Partite IVA nel 2026, forfettario confermato: limiti e requisiti

La Manovra 2026 conferma il regime forfettario per le Partite IVA: flat tax al 15%, soglia a 85.000 euro e proroga a 35.000 euro per dipendenti e pensionati. Nessun aumento a 100.000 euro.

La Legge di Bilancio 2026, pubblicata in Gazzetta Ufficiale n. 301 del 30 dicembre 2025, e che entrerà in vigore da domani, introduce solo una proroga temporanea per il regime forfettario delle Partite IVA, senza modifiche strutturali significative come l’innalzamento della soglia generale a 100.000 euro, che è stato escluso dall’iter parlamentare. 

Confermata la tassa piatta 

La tassa piatta al 15% (o 5% per i primi 5 anni) resta confermata per chi apre una nuova Partita IVA o vuole mantenerla, con soglia di ricavi/compensi fissata a 85.000 euro annui. Il limite ordinario di 30.000 euro per redditi da lavoro dipendente o pensione/assimilati è prorogato temporaneamente a 35.000 euro per il 2026, consentendo ai titolari di Partita IVA che nel 2025 hanno percepito tali redditi entro questa soglia di applicare l’aliquota agevolata anche nell’anno fiscale successivo; superata la soglia, si passa al regime ordinario. 

Limiti per dipendenti e pensionati

Dal 1° gennaio 2026, la proroga temporanea eleva a 35.000 euro lordi il limite di reddito da lavoro dipendente, pensione o assimilati percepito nel 2025 per accedere e mantenere il regime forfettario. Senza questa misura, si tornerebbe al limite standard di 30.000 euro, come previsto dal regime permanente. Questa disposizione, identica a quella del 2025, è valida solo per il periodo d’imposta 2026 e non altera gli altri requisiti di accesso, come i costi per lavoro dipendente non superiori a 20.000 euro.

Il regime transfrontaliero IVA

Occorre ricordare che dal 1° gennaio 2025 è operativo il nuovo regime di franchigia IVA transfrontaliero, che permette agli Stati UE di prevedere esenzioni fino a 85.000 euro per cessioni di beni e prestazioni interne, estendibile a 100.000 euro per operazioni intra-UE. 

Per il 2026, richiede una doppia verifica delle soglie: se si superano gli 85.000 euro di corrispettivi totali, decade il forfettario nazionale dal 2026, ma la franchigia UE resta possibile se il volume d’affari intra-UE è sotto i 100.000 euro. 

L’Agenzia delle Entrate, con circolare n. 13/E del 16 dicembre 2025, ha chiarito che operatori extra nazionali possono aderire anche se esclusi dal forfettario italiano per superamento soglie.

Altre novità per le Partite IVA

La Legge di Bilancio 2026 non modifica l’aliquota forfettaria né innalza la soglia generale di ricavi a 100.000 euro, confermando gli 85.000 euro come limite stabile. Ulteriori misure colpiscono le Partite IVA indirettamente: riduzione Irpef al 33% per il secondo scaglione (28.001-50.000 euro), rottamazione quinquies per debiti fino al 2023 in 54 rate bimestrali al 3% annuo (solo capitale, no sanzioni), e tassa fissa di 2 euro su import extra-UE di pacchi sotto 150 euro, utile per e-commerce. Per affitti brevi, con 3+ unità immobiliari scatta l’obbligo di Partita IVA dal 2026.

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