Nissan in crisi: 20.000 licenziamenti e 7 fabbriche chiuse entro il 2027

Nissan
La casa automobilistica Nissan affronta una crisi senza precedenti: 20.000 licenziamenti, 7 fabbriche chiuse entro il 2027 e una perdita di 671 miliardi di yen. Cosa sta succedendo al colosso giapponese?

Oggi, 13 maggio, Nissan Motor Co., uno dei principali costruttori automobilistici giapponesi, ha annunciato un piano di ristrutturazione drastico per affrontare una crisi finanziaria senza precedenti. Con una perdita netta di 671 miliardi di yen (circa 4,1 miliardi di euro) nell’anno fiscale 2024, la casa automobilistica ha deciso di tagliare 20.000 posti di lavoro, pari al 15% della sua forza lavoro globale, e di chiudere 7 dei suoi 17 stabilimenti produttivi entro il 2027. Questo piano, che amplia i precedenti annunci di novembre 2024, riflette le difficoltà di Nissan nel competere in mercati chiave come Stati Uniti e Cina, aggravate dall’incertezza legata ai dazi doganali americani.

Una perdita record

Nell’anno fiscale terminato a marzo 2025, Nissan ha registrato una perdita netta di 671 miliardi di yen, una delle peggiori performance finanziarie nella storia dell’azienda. Questo risultato, comunicato ufficialmente martedì 13 maggio 2025, è stato attribuito a una combinazione di fattori: un rallentamento delle vendite nei mercati principali, costi elevati di ristrutturazione e difficoltà competitive nel settore automobilistico globale. Rispetto all’anno precedente, in cui Nissan aveva realizzato un profitto di 426,6 miliardi di yen, il crollo è stato drastico.

Secondo quanto riportato da Reuters, la perdita è stata aggravata da oneri di impairment e da una revisione al ribasso delle previsioni di vendita, con un volume globale di 3,35 milioni di veicoli per l’anno fiscale 2024, inferiore alle aspettative iniziali. “Abbiamo una montagna da scalare”, ha dichiarato il nuovo amministratore delegato Ivan Espinosa durante una conferenza stampa a Yokohama. “Il compito non sarà facile, richiederà disciplina e lavoro di squadra”.

Taglio di 20.000 posti di lavoro

Il piano di ristrutturazione di Nissan prevede la riduzione di 20.000 posti di lavoro a livello globale entro marzo 2028, un aumento significativo rispetto ai 9.000 licenziamenti annunciati a novembre 2024. Questo porterà a una diminuzione del 15% della forza lavoro, che contava oltre 133.000 dipendenti a marzo 2024. Secondo NHK, gli ulteriori 11.000 tagli sono stati decisi per rendere l’azienda “più snella e resiliente” di fronte alle difficoltà nei mercati statunitense e cinese.

Le riduzioni interesseranno sia il personale diretto nelle fabbriche sia i ruoli amministrativi e di vendita. Negli Stati Uniti, Nissan ha già avviato programmi di buyout volontari e riduzioni di turni negli stabilimenti di Smyrna, Tennessee, e Canton, Mississippi, che impiegano oltre 11.700 lavoratori. L’azienda ha sottolineato che non prevede licenziamenti involontari, puntando su misure volontarie per gestire la transizione.

Chiusura di sette fabbriche

Per ridurre i costi operativi, Nissan chiuderà 7 dei suoi 17 stabilimenti produttivi entro il 2027, riducendo la capacità produttiva globale del 20%, da 5 milioni a 4 milioni di veicoli all’anno. La prima chiusura confermata riguarda un impianto in Thailandia, prevista per il primo trimestre dell’anno fiscale 2025 (aprile-giugno 2025). Un secondo stabilimento sarà chiuso tra ottobre e dicembre 2025, mentre un terzo cesserà le operazioni entro marzo 2027. I dettagli sugli altri quattro impianti non sono stati ancora divulgati.

Inoltre, Nissan ha annullato un progetto da 1,1 miliardi di dollari per la costruzione di una fabbrica di batterie per veicoli elettrici a Kyushu, in Giappone, rinunciando a sussidi governativi. Questa decisione riflette una revisione strategica degli investimenti sotto la guida di Ivan Espinosa, che ha assunto la carica di CEO il 1° aprile 2025, sostituendo Makoto Uchida.

Difficoltà nei mercati chiave

Le difficoltà di Nissan sono particolarmente evidenti in Cina e Stati Uniti, che rappresentano quasi la metà delle sue vendite globali. In Cina, il più grande mercato automobilistico mondiale, le vendite sono crollate del 14,3% nella prima metà dell’anno fiscale 2024, con soli 158.000 veicoli venduti nel trimestre ottobre-dicembre. La concorrenza di marchi locali come BYD, che offrono veicoli elettrici e ibridi a prezzi competitivi, ha penalizzato Nissan, che non è riuscita a capitalizzare il suo vantaggio iniziale nel settore dei veicoli elettrici con il modello Leaf.

