Con 155 voti favorevoli, la Camera dei Deputati ha approvato il disegno di legge delega sul nucleare civile, un provvedimento destinato a ridefinire il quadro normativo italiano nel settore energetico dopo decenni di assenza di una disciplina organica dedicata all’atomo. Il testo passa ora all’esame del Senato e, in caso di via libera definitivo, consentirà al Governo di adottare i decreti attuativi entro la fine del 2026.
L’obiettivo indicato dall’esecutivo è quello di avviare un percorso che possa portare all’entrata in funzione dei primi reattori modulari di nuova generazione tra il 2034 e il 2035, all’interno di una strategia che punta a rafforzare la sicurezza energetica nazionale e a ridurre la dipendenza dalle importazioni.
Cosa prevede il disegno di legge
Il provvedimento, indicato come ddl Pichetto, introduce una nuova cornice normativa per il nucleare civile in Italia.
La delega attribuisce al Governo il compito di predisporre decreti riguardanti la costruzione e l’esercizio degli impianti nucleari, la produzione di idrogeno attraverso energia nucleare, la gestione del combustibile esaurito e l’istituzione degli organismi di vigilanza e controllo.
Si tratta di un passaggio che segna il ritorno del tema nucleare nel dibattito energetico nazionale, ma con un’impostazione diversa rispetto alle centrali operative fino al 1987.
La strategia governativa non punta infatti sulle grandi centrali tradizionali, ma sugli Small Modular Reactor (SMR), reattori modulari di dimensioni ridotte, considerati più flessibili e destinati a integrarsi con le fonti rinnovabili già presenti nel sistema elettrico italiano.
Secondo la tabella di marcia illustrata dal Governo, i decreti attuativi dovrebbero arrivare entro la fine del 2026 dopo il completamento dell’iter parlamentare.
Il ministro Gilberto Pichetto Fratin ha precisato che la normativa “riguarda solo il nucleare civile”, escludendo qualsiasi applicazione militare.
L’obiettivo resta quello di aumentare l’autonomia energetica del Paese e rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti nel contesto del mercato energetico europeo.
Il voto alla Camera e le posizioni dei partiti
L’approvazione del disegno di legge è arrivata con 155 voti favorevoli.
A sostenere il provvedimento sono stati i partiti della maggioranza e Azione.
Carlo Calenda ha definito il nucleare “l’unica energia che consente di essere indipendenti, di pagare poco e di emettere nulla”.
Italia Viva ha scelto l’astensione.
Di segno opposto la posizione delle forze di centrosinistra.
Chiara Braga, esponente del Partito Democratico, ha criticato il progetto parlando di “tecnologie inesistenti sul mercato e soluzioni a 15-20 anni”.
Anche Giuseppe Conte ha espresso perplessità sul modello di fissione previsto dal testo.
Dal fronte della maggioranza, il vicepremier Matteo Salvini ha ribadito che il percorso intrapreso punta a ridurre il peso delle bollette per famiglie e imprese.
Critiche sono arrivate anche da Angelo Bonelli di Alleanza Verdi e Sinistra, che ha contestato costi e tempi necessari per la realizzazione degli impianti.
Posizione nettamente contraria anche da parte di WWF Italia e del think tank Ecco, che hanno definito il provvedimento “una perdita di tempo e di soldi”, evidenziando possibili criticità rispetto alla transizione energetica e all’evoluzione del mercato libero dell’energia.
Industria energetica tra entusiasmo e prudenza
Il voto parlamentare è stato accolto positivamente da una parte del settore.
Stefano Monti, presidente dell’Associazione Italiana Nucleare, ha definito l’approvazione della legge delega “un primo passo positivo”.
Più prudente la posizione espressa da Roberta Tasca, presidente di A2A, secondo cui in Italia “non avremo possibilità di avere energia da nucleare almeno per 10 anni”.
La valutazione riflette la complessità tecnica, normativa e industriale di un percorso che richiederà ancora numerosi passaggi prima di arrivare alla realizzazione degli impianti.
Anche i grandi operatori del comparto energetico, tra cui Eni Plenitude, seguono con attenzione l’evoluzione della normativa, mantenendo però cautela sulle tempistiche effettive di sviluppo.
Quali effetti sulle bollette
Uno dei temi centrali del dibattito riguarda il possibile impatto sui costi dell’energia.
Secondo l’impostazione del Governo, il nucleare sostenibile potrebbe contribuire nel lungo periodo a ridurre il costo dell’energia, con effetti positivi sulle tariffe di luce e gas.
Tuttavia, eventuali benefici per consumatori e imprese non sarebbero immediati.
Le stesse prospettive industriali contenute nel provvedimento indicano infatti un orizzonte temporale di lungo periodo, con i primi reattori modulari previsti tra il 2034 e il 2035.
Fino ad allora, il gas naturale continuerà a rappresentare la fonte dominante all’interno del mix energetico nazionale.
Fonte: Papernest.


