Cosa succede a un Paese quando quasi un cittadino su quattro ha più di 65 anni? Succede che cambiano i consumi, le priorità di spesa, le strategie di investimento e persino il modo di concepire crescita e sviluppo. In Italia questo processo non è più una previsione: è una realtà già in atto.
Nel 2025 l’Italia si conferma tra i Paesi più longevi al mondo. Secondo i dati più recenti dell’Istat, l’età media ha raggiunto 46,8 anni e quasi il 25% della popolazione ha più di 65 anni. Un cambiamento demografico profondo, che sta ridefinendo in modo strutturale gli equilibri economici, finanziari e sociali.
In questo scenario emerge con forza la cosiddetta popolazione Silver, ovvero gli over 50. Non si tratta più di un segmento marginale, ma di un vero pilastro dell’economia nazionale ed europea. Oggi rappresenta oltre il 45% della popolazione europea, detiene più del 60% della ricchezza netta delle famiglie ed è responsabile di circa il 67,7% della spesa complessiva in Italia, una quota destinata a superare il 70% entro il 2035.
È da qui che nasce il concetto di longevity economy, un ecosistema economico alimentato dall’allungamento della vita, dall’accumulazione patrimoniale e da nuovi modelli di consumo. Un fenomeno che non riguarda solo il welfare, ma investe mercati finanziari, sanità, immobiliare, tecnologia e politiche pubbliche.
La ricerca: perché la Silver economy conta sempre di più
Questo scenario è al centro dell’ultimo report della Rome Business School, intitolato “Popolazione Silver e longevity economy. Strategie di investimento, risparmio e mercati emergenti”. Lo studio è curato da Valerio Mancini, Direttore del Centro di Ricerca di Rome Business School, Francesco Baldi, docente dell’International Master in Finance della stessa istituzione, e Massimiliano Parco, economista del Centro Europa Ricerche.
L’analisi mette in evidenza un dato chiave: l’invecchiamento non è solo un problema da gestire, ma una trasformazione strutturale che può diventare un potente motore di crescita se accompagnata da politiche e strategie adeguate.
Reddito, patrimonio e risparmio: la solidità economica dei Silver
Dal punto di vista economico, la popolazione Silver italiana presenta una struttura complessivamente solida, anche se molto eterogenea al suo interno.
I dati di Intesa Sanpaolo e del Centro di Ricerca e Documentazione Luigi Einaudi (2024-2025) mostrano che il reddito medio lordo annuo raggiunge il picco tra i 45 e i 54 anni, superando i 34.000 euro. Nelle fasce successive il reddito si riduce: 30.339 euro tra i 55-64enni e 26.030 euro tra gli over 65.
Questa diminuzione, legata all’uscita dal mercato del lavoro, non si traduce però automaticamente in una perdita di benessere. A sostenere la stabilità economica degli anziani è infatti il patrimonio accumulato nel corso della vita.
- I 55-64enni dispongono in media di 137.040 euro di patrimonio finanziario e 205.270 euro di patrimonio immobiliare.
- Gli over 65 mantengono 112.713 euro di attività finanziarie e 202.422 euro di patrimonio immobiliare.
In questa fascia d’età, “il patrimonio immobiliare arriva a valere fino a 7,8 volte il reddito annuo, evidenziando come il benessere economico nella terza età dipenda soprattutto dalla ricchezza accumulata e non più dal reddito corrente”, afferma Baldi.
Risparmio: sicurezza prima del rendimento
I comportamenti di risparmio riflettono una forte attenzione alla stabilità. In media, le famiglie italiane accantonano l’11,2% del reddito, una quota che sale all’11,7% tra gli over 65.
Le motivazioni principali sono:
- precauzionali, per far fronte a imprevisti;
- previdenziali, per mantenere il tenore di vita nel tempo.
Il risparmio destinato agli investimenti resta invece marginale, inferiore al 3,5%, segnalando una preferenza netta per la protezione del capitale piuttosto che per la ricerca di rendimento.
Scelte di investimento: prudenza e obbligazioni
Con l’avanzare dell’età, le strategie finanziarie diventano sempre più conservative. Secondo l’OECD (2024), oltre il 72% degli investitori over 55 privilegia strumenti a basso o medio rischio.
