Neet in Italia: non tutti sono “fannulloni”, il 28% cerca attivamente lavoro

Neet
Non tutti i giovani Neet sono inattivi. Il progetto Dedalo mostra come istruzione, territorio e strategie di ricerca lavoro influenzino il percorso verso occupazione e formazione in Italia.

Molti etichettano i giovani NEET come apatici o “fannulloni”, ignorando che spesso la loro  condizione nasce da problemi strutturali: mancanza di opportunità di lavoro, sistema formativo disallineato, carenza di politiche efficaci.

Il progetto Dedalo di Fondazione Gi Group, realizzato in collaborazione con l’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo, smentisce lo stereotipo che tutti i Neet (Not in Education, Employment or Training) siano sfaticati. 

Il 28% dei Neet cerca lavoro 

Circa il 28% di questi giovani inattivi è infatti impegnato nella ricerca di un’occupazione, anche se con modalità diverse rispetto ai canali tradizionali di ricerca lavoro. Questi giovani si dividono tra disoccupati di breve e lungo periodo, mostrando una varietà di situazioni che richiede interventi mirati e personalizzati.

I canali di ricerca 

La ricerca mostra che la modalità di ricerca lavoro più frequente tra questi giovani passa attraverso i contatti personali: il 72% utilizza relazioni con amici ed ex colleghi, mentre il 64% si rivolge a parenti e familiari. Va sottolineato che questo sistema premia più le conoscenze che le competenze specifiche. 

Le differenze geografiche 

Geograficamente, si osservano differenze marcate: nel Sud Italia e nelle Isole l’uso delle reti personali è più alto, con un distacco significativo rispetto al Nord Ovest e Nord Est, dove invece la ricerca passa di più per canali ufficiali come l’invio del curriculum (78%) e l’esame delle offerte di lavoro (80%).

Il livello di istruzione 

Il livello di istruzione influenza fortemente le strategie adottate. Chi ha un titolo di studio basso (al massimo licenza media) si affida principalmente a reti familiari e amicali (80% e 71%), mentre tra i laureati questi canali si riducono notevolmente (53% e 48%) a favore di metodi più formali come l’invio del CV (70%) e l’analisi delle offerte di lavoro (67%). 

I concorsi pubblici 

Anche la partecipazione ai concorsi pubblici è parte di questa divisione, con solo l’11% dei Neet che ci pensa come opzione, ma con una percentuale che sale al 24% tra i laureati e scende al 4% tra chi ha solo la licenza media. Al Sud, la considerazione verso i concorsi pubblici è più alta (15%) rispetto alle regioni settentrionali.

La sfiducia verso i centri per l’mpiego 

Un dato sorprendente riguarda i centri per l’impiego, che risultano sottoutilizzati: solo il 29% dei Neet li utilizza nella ricerca di lavoro. Al Nord Est il loro uso sale al 36%, mentre al Nord Ovest è particolarmente basso (23%). Anche in questo caso, l’uso dei centri per l’impiego è inversamente proporzionale al livello di istruzione: lo usano più i diplomati (32%) e chi ha la licenza media (27%), meno i laureati (22%).

Questi risultati evidenziano la complessità e l’eterogeneità del fenomeno Neet in Italia, sottolineando la necessità di politiche e interventi differenziati che considerino le specificità geografiche e di istruzione per accompagnare efficacemente i giovani verso la formazione e l’occupazione.

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