Febbraio 2025 segna un altro mese di difficoltà per il mercato automobilistico italiano. Secondo i dati comunicati dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, le immatricolazioni di autovetture sono state 137.922, un calo del 6,28% rispetto alle 147.170 del febbraio 2024. Un risultato che si aggiunge al dato negativo registrato a gennaio, portando a una flessione generale nel primo trimestre dell’anno. Tuttavia, il panorama si presenta complesso, con segnali di crescita in alcune aree e preoccupazioni in altre.
Il settore delle immatricolazioni: un calo inatteso
Il dato sulle immatricolazioni evidenzia una diminuzione significativa rispetto allo scorso anno. La cifra di 137.922 immatricolazioni, infatti, rappresenta un calo del 6,3%, con la flessione che si fa più marcata nel canale dei privati, che ha visto una riduzione del -10,83%.
Massimo Artusi, presidente di Federauto, ha commentato la situazione, affermando che “il calo delle immatricolazioni risente della confusione generata dalle incertezze riguardanti le politiche dell’auto elettrica e le sue reali possibilità di attrarre i consumatori”. Artusi ha sottolineato che il mercato è fortemente influenzato dalle politiche europee, con il Piano di Azione dell’Unione Europea che potrebbe influire negativamente sulle auto a combustione e, al contempo, non dare le giuste risposte per promuovere l’elettrificazione.
Fiat e Stellantis: le performance dei marchi italiani
Nonostante la flessione generale, il marchio Fiat, parte del gruppo Stellantis, continua a dominare il mercato italiano. Con 18.465 immatricolazioni a febbraio, Fiat si conferma come il brand con la quota di mercato più alta, pari al 12%. La Panda si conferma il modello più venduto in Italia, con quasi 12.000 immatricolazioni. La Grande Panda, che sarà disponibile nelle concessionarie a partire da marzo, si prepara a rafforzare ulteriormente la posizione di Fiat nel segmento delle compatte.
Fiat Professional si distingue anche nel mercato dei veicoli commerciali, dove il Doblò si conferma il più venduto, seguito dal Ducato, che occupa il secondo posto tra i veicoli commerciali e il primo nella sua categoria di van.
Le preoccupazioni del settore
Un altro aspetto che preoccupa gli operatori del settore è la direzione delle politiche europee per l’automotive. Le previsioni sulle future normative sulle emissioni non sono rassicuranti per i costruttori, che temono l’introduzione di penalità severe a partire dal 2025. Federauto ha espresso forti preoccupazioni per l’orientamento della Commissione Europea, che, secondo Artusi, potrebbe spingere i costruttori a concentrarsi su obiettivi tecnologici “non neutrali”, senza prendere in considerazione alternative che possano venire incontro a una transizione più equa.
Artusi ha infatti aggiunto che, posticipare le scadenze senza cambiare la strategia potrebbe rappresentare una strategia fallimentare, che non farebbe altro che allontanare il settore dall’obiettivo di decarbonizzazione.
I cambiamenti nel mercato delle alimentazioni
Nonostante le difficoltà, un segmento che sta vedendo un segno positivo è quello delle auto elettriche. Nel mese di febbraio 2025, le immatricolazioni di veicoli elettrici sono aumentate del 39,58%, portando la quota di mercato al 5%. Un segnale incoraggiante che potrebbe suggerire un possibile cambio di direzione nel mercato, con l’elettrico che comincia ad affermarsi come una delle principali scelte per i consumatori italiani. Anche il settore ibrido, che comprende sia il Full che il Mild Hybrid, ha registrato un guadagno significativo del +11,97%, confermando l’interesse crescente per soluzioni di mobilità più sostenibili.
Al contrario, i veicoli a benzina e diesel continuano a registrare flessioni importanti, con un calo rispettivo del -21,26% e -35,81%.
Un mercato in evoluzione
Il mercato italiano continua a essere un territorio dinamico, ma la continua evoluzione della legislazione europea sulle emissioni e le tecnologie applicate all’automotive pongono sfide inaspettate. La discussione sulla neutralità tecnologica è cruciale: se da un lato le politiche ambientali spingono verso una rapida transizione all’elettrico, dall’altro c’è il rischio di ignorare tecnologie alternative che potrebbero rendere la transizione più giusta e sostenibile per tutti.
Massimo Artusi, a tal proposito, ha sottolineato che la flessione nel canale dei privati non è solo il risultato di un mercato incerto, ma anche del clima di confusione legato alle politiche europee. Se la Commissione Europea non apporterà cambiamenti significativi al sistema di regolamentazione, il mercato potrebbe vedere un’ulteriore riduzione della fiducia dei consumatori nel settore automobilistico.


