite prefetture e DIA, seguito da una verifica più approfondita. “La struttura è concepita per dare profondità agli accertamenti senza produrre ritardi”, ha assicurato Piantedosi.
Un’opera da record con benefici attesi
Il Ponte sullo Stretto, progettato come il ponte sospeso più lungo al mondo con una campata di 3.300 metri e un’altezza di 399 metri per le torri, promette di rivoluzionare i collegamenti tra Sicilia e Calabria. Con 6 corsie stradali e 2 binari ferroviari, l’infrastruttura sarà in grado di gestire 6.000 veicoli l’ora e 200 treni al giorno, riducendo i tempi di percorrenza del 50% per i treni e del 70% per i veicoli rispetto agli attuali traghetti. Inoltre, il MIT sostiene che l’opera porterà a una “drastica riduzione” delle emissioni di CO2, grazie alla diminuzione delle corse marittime.
Il progetto include anche opere complementari, come tre nuove stazioni della metropolitana di Messina (Papardo, Annunziata, Europa) e un centro direzionale a Villa San Giovanni, che potenzieranno il sistema metropolitano interregionale dell’area dello Stretto. Secondo il Ministro Salvini, l’opera genererà 120.000 posti di lavoro, rappresentando una “rivoluzione positiva” per il Sud Italia e l’intero Paese.
Sfide economiche e critiche persistenti
Nonostante l’entusiasmo del governo, il progetto non è privo di ostacoli. Il costo stimato, inizialmente fissato a 8,5 miliardi di euro, è salito a 14,6 miliardi dopo una recente delibera del CIPESS, suscitando critiche da parte di opposizioni come il Movimento 5 Stelle, che accusano il governo di sottrarre risorse a investimenti più prioritari. Inoltre, le associazioni ambientaliste, come Legambiente e WWF, continuano a esprimere preoccupazioni sugli impatti ambientali, proponendo alternative come il potenziamento dei traghetti e delle linee ferroviarie esistenti.
Il Consiglio Nazionale dei Geologi ha sottolineato la necessità di ulteriori approfondimenti geologici, data l’alta sismicità dell’area (classificata come Zona 1), anche se il progetto è stato aggiornato per resistere a terremoti fino a 7,1 di magnitudo e venti fino a 270 km/h.
Prossimi passi e prospettive
Il progetto è ora in attesa dell’approvazione definitiva del CIPESS, prevista entro la primavera del 2025, che dichiarerà l’opera di pubblica utilità e sbloccherà i finanziamenti completi. Se tutto procederà come previsto, i cantieri potrebbero aprire nell’estate 2025, con un’apertura stimata per il 2032.


