Google Chrome in vendita? OpenAI sogna un browser AI-first

Google e OpenAI
OpenAI punta a Chrome nel processo antitrust contro Google. Un browser AI-first potrebbe ridefinire il futuro della navigazione online.

Il processo antitrust contro Google, in corso a Washington, può segnare un momento cruciale per il settore tecnologico. Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti (DOJ) accusa il colosso di Mountain View di mantenere un monopolio illegale nella ricerca online e nella pubblicità correlata.

Il 22 aprile 2025, durante la fase delle soluzioni, Nick Turley, responsabile del prodotto ChatGPT di OpenAI, ha dichiarato che la sua azienda acquisterebbe Google Chrome se il tribunale ne ordinasse la vendita. “Sì, lo faremmo, come molti altri”, ha detto Turley, rispondendo a una domanda sulla possibilità di acquisire il browser che, con oltre 4,1 miliardi di utenti, rappresenta una porta d’accesso al web, e la sua vendita potrebbe ridisegnare il panorama digitale.

Il monopolio di Google

Nel 2024, il giudice Amit Mehta ha stabilito che Google viola la legge antitrust Sherman, mantenendo un monopolio nella ricerca online tramite accordi esclusivi con aziende come Samsung e Apple. Questi contratti garantiscono che la ricerca Google sia preinstallata come opzione predefinita sui dispositivi, soffocando la concorrenza. Il DOJ propone misure drastiche, tra cui la cessione di Chrome, che detiene il 64% del mercato globale dei browser. La perdita di Chrome sarebbe un duro colpo per Google, che utilizza il browser per consolidare la sua posizione dominante nella ricerca e nella pubblicità online.

La visione di OpenAI

OpenAI vede in Chrome un’opportunità per creare un browser AI-first, integrando tecnologie come ChatGPT per trasformare l’esperienza di navigazione. Turley ha spiegato che l’acquisizione permetterebbe di “offrire un’esperienza davvero incredibile” e di “introdurre gli utenti a ciò che un browser orientato all’IA potrebbe essere”. Funzionalità come ricerche conversazionali, raccomandazioni personalizzate e gestione autonoma delle attività web potrebbero distinguere un browser OpenAI dalla concorrenza. Inoltre, l’accesso ai dati degli utenti di Chrome migliorerebbe i modelli di intelligenza artificiale di OpenAI, rendendo ChatGPT più preciso e aggiornato.

Sfide tecniche e competitive

L’integrazione di ChatGPT in Chrome non è priva di ostacoli. Turley ha rivelato che ChatGPT si affida attualmente alla tecnologia di ricerca di Bing di Microsoft, ma incontra problemi di affidabilità. Nel luglio 2023, OpenAI ha contattato Google per accedere alla sua API di ricerca, ma la proposta è stata respinta per motivi di concorrenza. “Non abbiamo alcuna partnership con Google oggi,” ha dichiarato Turley. Il DOJ sostiene che costringere Google a condividere i dati di ricerca con i concorrenti favorirebbe OpenAI, ma Turley ha ammesso che ChatGPT è ancora “a anni di distanza” dal gestire autonomamente l’80% delle query di ricerca.

Un mercato in evoluzione

Il processo evidenzia la crescente competizione nell’intelligenza artificiale generativa. Google, con il suo prodotto Gemini, compete direttamente con ChatGPT, mentre la sua posizione dominante nella ricerca le conferisce un vantaggio nell’IA. Il DOJ teme che Google possa sfruttare Chrome per indirizzare gli utenti verso i propri servizi AI, rafforzando ulteriormente il suo monopolio. La potenziale acquisizione di Chrome da parte di OpenAI potrebbe livellare il campo, ma solleva anche interrogativi sulla concentrazione di potere. “Questo potrebbe risolvere un problema antitrust e crearne un altro,” avvertono gli analisti.

Implicazioni per gli utenti

Un browser gestito da OpenAI potrebbe rivoluzionare il modo in cui interagiamo con il web. Keith Kakadia, CEO di Sociallyin, prevede un browser che “non solo visualizza pagine, ma aiuta, prevede e crea contenuti in tempo reale”. Tuttavia, la dipendenza di OpenAI da abbonamenti e licenze, a differenza del modello pubblicitario di Google, potrebbe portare a un Chrome a pagamento o con funzionalità premium. Inoltre, l’accesso ai dati degli utenti solleva preoccupazioni sulla privacy, considerando il volume di informazioni raccolte da un browser con il 64% del mercato.

Il futuro di Chrome

Google, però, si oppone fermamente alla vendita di Chrome, definendo le proposte del DOJ “un’agenda interventista radicale” che danneggerebbe i consumatori e l’innovazione americana. L’azienda ha, inoltre, allentato alcuni accordi esclusivi con Samsung, Motorola, AT&T e Verizon, permettendo l’installazione di app concorrenti, ma il DOJ insiste per un divieto totale dei pagamenti per la preinstallazione. Il processo, che durerà alcune settimane, culminerà con la decisione del giudice Mehta, attesa entro agosto 2025. Google ha già annunciato l’intenzione di appellarsi.


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