Petrolio sopra i 100 dollari: attacchi iraniani nel Golfo Persico fanno salire il Brent

Stretto di Hormuz
Attacchi contro navi nel Golfo Persico e tensioni tra Iran, Israele e Stati Uniti spingono il prezzo del petrolio oltre i 100 dollari al barile.

Il prezzo del petrolio Brent, riferimento per i mercati energetici internazionali, è tornato a superare i 100 dollari al barile dopo una nuova ondata di tensioni militari nel Golfo Persico. L’aumento arriva mentre si moltiplicano gli attacchi contro navi commerciali e infrastrutture petrolifere nella regione e il conflitto tra Iran, Stati Uniti e Israele entra nella sua terza settimana.

L’operazione militare americana contro obiettivi iraniani è arrivata al tredicesimo giorno, mentre l’esercito israeliano continua a colpire obiettivi in Iran e contro il movimento Hezbollah in Libano, dove il conflitto ha già costretto oltre 800mila persone a lasciare le proprie case.

Gli attacchi registrati nelle ultime ore nello Stretto di Hormuz, una delle rotte energetiche più importanti del pianeta, hanno aumentato le preoccupazioni sulla stabilità delle forniture di petrolio.

Il petrolio iraniano continua a essere esportato

Nonostante la guerra e le tensioni crescenti nella regione, l’Iran è riuscito a mantenere attive le proprie esportazioni petrolifere.

Secondo Homayoun Falakshahi, analista della società di monitoraggio delle materie prime Kpler, Teheran ha caricato circa 18,5 milioni di barili di petrolio destinati all’esportazione dall’inizio del conflitto, avviato il 28 febbraio.

La maggior parte di queste spedizioni proviene dai terminal del Golfo Persico: “Possiamo osservare che l’Iran ha caricato circa 18,5 milioni di barili di petrolio dall’inizio della guerra il 28 febbraio”.

Falakshahi ha precisato che 16,5 milioni di barili sono stati caricati dal terminal petrolifero di Kharg Island, mentre il resto è partito dal porto di Jask, situato nel Golfo di Oman.

Secondo l’analista, gran parte di queste forniture appare diretta verso la Cina, uno dei principali acquirenti di petrolio iraniano.

Bangladesh chiede agli Stati Uniti di comprare petrolio russo

L’impennata dei prezzi energetici sta mettendo sotto pressione diverse economie asiatiche fortemente dipendenti dalle importazioni di carburanti.

Il governo del Bangladesh ha chiesto agli Stati Uniti di autorizzare l’acquisto di petrolio russo per affrontare la crisi energetica.

La richiesta è stata avanzata dal ministro delle Finanze Amir Khosru Mahmud Chowdhury durante un incontro con l’ambasciatore statunitense a Dhaka, Brent T. Christensen.

Gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni sull’export di petrolio russo dopo l’invasione dell’Ucraina da parte di Mosca nel 2022, limitando la possibilità per molti Paesi di acquistarlo.

Il Bangladesh dipende fortemente dalle forniture energetiche provenienti dal Medio Oriente e l’aumento dei prezzi ha costretto il governo ad adottare misure straordinarie per contenere i consumi.

Tra queste:

  • introduzione di un sistema di razionamento del carburante per i veicoli;
  • chiusura temporanea di una fabbrica di fertilizzanti;
  • sospensione delle attività universitarie per ridurre la domanda energetica.

Nel tentativo di diversificare le forniture, il Paese ha già ricevuto 5.000 tonnellate di diesel dall’India tramite un oleodotto transfrontaliero e ha chiesto a Nuova Delhi di aumentare ulteriormente le consegne.

Missili iraniani e sirene in tutto Israele

Le tensioni militari restano elevate anche sul fronte israeliano.

Le forze armate israeliane hanno dichiarato di essere intervenute per intercettare un missile lanciato dall’Iran nelle prime ore di giovedì.

Si tratta del terzo avviso di attacco missilistico registrato nella stessa giornata.

Altri lanci notturni hanno costretto la popolazione israeliana a rifugiarsi nei bunker in numerose aree del Paese, tra cui:

  • il sud di Israele;
  • Gerusalemme;
  • Tel Aviv;
  • la regione della Galilea;
  • il confine settentrionale con il Libano.

In quest’ultima zona sono state attivate anche le sirene di allarme per segnalare possibili attacchi con droni e razzi da parte di Hezbollah.

Drone iraniano colpisce edificio in Kuwait

Un drone attribuito all’Iran ha colpito un edificio residenziale in Kuwait, causando il ferimento di due persone.

L’incidente è stato confermato dal Ministero della Difesa kuwaitiano, che ha segnalato l’impatto del velivolo senza pilota nella mattinata di giovedì.

Nave commerciale colpita vicino a Dubai

Un’altra azione militare ha coinvolto una nave commerciale nel Golfo Persico, al largo di Dubai.

Secondo il centro di monitoraggio marittimo dell’esercito britannico, United Kingdom Maritime Trade Operations, l’attacco è avvenuto poco prima dell’alba.

Un proiettile di origine sconosciuta ha colpito la nave mentre si trovava a circa 65 chilometri dal porto di Jebel Ali.

L’impatto ha provocato un piccolo incendio a bordo, ma tutti i membri dell’equipaggio risultano illesi.

Petrolio e mercato energetico

IndicatoreValore
Prezzo Brentoltre 100 dollari al barile
Picco recentequasi 120 dollari
Petrolio WTI USAcirca 95 dollari al barile
Aumento giornalierooltre 9%

L’aumento dei prezzi è stato alimentato soprattutto dai timori legati alla sicurezza delle rotte energetiche nello Stretto di Hormuz, attraverso cui passa circa un quinto del petrolio mondiale.

Attacco al porto petrolifero di Bassora

Un altro episodio rilevante si è verificato nel porto di Bassora, nel sud dell’Iraq.

Un attacco contro navi impegnate nelle operazioni di trasferimento petrolifero ha provocato almeno una vittima e costretto le autorità a sospendere temporaneamente le attività di tutti i terminal petroliferi del Paese.

L’annuncio è stato diffuso da Farhan al-Fartousi, direttore generale della General Company for Ports of Iraq, attraverso l’agenzia di stampa statale irachena.

Secondo al-Fartousi, non è ancora chiaro se l’attacco sia stato effettuato con:

  • un drone;
  • un missile;
  • un velivolo senza pilota proveniente dal mare.

I soccorritori hanno recuperato una persona morta e assistito 38 feriti.

Le operazioni commerciali nei porti civili iracheni restano attive, ma i terminal petroliferi sono stati temporaneamente fermati.

L’organizzazione statale irachena per la commercializzazione del petrolio (State Oil Marketing Organization) ha identificato le due petroliere coinvolte:

  • Safesea Vishnu, battente bandiera delle Isole Marshall
  • Zefyros, registrata a Malta
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