Nucleare, il governo prepara il ritorno al voto: “Inevitabile un referendum”

Centrale nucleare
Il governo riapre il dossier nucleare. Luca Ciriani annuncia un possibile referendum e rilancia le centrali di nuova generazione per ridurre la dipendenza energetica italiana.

L’Italia torna a discutere di nucleare. E questa volta il tema non riguarda soltanto la politica energetica, ma anche la sicurezza strategica del Paese, la competitività industriale e la tenuta economica di famiglie e imprese davanti ai costi dell’energia. Dal Festival dell’Economia di Trento, il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani ha rilanciato apertamente la prospettiva di un ritorno dell’energia atomica in Italia, indicando come “inevitabile” un nuovo referendum nazionale.

Secondo Ciriani, infatti, il dibattito sul nucleare non potrà essere evitato, soprattutto alla luce delle trasformazioni geopolitiche degli ultimi anni e della crisi energetica emersa con la guerra in Ucraina:

“Inevitabilmente si farà un referendum” sul nucleare in Italia. “Discuteremo anche su questo però noi ci prendiamo la responsabilità di indicare al Paese quelle che secondo noi sono le strade da percorrere”.

Il ministro ha collegato il tema energetico alla dipendenza italiana dalle importazioni estere, sottolineando come la crisi internazionale abbia evidenziato la fragilità del sistema nazionale.

“Con la guerra in Ucraina abbiamo scoperto che l’Italia è un paese che dipendeva per quasi la metà dei suoi approvvigionamenti energetici dalla Russia, un paese ostile, antidemocratico, una dittatura, e abbiamo all’improvviso dovuto correre ai ripari cercando di trovare da altri Paesi forniture che riducessero e cancellassero la nostra dipendenza dalla Russia”.

Una riflessione che si inserisce nel più ampio piano europeo di diversificazione energetica avviato dopo l’invasione russa dell’Ucraina. Negli ultimi anni, infatti, l’Italia ha incrementato le importazioni di gas da Algeria, Azerbaijan e Nord Africa, ma continua a registrare un forte squilibrio sul fronte dell’autonomia produttiva.

Il nodo economico dell’energia

Il ritorno del nucleare viene ormai presentato dal governo anche come una questione industriale. L’Italia, infatti, importa già energia elettrica prodotta da centrali nucleari straniere, in particolare dalla Francia. Questo significa che il sistema produttivo italiano utilizza indirettamente energia atomica senza però beneficiarne sul piano della produzione interna.

“Tanti anni fa l’Italia decise, secondo me frettolosamente, di uscire dal nucleare”.

Una frase che sintetizza la posizione espressa dal ministro durante il confronto al Festival dell’Economia di Trento. Ciriani ha ribadito che l’obiettivo dell’esecutivo sarebbe quello di puntare sulle centrali di nuova generazione.

“Noi speriamo quanto prima di poter finalmente impiantare centrali di nuova generazione nel nostro Paese, come avviene in Francia come avviene in tanti Paesi da cui noi importiamo energia elettrica prodotta dal nucleare”.

Le nuove tecnologie nucleari, soprattutto i piccoli reattori modulari (SMR), vengono considerate da diversi governi europei una possibile soluzione per garantire continuità energetica e ridurre le emissioni climalteranti senza dipendere esclusivamente dalle fonti rinnovabili intermittenti.

Cosa accadde nei referendum sul nucleare in Italia

Il rapporto tra Italia e nucleare è segnato da due referendum che hanno cambiato radicalmente la politica energetica nazionale.

Il primo referendum si svolse nel 1987, pochi mesi dopo il disastro di Chernobyl. In quel clima di forte paura collettiva, gli italiani votarono in larga maggioranza per fermare il programma nucleare nazionale. Dopo il voto, le centrali italiane vennero progressivamente chiuse e il Paese uscì dalla produzione di energia atomica.

Nel 2011 il tema tornò nuovamente al centro del dibattito dopo il tentativo del governo Berlusconi di riaprire al nucleare civile. Anche in quel caso il referendum registrò una netta vittoria del “Sì” all’abrogazione delle norme che avrebbero consentito il ritorno dell’energia nucleare in Italia. Il voto arrivò pochi mesi dopo il disastro della centrale giapponese di Fukushima, evento che influenzò profondamente l’opinione pubblica.

Da allora l’Italia non ha più riavviato alcun programma nucleare nazionale, pur continuando a importare energia prodotta da centrali estere.

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