La diffusione delle obbligazioni cresce con l’età:
- dal 14,1% tra i 25-34enni,
- al 22,7% tra gli over 65.
Al contrario, solo il 7,1% degli over 65 investe in azioni. Nei portafogli dei Silver, le obbligazioni mantengono un peso stabile attorno al 26%, confermando un orientamento focalizzato sulla protezione del capitale.
Queste scelte sono coerenti con le motivazioni del risparmio. La finalità precauzionale è indicata dal 36% della popolazione, dal 40,3% dei 55-64enni e dal 36,9% degli over 65. Cresce anche la motivazione previdenziale.
“Il risparmio degli italiani raggiunge nel 2025 il livello più alto degli ultimi 20 anni e l’Italia si conferma come il paese con la maggiore propensione al risparmio al mondo, seconda solo al Giappone”, afferma Baldi.
Casa e famiglia: i pilastri del modello patrimoniale
In Italia, questa prudenza finanziaria si accompagna a una forte esposizione immobiliare:
- oltre il 70% delle famiglie con almeno un over 65 è proprietario di casa, spesso senza mutuo;
- più del 40% del patrimonio finanziario degli over 60 è investito in obbligazioni;
- circa il 30% è legato al mattone.
La casa resta quindi un pilastro del modello patrimoniale dei Silver, mentre cresce il risparmio destinato al sostegno ai figli, che coinvolge il 20% degli over 65.
I settori chiave della longevity economy
Tra i comparti a maggiore crescita spiccano sanità, assistenza e infrastrutture della longevità. Nei Paesi Ocse la spesa sanitaria rappresenta in media il 9,3% del Pil, con una spesa pubblica pro-capite in crescita di circa 2,6% annuo nel lungo periodo.
Secondo l’IMF (2025), il miglioramento dell’healthy aging potrebbe generare un vero dividendo economico, aumentando la crescita del Pil globale di circa 0,4 punti percentuali annui tra il 2025 e il 2050.
Accanto alla sanità tradizionale si sviluppa l’ecosistema AgeTech, con soluzioni per monitoraggio remoto, sicurezza domestica e benessere cognitivo. Nel 2025 questo settore ha attratto circa 700 milioni di dollari di investimenti globali (The Gerontechnologist, 2025).
Un altro pilastro è il senior housing e il real estate age-friendly. L’offerta limitata e la domanda crescente rendono questi segmenti interessanti per gli investitori, grazie a rendite relativamente stabili e sinergie con sanità e assicurazioni.
Longevity economy: un megatrend strutturale
La longevity economy non è un singolo settore, ma un megatrend destinato a ridisegnare consumi, politiche pubbliche e strategie di investimento.
A livello globale, gli over 50 generano già il 42% della spesa complessiva (Brookings, 2024). In Italia il peso è ancora maggiore: 67,7% dei consumi, mentre la quota di over 65 è destinata a salire fino al 34,6% entro il 2050, rispetto all’attuale 24,7%.
Questa dinamica conferma che l’invecchiamento non è solo una sfida demografica, ma un fattore strutturale capace di orientare l’economia nel lungo periodo.
La popolazione Silver non è più soltanto un tema di welfare, ma una leva di sviluppo. “La solidità patrimoniale, il peso nei consumi e l’evoluzione dei bisogni rendono la longevity economy uno dei principali driver di crescita dei prossimi decenni – conclude Mancini – Per coglierne appieno il potenziale sarà però necessario un approccio integrato, capace di coniugare innovazione, sostenibilità finanziaria, inclusione sociale e governance responsabile”.
Lo sapevi che…?
Secondo le stime Ocse, entro il 2050 ci saranno 52 anziani ogni 100 lavoratori nei Paesi sviluppati. Questo renderà sempre più centrali previdenza, wealth management e soluzioni finanziarie integrate con criteri Esg.
FAQ – Le domande più cercate sulla longevity economy
Cos’è la longevity economy?
È l’insieme delle attività economiche legate all’invecchiamento della popolazione.
Perché i Silver contano così tanto nei consumi?
Perché sono numerosi e detengono gran parte della ricchezza.
Investono meno in azioni?
Sì, preferiscono strumenti più sicuri come obbligazioni e immobili.
Quali settori cresceranno di più?
Sanità, AgeTech, senior housing e servizi alla persona.


