Carney contro Trump: il Canada dice no all’annessione e promette battaglia sui dazi

Mark Carney
Mark Carney prende le redini del Canada e sfida Trump: niente annessione agli USA, dazi confermati e una nuova era di indipendenza. Cosa cambia ora per Ottawa?

Il Canada volta pagina: Mark Carney, ex governatore della Banca d’Inghilterra e della Banca centrale canadese, è stato eletto leader del Partito Liberale, ponendolo sulla strada per diventare il prossimo primo ministro.

La sua vittoria, schiacciante con l’85,9% dei voti, arriva in un momento di svolta per il Paese, stretto tra la guerra commerciale lanciata dal presidente statunitense Donald Trump e un’ondata di nazionalismo interno.

Carney, 59 anni, sostituisce Justin Trudeau, dimessosi a gennaio dopo un calo di popolarità dovuto a inflazione galoppante e tensioni sull’immigrazione. Con un discorso infuocato, il premier designato ha tracciato la linea: “Il nostro Paese non farà mai parte degli Stati Uniti in alcun modo, forma o aspetto”. Ma quali sono i piani di Carney per affrontare le sfide interne e internazionali?

“Non possiamo più fidarci degli USA”: il no di Carney all’annessione

Parlando ai membri del Partito Liberale a Ottawa il 9 marzo, Mark Carney non ha usato mezzi termini contro le ambizioni espansionistiche di Donald Trump. “La posta in gioco è molto alta: abbiamo fatto diventare questo Paese il più grande al mondo, e ora il nostro vicino vuole impossessarsi di noi. Non accadrà, è impossibile”, ha dichiarato, suscitando applausi scroscianti.

Trump, insediatosi a gennaio, ha più volte ventilato l’idea di fare del Canada il “51° Stato dell’Unione“, una provocazione che ha acceso gli animi oltre confine. A peggiorare le cose, i dazi americani sui prodotti canadesi – acciaio, legname, auto – che rischiano di colpire duramente famiglie, lavoratori e imprese.

Carney ha promesso di mantenere i dazi di ritorsione contro gli Stati Uniti finché Washington non mostrerà “rispetto”. “Donald Trump, come sappiamo, ha imposto tariffe ingiustificate su ciò che costruiamo, vendiamo e sul modo in cui ci guadagniamo da vivere. Sta attaccando le famiglie, i lavoratori e le imprese canadesi, e non glielo permetteremo”, ha aggiunto.

Da banchiere a premier: chi è Mark Carney

La parabola di Mark Carney è quella di un uomo abituato a navigare nelle tempeste. Nato a Fort Smith, nei Territori del Nord-Ovest, Carney ha costruito una carriera stellare: 13 anni alla Goldman Sachs, poi governatore della Banca del Canada durante la crisi finanziaria del 2008, e infine, nel 2013, primo non britannico a guidare la Banca d’Inghilterra dal 1694. Sotto la sua guida, il Canada si è ripreso più velocemente di molti altri Paesi dalla recessione globale, un risultato che gli è valso elogi bipartisan nel Regno Unito e in patria. Ora, a 59 anni, porta la sua esperienza economica in politica, un campo in cui non ha esperienza diretta ma che ha sempre corteggiato.

La sua ascesa è stata fulminea. Dopo le dimissioni di Trudeau a gennaio, Carney ha dichiarato la sua candidatura, guadagnando consensi tra ministri e parlamentari liberali. La crisi di governo, innescata dalla rottura con l’ex vicepremier Chrystia Freeland a dicembre, gli ha spianato la strada. Freeland, dimessasi dopo un durissimo scontro con Trudeau, era tra i favoriti, ma Carney ha surclassato lei e altri tre contendenti grazie a un messaggio chiaro: forza contro Trump e rilancio dell’economia interna.

La guerra commerciale con gli USA: una sfida epocale

Il contesto in cui Carney assume la guida è a dir poco esplosivo. I dazi imposti da Trump hanno scatenato una guerra commerciale che minaccia di strangolare l’economia canadese, altamente dipendente dall’export verso gli Stati Uniti. “Qualcuno sta cercando di indebolire la nostra economia”, ha detto Carney nel suo discorso di vittoria, puntando il dito contro Washington. La risposta del Canada – tariffe di ritorsione su beni americani come il bourbon e l’acciaio – è stata immediata, ma il braccio di ferro è lungi dall’essere risolto.

Nel frattempo, la retorica di Trump sull’annessione ha trasformato una disputa economica in una questione di identità nazionale. “Abbiamo fatto di questo il più grande Paese al mondo e ora i nostri vicini vogliono prenderci. No way“, ha ribadito Carney.

La Cina guarda a Ottawa: un nuovo alleato nell’orbita di Carney?

Non solo Stati Uniti: anche la Cina osserva con interesse l’ascesa di Carney. La portavoce del ministero degli Esteri di Pechino, Mao Ning, ha dichiarato che la Cina intende sviluppare le relazioni con il Canada “sulla base della cooperazione reciproca”. Un’apertura significativa, considerando le tensioni degli ultimi anni, segnate da accuse canadesi di ingerenza cinese e dal caso Huawei. Mao ha esortato Ottawa a “mantenere una percezione obiettiva” della Cina, un invito che potrebbe preludere a un disgelo.

Per Carney, la Cina rappresenta un’opportunità economica in un momento in cui il Canada cerca alternative agli USA. Con la sua esperienza finanziaria globale, il nuovo premier potrebbe spingere per accordi commerciali con Pechino, bilanciando il rischio di irritare ulteriormente Washington. “Il mondo è più grande degli Stati Uniti”, ha detto in un’intervista a gennaio, lasciando intendere una visione multipolare per il futuro del Canada.

Condividi il post:

Sei su Whatsapp? Ti piacciono le nostre notizie? Segui il canale di Capitalist!

Sei su Telegram? Ti piacciono le nostre notizie? Segui il canale di Capitalist!

Leggi anche