OpenAI e oltre 100 aziende chiedono ai governi una risposta coordinata sugli attacchi informatici con IA

Sam Altman, CEO di OpenAI.
OpenAI e oltre 100 aziende tecnologiche chiedono ai governi una risposta coordinata agli attacchi informatici potenziati dall'IA. Fra i firmatari Google e Microsoft.

Oltre cento aziende tecnologiche hanno messo la firma sotto lo stesso documento. La richiesta, rivolta a governi e imprese, è un’azione coordinata contro gli attacchi informatici potenziati dall’intelligenza artificiale.

A promuovere l’iniziativa è OpenAI. Fra i sottoscrittori figurano Anthropic, Accenture, Cloudflare, Dell, Google, IBM, Microsoft e Palo Alto Networks.

Chi ha firmato

La lista dei firmatari è il dato che merita la lettura più attenta.

Ci sono i due laboratori che si contendono il mercato dei modelli linguistici, OpenAI e Anthropic. C’è Google, che opera sullo stesso terreno. C’è Microsoft, che sui servizi cloud e sulla produttività compete con Google e che dell’intelligenza artificiale generativa ha fatto una voce della propria offerta.

Ci sono poi gli operatori specializzati in sicurezza, Palo Alto Networks e Cloudflare. E i fornitori di servizi e infrastrutture alle imprese, da Accenture a Dell a IBM.

Sono soggetti che sui rispettivi mercati si sottraggono clienti a vicenda. Sotto questo documento compaiono insieme.

Cosa viene chiesto ai governi

La richiesta indicata nel documento si articola su due piani.

Il primo è la priorità. OpenAI esorta i governi a fare della difesa informatica una priorità immediata.

Il secondo è il coordinamento. La risposta, secondo i firmatari, deve essere organizzata sia a livello nazionale sia a livello internazionale.

Al di là di queste due indicazioni, il documento come riportato non specifica quali misure vengano sollecitate, in quale forma normativa né con quali tempi.

L’argomento di OpenAI: l’intelligenza artificiale come strumento di chi difende

Il ragionamento che accompagna la richiesta non si limita a segnalare una minaccia.

Secondo OpenAI, i progressi dell’intelligenza artificiale stanno già mettendo a disposizione di chi difende i sistemi nuovi strumenti. Servono a individuare e a correggere vulnerabilità informatiche accumulate negli anni.

La stessa tecnologia che rende più efficaci gli attacchi, quindi, è indicata come lo strumento che può rendere più efficace la difesa. È una lettura simmetrica, e per un settore che vive sulla vendita di soluzioni di sicurezza non è un dettaglio di posizionamento.

Il debito di sicurezza accumulato negli anni

Il passaggio sulle vulnerabilità accumulate merita un chiarimento.

Nel linguaggio del settore si parla di debito di sicurezza. Sono le falle presenti nei sistemi da anni, spesso in software vecchi ancora in produzione, che nessuno ha corretto perché individuarle richiede tempo e competenze che le organizzazioni non hanno.

Ogni azienda ne ha una quantità che non conosce con precisione. È il patrimonio su cui l’intelligenza artificiale può lavorare in due direzioni: analizzarlo per correggerlo, oppure analizzarlo per sfruttarlo.

La finestra di cui parla il documento

C’è un elemento temporale nella posizione di OpenAI.

L’opportunità offerta dai nuovi strumenti, si legge, va sfruttata rapidamente per rafforzare la sicurezza dell’ambiente digitale.

Non viene indicato entro quando, né rispetto a quale scadenza. Ma l’insistenza sulla rapidità è l’elemento che distingue questo documento da una presa di posizione generica sul tema.

Condividi il post:

Sei su Whatsapp? Ti piacciono le nostre notizie? Segui il canale di Capitalist!

Sei su Telegram? Ti piacciono le nostre notizie? Segui il canale di Capitalist!

Leggi anche