Riforma lavoro 2025: più diritti per malati oncologici e lavoratori autonomi

Ospedale malato
Una riforma tutela i lavoratori con patologie oncologiche, croniche e invalidanti: dal congedo biennale non retribuito al diritto allo smart working, ecco cosa cambia da quest'anno.

Domani, 9 agosto, entrerà in vigore la Legge 106/2025, un provvedimento che segna una svolta significativa per i lavoratori italiani affetti da malattie oncologiche, croniche o invalidanti.

Pubblicata nella Gazzetta Ufficiale il 25 luglio, la riforma introduce misure concrete per garantire il diritto alla cura, la conservazione del posto di lavoro e un rientro graduale nel mondo del lavoro, senza sacrificare la dignità personale.

Con un fondo di 20 milioni di euro per il 2025, che crescerà fino a 25 milioni nel 2035, il legislatore punta a rispondere alle esigenze di migliaia di lavoratori fragili, compresi i lavoratori autonomi, offrendo strumenti come il congedo straordinario non retribuito, permessi retribuiti aggiuntivi e il diritto prioritario allo smart working.

Un congedo straordinario per affrontare le cure

La misura centrale della riforma è il congedo straordinario non retribuito di massimo 24 mesi, destinato ai lavoratori dipendenti, pubblici e privati, con una percentuale di invalidità pari o superiore al 74% a causa di patologie oncologiche, croniche o invalidanti, anche rare. Questo congedo, che può essere fruito in modo continuativo o frazionato, consente di sospendere l’attività lavorativa senza il rischio di perdere il posto di lavoro. Durante questo periodo, il contratto rimane attivo, ma non viene corrisposta retribuzione, né matura anzianità di servizio o contribuzione previdenziale. Tuttavia, i lavoratori hanno la possibilità di riscattare volontariamente il periodo di assenza versando i contributi, secondo le regole della prosecuzione volontaria. Come previsto dall’articolo 1, comma 1, della Legge 106/2025, “il dipendente conserva il posto di lavoro senza diritto alla retribuzione e non può svolgere altra attività lavorativa” durante il congedo.

Tutele estese ai lavoratori autonomi

Una novità rilevante è l’inclusione dei lavoratori autonomi, che possono sospendere l’attività svolta in via continuativa per un massimo di 300 giorni all’anno solare. Questa misura, disciplinata dall’articolo 2, comma 3, della legge, amplia i precedenti limiti di 150 giorni, offrendo una tutela contrattuale anche a chi non beneficia di un rapporto di lavoro subordinato. Anche in questo caso, la sospensione non comporta retribuzione, ma garantisce la continuità del rapporto contrattuale con il committente, un passo avanti per evitare l’esclusione economica e sociale dei lavoratori autonomi affetti da patologie gravi.

Permessi retribuiti per visite e cure

A partire dal 1° gennaio 2026, i lavoratori con invalidità pari o superiore al 74% avranno diritto a 10 ore annue aggiuntive di permessi retribuiti per visite specialistiche, esami strumentali, analisi cliniche e cure mediche ricorrenti. Queste ore si sommano a quelle già previste dai contratti collettivi nazionali, riducendo la necessità di attingere alle ferie o di perdere giorni di retribuzione. La misura si applica anche ai genitori di figli minori affetti dalle stesse patologie, offrendo un supporto fondamentale per accompagnare i propri figli nei percorsi di cura. Nel settore privato, l’indennità per questi permessi sarà anticipata dal datore di lavoro e successivamente rimborsata dall’INPS, mentre nel pubblico le amministrazioni provvederanno alla sostituzione del personale. L’indennità è calcolata secondo i criteri del trattamento economico per malattia, garantendo equità tra i settori.

Smart working prioritario per il rientro

Per facilitare il rientro al lavoro, la riforma potenzia il diritto allo smart working, come previsto dalla Legge n. 81 del 22 maggio 2017. I lavoratori che tornano dal congedo hanno priorità nell’accesso al lavoro agile, se le mansioni lo consentono. Questo diritto mira a evitare orari rigidi, lunghi spostamenti e ambienti di lavoro stressanti, favorendo un reinserimento graduale. “Il datore di lavoro è tenuto ad agevolare il lavoro da remoto per il dipendente che torna dal congedo,” sottolinea la normativa, rendendo lo smart working un pilastro della tutela per i lavoratori fragili.

Un fondo per sostenere le misure

Per garantire l’attuazione della riforma, il Parlamento ha stanziato un fondo di 20 milioni di euro per il 2025, destinato a coprire i permessi retribuiti, con un incremento progressivo fino a oltre 25 milioni di euro entro il 2035. Inoltre, sono previsti 1,24 milioni di euro annui dal 2026 per la sostituzione dei docenti nella scuola pubblica e 500.000 euro nel 2026, più 20.000 euro annui dal 2027, per l’adeguamento dei sistemi informatici dell’INPS. Un ulteriore fondo di 2 milioni di euro annui, attivo dal 2026, finanzierà premi di laurea dedicati alla memoria di pazienti oncologici, destinati a studenti meritevoli in facoltà come medicina, biologia, biotecnologie, farmacia e chimica. Questi premi rappresentano un segnale culturale di attenzione alle nuove generazioni e alla ricerca medica.

Impatto sulla vita dei lavoratori

La Legge 106/2025 risponde a un’esigenza sentita da oltre 3,5 milioni di persone in Italia che convivono con una diagnosi di cancro, di cui una su tre in età lavorativa, oltre a chi affronta patologie croniche o invalidanti. La riforma colma un vuoto normativo, superando i limiti del precedente periodo di comporto di 180 giorni, che spesso portava al licenziamento per malattia prolungata. Tuttavia, alcune criticità sono state sollevate. Elisabetta Iannelli, segretaria generale della Federazione italiana delle associazioni di volontariato in oncologia (FAVO), ha definito il provvedimento “un testo timido”, sottolineando che “il congedo biennale, pur allungando il periodo di comporto, lascia al lavoratore solo scrivania e sedia senza retribuzione né contribuzione né anzianità di servizio e con il divieto di svolgere altri lavori”.

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