La OpenAI Foundation ha annunciato un impegno da 1 miliardo di dollari da distribuire entro i prossimi 12 mesi. L’obiettivo è rafforzare il ruolo filantropico dell’organizzazione che controlla OpenAI, la società che ha sviluppato ChatGPT.
La decisione segna un cambio di passo netto. Dopo anni di espansione commerciale e crescita esponenziale del valore aziendale, la fondazione torna a investire con decisione nella sua missione originaria: usare l’intelligenza artificiale per produrre benefici concreti per la società.
Dove andranno i fondi: salute, scienza e impatto sociale dell’IA
Le risorse saranno destinate a tre aree principali:
- ricerca nelle scienze della vita e della salute;
- studio degli effetti dell’intelligenza artificiale su lavoro ed economia;
- iniziative per mitigare l’impatto dell’IA su salute mentale, in particolare nei più giovani.
La fondazione ha chiarito che il finanziamento servirà anche a rafforzare la propria struttura interna, ampliando la capacità di erogare fondi e coordinare progetti su larga scala.
Il messaggio ufficiale: tecnologia al servizio dell’umanità
Nel comunicato diffuso, OpenAI ha ribadito la propria visione strategica: “Il nostro obiettivo è quello di consentire l’utilizzo dell’IA per trovare soluzioni ai problemi più complessi dell’umanità, trasformare le capacità umane e apportare benefici concreti alla vita delle persone, lavorando al contempo a stretto contatto con i partner per essere pronti alle nuove sfide e contribuire a rendere la società più resiliente, man mano che l’IA progredisce”.
Una dichiarazione che richiama esplicitamente la missione originaria dell’organizzazione, fondata nel 2015 come laboratorio di ricerca senza scopo di lucro.
Dal laboratorio no profit a gigante da 130 miliardi
Nel corso degli anni, OpenAI si è trasformata in una delle startup più valutate al mondo. La sua struttura è oggi ibrida: una componente commerciale affiancata da una fondazione che mantiene il controllo.
Un accordo con le autorità di regolazione, finalizzato nell’ottobre precedente, ha chiarito questo assetto. Il consiglio della fondazione continua a supervisionare l’attività for profit, mentre gli investitori possono beneficiare dei ricavi.
Il valore della partecipazione della fondazione è stato stimato intorno ai 130 miliardi di dollari, rendendola una delle organizzazioni no profit più ricche negli Stati Uniti.
Il paradosso delle attività filantropiche: crescita ridotta negli anni
Nonostante l’aumento di valore, l’attività filantropica della fondazione ha subito un rallentamento dopo la creazione della divisione commerciale nel 2019.
I dati fiscali mostrano un calo netto:
- 51 milioni di dollari di spese nel 2018;
- 3,3 milioni nel 2019.
Nel 2024, la fondazione ha ricevuto appena 4.433 dollari in contributi e ha distribuito 7,6 milioni in sovvenzioni.
Nuova governance e rilancio strategico
Per gestire questa espansione, la fondazione ha annunciato la ricerca di un nuovo direttore esecutivo. Il ruolo sarà centrale nella distribuzione dei fondi e nella definizione delle priorità.
Nel 2025 era già stato avviato un processo di riorganizzazione con la creazione di un advisory board temporaneo. Tra i membri figurava anche la leader sindacale Dolores Huerta.
Il gruppo ha raccomandato due linee guida:
- aumentare significativamente le risorse destinate alla filantropia;
- coinvolgere direttamente le comunità per comprendere l’impatto reale dell’IA.
Prime iniziative: alfabetizzazione digitale e comunità locali
A dicembre, la fondazione ha già stanziato 40,5 milioni di dollari a organizzazioni locali. I progetti finanziati riguardano:
- alfabetizzazione sull’intelligenza artificiale;
- rafforzamento della partecipazione civica;
- opportunità economiche legate alle nuove tecnologie.
Le criticità: energia, salute mentale e uso militare
Il rilancio filantropico arriva in un momento di forte pressione pubblica. Diverse comunità negli Stati Uniti esprimono preoccupazione per l’aumento dei costi energetici legati ai data center.
Parallelamente, alcune cause legali accusano i chatbot di contribuire a problemi di salute mentale. Altri attori mettono in discussione l’uso dell’intelligenza artificiale in ambito militare.
Brian Mittendorf, professore alla Ohio State University, ha sottolineato un punto chiave: “Le persone tendono a concentrarsi sulla parte finanziaria. Ma è altrettanto importante capire se il prodotto sviluppato serve davvero l’umanità come previsto”.


