Mezzogiorno: crescita, sfide e Pnrr, il rapporto della Banca d’Italia

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Il rapporto Banca d'Italia analizza le prospettive economiche del Sud Italia: sfide demografiche, disuguaglianze salariali e impatto del Pnrr nella crescita post-Covid.

Nel periodo post-pandemico, il Mezzogiorno ha mostrato una crescita economica più rapida rispetto al resto del Paese, grazie al sostegno del Pnrr e alle misure espansive adottate a livello nazionale. 

Tuttavia, il rapporto Erit – L’Economia delle regioni Italiane della Banca d’Italia mette in evidenza un rischio per la stabilità di questa crescita: l’andamento demografico negativo. La zona soffre, infatti, di una crescita della popolazione in calo, con un’elevata emigrazione verso il Nord e l’estero, specialmente di cittadini con titoli di studio superiori e qualifiche professionali elevate. “Un trend che potrà essere invertito solo se la crescita del periodo post-Covid si consoliderà e si rafforzerà”, sottolinea il rapporto, suggerendo che solo una stabilità economica potrà incentivare la permanenza dei giovani e dei professionisti nel Mezzogiorno.

Rallentamento generale del PIL nel 2024

Nonostante una ripresa positiva, le economie regionali italiane hanno vissuto un rallentamento del Pil nei primi mesi del 2024. Questo andamento è stato influenzato dalla domanda interna ed estera debole, con effetti maggiori nel Nord Est e al Centro. Le industrie del Nord hanno risentito di una contrazione delle vendite: secondo il rapporto, quasi la metà delle imprese industriali del Nord ha registrato un calo delle vendite nei primi nove mesi dell’anno, rispetto al 39% al Centro e al 32% nel Sud. Il Mezzogiorno si distingue come l’unica area in cui le imprese con fatturato in crescita hanno superato quelle in diminuzione, un segnale positivo che suggerisce una capacità di resilienza, probabilmente legata alle esportazioni.

Settore dei servizi e resilienza del terziario

I servizi hanno rappresentato un settore resiliente in tutte le macroaree italiane. Il 50% delle imprese al Centro Nord e il 43% nel Mezzogiorno hanno dichiarato un fatturato in espansione nei primi tre trimestri del 2024. Al contrario, solo il 20% delle aziende del Nord Ovest e il 16% di quelle del resto del paese hanno riportato un calo nelle vendite. Commercio, trasporti e telecomunicazioni si sono espansi a ritmi analoghi nel Centro Nord e nel Sud, con un incremento maggiore in altre branche nel Mezzogiorno. La transizione digitale promossa dal Pnrr ha portato un aumento delle commesse, interessando il 15% delle imprese al Centro Nord e l’8% nel Sud, specialmente nel settore informatico.

Sostegno del Pnrr e crescita delle costruzioni

Grazie agli incentivi del Pnrr e alle misure di riqualificazione immobiliare, il settore delle costruzioni ha visto un’espansione significativa. L’aumento degli ordini dovuto al Piano ha interessato il 15% delle imprese nel Centro Nord e l’8% nel Sud. Gli investimenti immobiliari sono aumentati in tutte le aree, ad eccezione del Nord Ovest, dove sono rimasti stabili. Nel settore manifatturiero, invece, il valore aggiunto ha registrato un calo, con impatti maggiori nei comparti tessile e dell’abbigliamento al Centro. Le esportazioni del Mezzogiorno hanno contribuito a mantenere stabile il valore aggiunto in quest’area, nonostante le difficoltà del mercato interno e della domanda estera.

Disuguaglianze retributive e potere d’acquisto

Le differenze retributive tra Nord e Sud restano significative: le retribuzioni nel Mezzogiorno sono inferiori del 30% rispetto a quelle del Centro Nord. Questo divario è stato accentuato dai rinnovi contrattuali dei settori chiave del Centro Nord nel 2023. “L’incremento dell’occupazione ha sostenuto l’espansione del reddito disponibile delle famiglie, in special modo nelle regioni meridionali; l’inflazione ne ha tuttavia eroso il potere d’acquisto, frenando la crescita dei consumi”, evidenzia il rapporto. Nonostante l’aumento dell’occupazione nel Mezzogiorno, il potere d’acquisto risulta limitato, con impatti sulla spesa delle famiglie.

Natalità e mortalità delle imprese

Infine, il tasso di natalità delle imprese è rimasto stabile nel 2023, mentre la mortalità ha registrato una lieve crescita. La natalità netta delle aziende nel 2024 dovrebbe registrare una flessione, posizionandosi su livelli pre-crisi pandemica al Centro e nel Sud, e su valori superiori nel Nord. Secondo il rapporto, le imprese giovani sono tra le più dinamiche in termini di innovazione e potrebbero contribuire in modo significativo alla crescita economica del Paese, qualora si rafforzassero le condizioni per un ambiente più favorevole.

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