Il Made in Italy rappresenta un pilastro fondamentale dell’economia italiana, con un valore annuo stimato intorno ai 4.200 miliardi di euro secondo il Libro Bianco “Made in Italy 2030” del Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
La presentazione del volume è programmata per giovedì 29 gennaio 2026, alle ore 10 al CNEL, come evento chiave per delineare la politica industriale italiana fino al 2030.
Si tratta dell’evoluzione di un primo documento pubblicato nell’ottobre 2024 dal ministro Adolfo Urso, seguito da una consultazione pubblica durata oltre un anno con oltre 200 stakeholder.
I dati più rilevanti
Il Libro Bianco evidenzia un fatturato record generato da circa 5 milioni di imprese che impiegano 19 milioni di persone, coprendo settori come moda, agroalimentare, meccanica, design e farmaceutica. Il Made in Italy contribuisce significativamente al PIL nazionale, trainando l’export e l’occupazione. Ad esempio, settori chiave come l’agroalimentare e la meccanica, generano centinaia di miliardi in ricavi annui, con una crescita media superiore alla media manifatturiera.
Performance recenti
Nei primi 11 mesi del 2025, l’export italiano ha registrato un avanzo commerciale di 44,7 miliardi di euro, spinto da vendite extra-UE in farmaceutica (+55,9%) e mezzi di trasporto. Complessivamente, l’export cresce del 3,1% tendenziale, nonostante cali in autoveicoli e coke.
I settori trainanti e i numeri
- Agroalimentare: vale circa 580 miliardi (metà 2023), con 4 milioni di lavoratori e forte export.
- Meccanica e automazione: 24.000 imprese, 646.000 addetti, 209 miliardi di ricavi.
- Farmaceutica e moda: crescita esplosiva verso mercati come ASEAN e OPEC.
La direzione da seguire
Il Libro Bianco punta sulle strategie per potenziare l’eccellenza italiana, mirando a uniformare le best practice per aumentare il valore del 25% del PIL. L’Italia resta tra i top esportatori mondiali con 316 miliardi annui.
Le sfide da affrontare
Sono numerose le sfide che il settore dovrà affrontare fino al 2030, tra cui le transizioni green, digitale e geopolitica, oltre a deindustrializzazione e bassa produttività.
- Transizione triplice: rappresenta la sfida primaria. La decarbonizzazione richiede investimenti massicci per ridurre emissioni mantenendo competitività, mentre la digitalizzazione impone l’adozione di tecnologie AI e Industria 4.0 nelle PMI del Made in Italy. La transizione geopolitica deriva da iperglobalizzazione e tensioni commerciali, con rischi di reshoring e dipendenze da supply chain estere.
- Deindustrializzazione e produttività: l’Italia affronta deindustrializzazione cronica e divari regionali, con produttività stagnante rispetto a Germania e Francia; il documento punta a rafforzare la manifattura tradizionale (moda, meccanica, agroalimentare) per contrastare la desertificazione industriale.
- Costi energetici e competitività: alti costi energetici minano l’export, con necessità di nucleare avanzato e efficienza; settori strategici come siderurgia, automotive e farmaceutica richiedono politiche nuove.
- Mercati e autonomia: occorre diversificare i mercati riducendo la dipendenza da Cina e UE, promuovendo export in mercati emergenti, senza dimenticare di bilanciare apertura globale e sicurezza economica.
FAQ
Cos’è il Libro Bianco “Made in Italy 2030”?
È un documento strategico del Ministero delle Imprese e del Made in Italy che definisce le linee guida della politica industriale italiana fino al 2030, frutto di una consultazione con oltre 200 stakeholder.
Quanto vale il Made in Italy oggi?
Secondo il Libro Bianco, il Made in Italy genera un valore complessivo stimato intorno ai 4.200 miliardi di euro annui, coinvolgendo circa 5 milioni di imprese e 19 milioni di occupati.
Quali sono i settori trainanti del Made in Italy?
I principali settori sono agroalimentare, meccanica e automazione, moda, design e farmaceutica. In particolare, agroalimentare e meccanica generano centinaia di miliardi di euro di ricavi annui.
Come sta andando l’export italiano?
Nei primi 11 mesi del 2025 l’Italia ha registrato un avanzo commerciale di 44,7 miliardi di euro. L’export cresce del 3,1%, trainato soprattutto da farmaceutica e mezzi di trasporto verso i mercati extra-UE.
Quali sono le principali sfide per il Made in Italy al 2030?
Le sfide principali sono la tripla transizione green, digitale e geopolitica, la deindustrializzazione, la bassa produttività, gli elevati costi energetici e la necessità di diversificare i mercati di sbocco.
Perché la transizione green è cruciale per l’industria italiana?
La decarbonizzazione è necessaria per restare competitivi sui mercati internazionali, ma richiede investimenti significativi, soprattutto nei settori energivori come siderurgia, automotive e farmaceutica.
Qual è il ruolo della digitalizzazione nel Made in Italy?
La digitalizzazione, attraverso AI e Industria 4.0, è fondamentale per aumentare produttività e competitività, soprattutto nelle PMI che costituiscono l’ossatura del Made in Italy.
L’Italia rischia la deindustrializzazione?
Sì, il rischio esiste. Il Libro Bianco punta a rafforzare la manifattura tradizionale per contrastare la perdita di capacità produttiva e ridurre i divari territoriali rispetto ad altri Paesi europei.


