Quarantotto virgola quattro per cento del capitale. Oltre ottantadue per cento dei diritti di voto.
È la distanza tra queste due percentuali a raccontare come funziona davvero SpaceX, più di qualsiasi valutazione di mercato.
Cosa dice il deposito
Il dato emerge da un documento regolamentare pubblicato giovedì, riferito alla situazione al 30 giugno, riportato da Reuters.
Elon Musk detiene 6,42 miliardi di azioni della società, sulle quali esercita in via esclusiva il potere di voto e di disposizione. Ai prezzi correnti quella partecipazione vale oltre 900 miliardi di dollari.
Dall’offerta pubblica iniziale, però, il suo peso nelle decisioni societarie supera l’82% dei diritti di voto.
Come si compone la partecipazione
Il pacchetto è articolato su quattro voci distinte.
La prima comprende 849,5 milioni di azioni di Classe A, detenute da trust nei quali Musk figura come fiduciario. La seconda riguarda 3,92 miliardi di azioni di Classe B, custodite dagli stessi trust.
Seguono 1,30 miliardi di azioni di Classe B vincolate, detenute direttamente, e 350 milioni di azioni di Classe B che potranno essere emesse all’esercizio di stock option.
Le somme tornano: le quattro componenti restituiscono esattamente i 6,42 miliardi di titoli dichiarati. Va notato che circa tre quarti di quelle azioni sono intestate ai trust, non detenute in via diretta.
Il meccanismo che sposta il baricentro
Il divario tra capitale e voto non è un’anomalia contabile. È una scelta strutturale.
Le azioni di Classe B attribuiscono un numero di voti superiore rispetto a quelle di Classe A. Ne consegue che il potere decisionale di Musk risulta pari a circa 1,69 volte la sua quota economica.
Per chi investe la conseguenza è netta: acquistare titoli della società significa partecipare al rischio e ai risultati, non alle decisioni.
Il quadro di mercato
La quotazione risale al 12 giugno, al termine di un’offerta che ha raccolto 85,7 miliardi di dollari e ha portato la capitalizzazione oltre i 2.000 miliardi.
Da allora la valutazione è arretrata, con l’esaurirsi dell’entusiasmo iniziale.
Dal valore attribuito alla partecipazione di Musk si ricava una capitalizzazione implicita intorno ai 1.860 miliardi di dollari.
Il rimbalzo che non recupera tutto
L’andamento recente merita una lettura attenta.
Dopo un calo di quasi il 33% accumulato fino alla fine di luglio, il titolo ha guadagnato il 30% nel corso di agosto, sostenuto dai risultati trimestrali e dalla scadenza del primo dei vincoli di lock-up.
I due movimenti, però, non si annullano. Applicati in sequenza lasciano un arretramento netto di circa il 13% rispetto al punto di partenza della discesa: è l’effetto aritmetico per cui un recupero percentuale su una base ridotta non riporta al valore iniziale.
I conti del primo trimestre
All’inizio del mese la società ha pubblicato i primi risultati trimestrali da quotata.
I ricavi hanno registrato un incremento superiore al 90%. La spesa in conto capitale è cresciuta in misura definita esponenziale.
Sono due numeri che vanno letti insieme: la crescita del fatturato procede parallelamente a un impegno finanziario che ne assorbe una quota rilevante.
Cosa resta da osservare
Il primo lock-up è scaduto, ma altri vincoli sono ancora in essere.
Ogni successiva scadenza aumenterà il flottante disponibile sul mercato. E in un titolo che ha già mostrato oscillazioni di questa ampiezza, l’ampliamento dell’offerta è una variabile da tenere sotto osservazione.


