È in corso un vero e proprio scontro sull’oro della Banca d’Italia del quale si parla molto.
Cosa sta succedendo? Le frizioni riguardano due emendamenti alla legge di bilancio 2026: uno di Fratelli d’Italia (FdI) che attribuisce le riserve auree “al Popolo italiano”, e uno di Forza Italia per tassare con aliquota ridotta l’oro dei privati, entrambi bloccati dalla Banca Centrale Europea (BCE).
Cosa ha detto Lagarde
La presidente della BCE Christine Lagarde ha criticato l’emendamento FdI durante un’audizione al Parlamento europeo il 3 dicembre, ribadendo che la gestione delle riserve (2.452 tonnellate italiane, valore circa 300 miliardi di euro) spetta esclusivamente alla Banca d’Italia per preservarne l’indipendenza.
La BCE ha inviato un parere ufficiale al ministero dell’Economia il 2 dicembre, definendo “non chiara” la finalità dell’emendamento FdI e chiedendone la riconsiderazione per evitare interferenze sulla gestione autonoma delle riserve auree, come previsto dai trattati europei.
Lagarde, interrogata dall’eurodeputato M5S Pasquale Tridico, ha sottolineato che tale indipendenza tutela l’interesse pubblico italiano, ponendo un “altolà” che ha messo in difficoltà il governo Meloni.
L’emendamento di Fratelli d’Italia
Presentato dal senatore Lucio Malan come misura “interpretativa”, l’emendamento riscritto mira a chiarire che l’oro di Bankitalia appartiene al popolo, negando intenti di nazionalizzazione o uso per finanziare debito/spesa pubblica. Nonostante le smentite, è percepito come tentativo sovranista di controllo governativo, in contrasto con lo statuto del Sistema europeo di banche centrali (SEBC).
La proposta di Forza Italia
Diverso è l’emendamento di Forza Italia, relatore Dario Damiani, che introduce un’aliquota agevolata al 13% (anziché 26%) sulla vendita di oro privato senza documentazione, valorizzato al 1° gennaio 2026, per recuperare liquidità (stimata 1,7 miliardi) persa dal ritiro della tassa sui dividendi delle holding sotto il 10%. Serve a coprire buchi nella manovra, impantanata al Senato da un mese, evitando “doppia tassazione” su profitti di grandi gruppi.
Al momento la manovra resta bloccata, con tensioni in maggioranza e rischi di infrazioni UE; ad oggi nessuna approvazione definitiva.