Negli Stati Uniti, Nissan ha perso terreno a causa della mancanza di un’offerta competitiva di veicoli ibridi, un segmento in forte crescita. “Non avevamo previsto che gli ibridi sarebbero diventati così popolari negli Stati Uniti”, ha ammesso l’ex CEO Makoto Uchida lo scorso novembre. A differenza del rivale Toyota, che ha capitalizzato la domanda di ibridi, Nissan ha sofferto per una gamma di modelli obsoleta e un aumento delle spese per incentivi alle vendite.

L’Impatto dei dazi americani

Un’ulteriore sfida per Nissan è rappresentata dai dazi doganali annunciati dall’amministrazione del presidente statunitense Donald Trump. L’azienda ha stimato che le nuove tariffe sugli autoveicoli importati potrebbero costare fino a 450 miliardi di yen (circa 3 miliardi di dollari) nel 2025, senza misure di mitigazione. Per contrastare questo impatto, Nissan sta pianificando di aumentare la produzione negli Stati Uniti e di spostare alcuni modelli verso mercati meno colpiti dai dazi, in linea con la domanda dei clienti.

Anche il rivale Honda ha previsto perdite significative, con un impatto stimato di 3 miliardi di dollari sui profitti operativi per l’anno fiscale 2025. Entrambe le case automobilistiche giapponesi stanno adattando le loro strategie produttive, con Honda che sposterà la produzione della Civic ibrida dal Giappone agli Stati Uniti.

Un piano di risanamento ambizioso

Il piano di risanamento di Nissan, descritto come “decisivo e audace” dall’azienda, mira a ridurre i costi di 250 miliardi di yen (circa 1,7 miliardi di dollari) nell’anno fiscale 2025 rispetto ai risultati del 2024. Le misure includono la chiusura degli stabilimenti, l’ottimizzazione dei turni di lavoro e una riduzione degli investimenti in nuovi progetti, come la cancellazione della fabbrica di batterie a Kyushu.

Ivan Espinosa ha sottolineato l’importanza di allineare la produzione alla domanda e di rafforzare le partnership strategiche, come quelle con Renault in Europa e Dongfeng Nissan in Cina. “Come nuova gestione, stiamo adottando un approccio prudente per rivalutare i nostri obiettivi e cogliere ogni opportunità per garantire una ripresa robusta”, ha dichiarato Espinosa.

Tuttavia, il direttore finanziario Jeremie Papin ha riconosciuto che l’azienda affronta “sfide serie”. Per l’anno fiscale 2025, Nissan non ha fornito previsioni di profitto, citando l’incertezza legata ai dazi americani e alla volatilità del mercato.

Le reazioni del mercato e dei dipendenti

L’annuncio dei tagli ha avuto un impatto immediato sui mercati finanziari, con le azioni di Nissan che hanno registrato un calo significativo a Tokyo. La notizia ha anche generato preoccupazione tra i dipendenti, specialmente negli stabilimenti di Thailandia, Stati Uniti e altre sedi non ancora identificate.

Nonostante le difficoltà, Nissan sta cercando di rassicurare gli investitori e i dipendenti. L’azienda ha confermato che il nuovo modello Murano entrerà in produzione nello stabilimento di Smyrna entro la fine del 2025, un segnale di continuità per il mercato statunitense. Inoltre, Nissan punta a lanciare 10 nuovi veicoli in Cina nei prossimi anni per recuperare quote di mercato.

Prospettive future

Con l’obiettivo di tornare alla redditività entro l’anno fiscale 2026, Nissan sta rivedendo la sua strategia globale. L’azienda ha abbandonato l’ambizioso obiettivo di aumentare le vendite di 1 milione di veicoli entro il 2027, puntando invece a un volume più realistico di 3,5 milioni di unità. La nomina di Guillaume Cartier come primo Chief Performance Officer riflette l’impegno a migliorare le performance globali di vendita e profitto.

Tuttavia, gli analisti avvertono che la strada verso la ripresa sarà lunga. La pressione della concorrenza cinese, l’incertezza dei dazi americani e la necessità di rinnovare la gamma di veicoli elettrici e ibridi rappresentano sfide significative. “Nissan deve agire rapidamente per non perdere ulteriore terreno”, ha commentato un analista di Nikkei Asia.

Condividi il post:

Sei su Whatsapp? Ti piacciono le nostre notizie? Segui il canale di Capitalist!

Sei su Telegram? Ti piacciono le nostre notizie? Segui il canale di Capitalist!

Leggi anche