In Italia si va in pensione sempre più tardi.
Lo conferma l’ultimo Rapporto sulle tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico e socio-sanitario della Ragioneria Generale dello Stato, basato sui dati Istat aggiornati a settembre 2025, anticipato dal Sole 24 Ore.
Prevede che dal 2029 serviranno tre mesi di lavoro in più per andare in pensione, con l’età che sale a 67 anni e 6 mesi. Questo adeguamento automatico all’aspettativa di vita (a 65 anni) è più alto rispetto al rapporto precedente del 2025, che stimava solo due mesi extra.
I dati nel dettaglio
Attualmente, per la pensione di vecchiaia bastano 67 anni, mentre per quella anticipata servono 42 anni e 10 mesi (41 anni e 10 mesi per le donne). Dal 2027, l’età per la vecchiaia salirà a 67 anni e 1 mese, poi a 67 anni e 3 mesi nel 2028, e arriverà a 67 anni e 6 mesi nel biennio 2029-2030.
Per l’anticipato, dal 2027 si passerà a 42 anni e 11 mesi (41 anni e 11 mesi per donne), a 43 anni e 1 mese (42 anni e 1 mese per donne) nel 2028, e a 43 anni e 4 mesi (42 anni e 4 mesi per donne) nel 2029-2030. Dopo, ci saranno ulteriori aumenti: due mesi in più nel biennio 2031-2032 e un mese nel 2033-2034. Queste stime si basano sullo scenario demografico Istat mediano (base 2024) e arrivano fino al 2084. A quel punto, l’aumento cumulativo sarà di 4 anni e 9 mesi per l’età anagrafica e di 4 anni e 4 mesi per i contributi nell’anticipato, indipendentemente dall’età.
Gli adeguamenti definitivi li deciderà l’Istat a consuntivo.
Gender gap anche nelle pensioni
Nel 2025, l’Inps ha erogato 831.285 nuove pensioni (contro 901.152 nel 2024), con un importo medio mensile di 1.229 euro (da 1.218 euro). Queste includono pensioni di vecchiaia, anticipate, di invalidità, superstiti e assegni sociali. Nel dettaglio, per decorrenza 2025: 267.332 di vecchiaia (da 276.603 nel 2024), 202.708 anticipate (da 225.046), 53.601 di invalidità (da 62.400) e 210.863 ai superstiti (da 238.832). Purtroppo, resta un forte gender gap: le donne hanno pensioni più leggere del 26% in media.
Le ripercussioni
Questi cambiamenti mantengono in equilibrio il sistema pensionistico, ma aumentano la pressione sui lavoratori, specie over 60 e in settori usuranti.
Il fatto che in Italia si vada in pensione sempre più tardi, con età e contributi in aumento per adeguarsi all’aspettativa di vita, ha ripercussioni profonde a tutti i livelli: individuale, lavorativo, economico, sociale e politico.
A livello individuale, i lavoratori over 60 devono prolungare la carriera, ritardando progetti personali come viaggi, famiglia o hobby. Questo genera stress fisico e psicologico, specie per chi ha lavori usuranti o salute fragile, aumentando rischi di burnout e malattie croniche.
Le donne ne soffrono di più per il gender gap: carriere interrotte e pensioni più basse (26% inferiori), con meno tempo per conciliare ruoli familiari.
Sul piano lavorativo, i ritardi bloccano il turnover: i giovani faticano a entrare, con disoccupazione giovanile alta (soprattutto al Sud). Le aziende tengono anziani in ruoli chiave, riducendo innovazione e formazione per i nuovi assunti.
Settori manuali o usuranti (es. edilizia, sanità) registrano più infortuni e assenteismo.
FAQ
Quando aumenterà l’età pensionabile in Italia?
Secondo il Rapporto della Ragioneria dello Stato, l’età pensionabile inizierà ad aumentare dal 2027 e arriverà a 67 anni e 6 mesi nel biennio 2029-2030, in base all’adeguamento automatico all’aspettativa di vita.
Perché l’età pensionabile continua ad aumentare?
L’aumento è legato al meccanismo di adeguamento automatico alla speranza di vita rilevata dall’Istat. Serve a mantenere in equilibrio il sistema pensionistico nel lungo periodo.
Quanti anni di contributi serviranno per la pensione anticipata?
Dal 2029-2030 saranno necessari 43 anni e 4 mesi di contributi per gli uomini e 42 anni e 4 mesi per le donne. Nei decenni successivi sono previsti ulteriori incrementi.
Quanto aumenterà l’età pensionabile entro il 2084?
Secondo le stime basate sullo scenario demografico Istat, l’aumento cumulativo sarà di circa 4 anni e 9 mesi per l’età anagrafica e di 4 anni e 4 mesi per i contributi della pensione anticipata.
Le donne sono penalizzate dal sistema pensionistico?
Sì. I dati Inps mostrano un forte gender gap: le pensioni delle donne sono in media più basse del 26%, a causa di carriere discontinue e retribuzioni inferiori.
Quali sono le conseguenze sociali dell’aumento dell’età pensionabile?
Lavorare più a lungo aumenta la pressione sui lavoratori over 60, soprattutto nei settori usuranti. Inoltre rallenta il turnover, penalizzando l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro.


