1.272 miliardi non riscossi dal Fisco (ma solo la metà è recuperabile)

Fisco
Un’enorme montagna di crediti non riscossi da 1.272 miliardi di euro pesa sull’Italia: meno della metà è recuperabile. Cosa sta succedendo al Fisco? Le rivelazioni dalla Commissione Finanze del Senato.

A fine gennaio 2025, l’Italia si trova di fronte a un colosso economico tanto impressionante quanto problematico: il magazzino fiscale, un accumulo di crediti non riscossi che ammonta a 1.272,9 miliardi di euro. Una cifra monstre, che racconta anni di difficoltà nella gestione della riscossione e che, secondo le ultime stime, vede meno della metà di questo importo con reali aspettative di recupero. A

fare luce su questa situazione è stato Roberto Benedetti, magistrato della Corte dei Conti e presidente della Commissione per il riordino della riscossione, durante un’audizione alla Commissione Finanze del Senato. Le sue parole tracciano un quadro preoccupante ma dettagliato, offrendo uno spunto di riflessione su un sistema fiscale che sembra arrancare sotto il peso dei numeri.

Un magazzino da 1.272 miliardi

Il dato è cristallino: al 31 gennaio 2025, il carico residuo contabile dei crediti non riscossi affidati all’Agenzia delle Entrate-Riscossione tra il 2000 e il 2024 raggiunge i 1.272,9 miliardi di euro. “Parliamo di uno stock che può cambiare ogni minuto”, ha precisato Benedetti, sottolineando la natura dinamica di questa cifra, influenzata dall’arrivo di nuovi ruoli da eseguire e dalle somme effettivamente incassate. Ma come si arriva a un numero così imponente?

Il totale deriva dalla differenza tra i 1.874,72 miliardi di euro di crediti affidati nel periodo 2000-2024, i 421,39 miliardi di sgravi concessi e i 180,32 miliardi effettivamente riscossi. “Un dato questo non molto esaltante rispetto al carico” ha ammesso il presidente della Commissione, evidenziando un problema strutturale nella capacità di recupero del fisco italiano. Tradotto in numeri più concreti, si parla di 290 milioni di singoli crediti ancora da riscuotere, contenuti in 173 milioni di cartelle, che coinvolgono circa 21 milioni di contribuenti. Una mole di lavoro gestionale che appare quasi ingestibile.

La riscossione possibile

Non tutti i crediti, però, sono uguali. Benedetti ha fornito una scomposizione dettagliata che separa il grano dal loglio. Dei 1.272,9 miliardi totali, ben 537,75 miliardi sono stati classificati come crediti con un “profilo di non riscuotibilità”. Si tratta di somme considerate praticamente inesigibili, per motivi che possono includere la morte del debitore, la prescrizione o l’insolvenza conclamata. “Questi crediti presentano caratteristiche di inesigibilità di vario tipo” ha spiegato il magistrato, lasciando intendere che una parte significativa del magazzino fiscale è ormai un peso morto.

Altri 167,31 miliardi rientrano in una zona grigia, con un “profilo di riscuotibilità non determinabile”. Qui il trend è in crescita: negli ultimi anni, questa categoria è passata da 31 miliardi a 65 e poi a 69 miliardi, suggerendo un peggioramento progressivo della situazione. Alla fine, il carico residuo con aspettative di riscossione si attesta a 567,85 miliardi di euro, “meno della metà del totale,” come ha sottolineato Benedetti. Un dato che mette in evidenza un paradosso: nonostante l’enormità del magazzino, il fisco può realisticamente puntare a recuperare solo una frazione di quanto dovuto.

Le cause di un sistema in affanno

Perché il magazzino fiscale italiano è diventato un gigante così difficile da domare? Le radici del problema affondano in anni di politiche di riscossione inefficaci e di accumulo di crediti difficili da esigere. Le cartelle non riscosse si sono moltiplicate a causa di una combinazione di fattori: dalla complessità burocratica alla lentezza dei processi, fino alla difficoltà di rintracciare contribuenti irreperibili o privi di risorse. Inoltre, le numerose sanatorie e rottamazioni degli ultimi decenni – come quella in discussione nel disegno di legge al Senato – hanno sgravato parte del carico, ma non hanno risolto il problema alla radice.

“Lo stock di crediti non riscossi al 31 gennaio 2025 era di 1.272,9 miliardi” ha ribadito Benedetti, aggiungendo che “il dato deriva dalla differenza tra il carico affidato, gli sgravi e il riscosso”. Questo squilibrio riflette una macchina della riscossione che fatica a tenere il passo, schiacciata da un volume di lavoro che supera di gran lunga le sue capacità operative. I 21 milioni di contribuenti coinvolti, inoltre, rappresentano una sfida logistica e sociale: si tratta di cittadini, imprese e famiglie spesso intrappolati in una rete di debiti difficili da saldare.

Le prospettive: riforma o rassegnazione?

La Commissione presieduta da Benedetti, nominata a fine ottobre 2024 dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, ha il compito di proporre soluzioni per riordinare questo caos fiscale. L’audizione al Senato si inserisce nell’ambito di un’indagine conoscitiva sul magazzino fiscale e dell’iter del disegno di legge sulla rottamazione, una misura che potrebbe alleggerire ulteriormente il carico, ma che da sola non basta. “Serve un intervento strutturale”, ha lasciato intendere il magistrato, senza però entrare nel dettaglio delle proposte in discussione.

Tra le idee sul tavolo, si parla di una revisione dei criteri di riscuotibilità, di un potenziamento delle risorse dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione e di strategie per accelerare il recupero dei crediti ancora esigibili.

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