L‘OPEC+ tiene ferma la produzione di petrolio e, allo stesso tempo, alza la voce sulla sicurezza dell’approvvigionamento energetico. Nella riunione mensile di domenica, il gruppo di Paesi produttori ha deciso di mantenere invariati i livelli di produzione per il mese di novembre. Parallelamente, il Comitato ministeriale congiunto di monitoraggio ha lanciato un monito sugli attacchi alle infrastrutture energetiche e sui rischi per le rotte marittime internazionali, elementi che, avverte, aumentano la volatilità del mercato.
La produzione resta invariata
La decisione operativa riguarda le quote. Dopo il tradizionale incontro online, i ministri di un gruppo di Paesi OPEC+ hanno scelto di mantenere per novembre i livelli di produzione già fissati per settembre, come si legge in un comunicato dell’OPEC. Una scelta in linea con le previsioni, secondo cui difficilmente ci saranno modifiche alla politica di produzione prima del prossimo anno.
Nel dettaglio, il tetto di produzione per l’Arabia Saudita è stato mantenuto a 10,478 milioni di barili al giorno, quello della Russia a 9,949 milioni. All’Iraq spettano 4,431 milioni di barili al giorno, al Kuwait 2,676 milioni, al Kazakistan 1,628 milioni, all’Algeria 1,007 milioni e all’Oman 841 mila barili. I Paesi hanno ribadito l’impegno a raggiungere la piena conformità con la Dichiarazione di cooperazione e continueranno a riunirsi mensilmente: il prossimo appuntamento è fissato per il 1° novembre 2026.
Il mercato resta teso
A fotografare lo stato del mercato è stato il vicepremier russo Alexander Novak. “Il Comitato ministeriale congiunto dell’OPEC+ ha rilevato, durante la riunione di domenica, che i mercati petroliferi globali rimangono volatili e tesi, caratterizzati da una carenza di offerta”, ha dichiarato.
È in questo quadro che si colloca la scelta di non muovere le quote, in un equilibrio delicato tra domanda, offerta e tensioni geopolitiche.
L’allarme sulle rotte e le infrastrutture
Su un piano distinto, il Comitato ministeriale congiunto di monitoraggio ha affrontato il tema della sicurezza energetica. L’organismo ha sottolineato “l’importanza cruciale della salvaguardia delle rotte marittime internazionali per garantire il flusso ininterrotto di energia” ed ha espresso preoccupazione per gli attacchi alle infrastrutture energetiche.
Il Comitato ha rilevato che “il ripristino a pieno regime degli impianti energetici danneggiati è costoso e richiede molto tempo, con conseguenti ripercussioni sulla disponibilità complessiva dell’approvvigionamento”. Di conseguenza, ha avvertito che qualsiasi azione in grado di compromettere la sicurezza dell’approvvigionamento, sia attraverso attacchi alle infrastrutture sia tramite l’interruzione delle rotte marittime, “aumenta la volatilità del mercato e indebolisce gli sforzi collettivi” compiuti per sostenere la stabilità, a beneficio di produttori, consumatori ed economia globale.
Immagine generata con IA.


