Lunedì 29 giugno, alle ore 10.30, i lavoratori si sono ritrovati davanti al Consiglio regionale della Campania, a Napoli, per un sit-in di protesta sulla vertenza che da tempo tiene in stato di agitazione uno dei siti produttivi più importanti del Mezzogiorno nel settore degli autobus, cioè Menarini.
A firmare la convocazione sono FIM-CISL, FIOM-CGIL, UILM, FISMIC e UGL Metalmeccanici. Un fronte sindacale compatto, unito da uno slogan scritto in rosso: “La situazione della Menarini non è più accettabile”.
La scelta della data della manifestazione non è casuale: il presidio si è tenuto in contemporanea alla seduta monotematica del Consiglio regionale dedicata al tema della mobilità, un’occasione che i lavoratori hanno inteso sfruttare per portare la vertenza direttamente davanti alle istituzioni regionali.
Da febbraio il limbo senza uscita della cassa integrazione
Dal 9 febbraio scorso i lavoratori sono in ammortizzatore sociale, senza che ad oggi si intraveda una data certa per la ripresa delle attività produttive. Ancora più grave è l’assenza di una strategia industriale chiara e credibile, responsabilità che investe non solo l’azienda ma l’intero sistema politico-istituzionale, incapace finora di esprimere una visione complessiva e di lungo periodo.
Il nodo, secondo il segretario generale della Fiom-Cgil di Avellino Giuseppe Morsa, è duplice: da un lato le scelte produttive di Seri Industrial, dall’altro il mancato sostegno pubblico. “Hanno scelto di non produrre bus extraurbani e scuolabus — spiega Morsa —. D’altro canto il governo aveva promesso di muoversi per un partner industriale, mai visto, per aumentare la competitività nel settore. Anche in questo caso, non si è mosso nulla. Qui si potrebbero produrre 2.000 bus all’anno”.
Il mercato che non chiama: gare bloccate e immatricolazioni in calo
Al problema strutturale si somma un mercato che non tira. Nel 2025 le immatricolazioni in Italia sono calate a 5.500, e le società municipalizzate continuano a non bandire le gare pubbliche necessarie ad alimentare la produzione. I sindacati ricordano come l’esecutivo abbia proceduto alla privatizzazione dell’azienda assicurando attenzione al futuro dello stabilimento, senza che a tali impegni siano seguiti interventi concreti. Le organizzazioni dei lavoratori chiedono alla Regione Campania un chiaro impegno politico finalizzato alla soluzione definitiva della crisi, attraverso un sistema di programmazione che garantisca continuità nelle gare pubbliche e nuove opportunità produttive. Tra le proposte sul tavolo c’è anche l’avvio di un percorso condiviso con la Regione Emilia-Romagna per assicurare prospettive occupazionali e industriali allo stabilimento di Flumeri.
L’appello al MIMIT
Dalla Regione Campania è arrivato un segnale, seppur giudicato insufficiente dai sindacati. L’assessora al Lavoro e alla Formazione Angelica Saggese ha sottolineato che il Programma di Investimento 2026-2028 da 55 milioni di euro per l’acquisto di autobus destinati al trasporto pubblico locale, approvato in Giunta, è un segnale concreto di attenzione alla filiera, chiedendo contestualmente un tavolo di confronto al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Ma per i lavoratori non basta. Il deputato Piero De Luca, segretario regionale del PD, ha espresso vicinanza agli operai, definendo Menarini un’eccellenza del Paese abbandonata dal Governo e accusando l’esecutivo di aver tradito le promesse fatte durante il cambio di proprietà.
Chi è Menarini: oltre un secolo di autobus italiani
L’attività della Menarini ha scandito l’evoluzione tecnologica dell’autobus italiano ed europeo: dal 1919 a oggi, gli oltre trentamila bus usciti dallo stabilimento di Bologna hanno contribuito a costruire la storia del trasporto pubblico su gomma. Tutto nacque da Ettore Menarini, artigiano bolognese reduce della Prima Guerra Mondiale, che nel 1919 aprì una piccola officina in una stalla riadattata di via del Chiù. Negli anni Cinquanta e Sessanta, sotto la guida del figlio Dante, l’azienda si affermò come uno dei principali costruttori di autobus urbani in Italia, pioniera nell’uso del metallo al posto del legno nelle strutture portanti. Negli anni Ottanta, difficoltà finanziarie spinsero la famiglia a cedere quote alla Breda costruzioni ferroviarie, dando vita al marchio BredaMenarinibus.
Nel 2014 Finmeccanica e il gruppo privato Tevere di Stefano Del Rosso fondarono Industria Italiana Autobus (IIA), che riuniva BredaMenarinibus e l’ex stabilimento Irisbus di Flumeri, ereditando circa 500 dipendenti nei due siti produttivi di Bologna e Flumeri.
Nel luglio 2024, l’azienda è entrata a far parte di Seri Industrial S.p.A., gruppo quotato in Borsa Italiana e leader europeo nella filiera delle batterie e dei materiali plastici, cambiando denominazione in Menarini S.p.A. Lo stabilimento di Flumeri, in provincia di Avellino, si estende su oltre un milione di metri quadrati e dispone di una capacità produttiva teorica fino a 3.000 autobus all’anno. È dotato di uno degli impianti di cataforesi per il trattamento delle scocche tra i più grandi d’Europa.
Gli ultimi anni: privatizzazioni, promesse e crisi ricorrenti
La storia recente di Menarini è una sequenza di passaggi di mano e crisi reiterate. Tutto iniziò nel 2011 con la cessione da parte del gruppo Fiat della Irisbus, passata poi all’imprenditore Stefano Del Rosso con Industria Italiana Autobus, che riuniva la Menarini Bus di Bologna e l’ex Irisbus. IIA è poi diventata una società mista partecipata in maggioranza da Invitalia con Leonardo e la turca Karsan. L’esperienza fu fallimentare e si è così arrivati all’intervento di Seri Industrial di Vittorio Civitillo, un imprenditore casertano già protagonista di diversi salvataggi industriali nel Mezzogiorno. I Civitillo sono stati formalmente definiti “l’unico soggetto seriamente interessato” nel Bilancio Invitalia 2024, a fronte di 23 manifestazioni di interesse ricevute. Con il passaggio a Seri, il Governo aveva assunto impegni precisi sul futuro dello stabilimento irpino — un partner industriale internazionale, nuovi bandi, un rilancio della produzione — che però, a quasi due anni di distanza, restano sulla carta. Il segretario provinciale della Fismic Giuseppe Zaolino è netto: “Senza un partner e un socio di grandi dimensioni, Civitillo da solo non può rilanciare l’azienda.” Il risultato è quello di oggi: 420 lavoratori in piazza, in attesa di risposte che tardano ad arrivare, in uno stabilimento che potrebbe produrre migliaia di autobus l’anno, e che invece è fermo.


