PIL, Italia ferma allo 0,7%: l’OCSE avverte sui dazi di Trump

OCSE
L’Italia cresce solo dello 0,7% nel 2025 secondo l’OCSE, che taglia le stime globali e avverte: i dazi di Trump frenano l’economia. Quali rischi per il nostro export e il piano di riarmo europeo?

L’Italia avanza a passo lento. L’OCSE, nell’ultimo Interim Economic Outlook pubblicato oggi, 17 marzo, prevede per il nostro Paese una crescita del PIL ferma allo 0,7% nel 2025, invariata rispetto al 2024, e al 0,9% nel 2026.

Si tratta di un taglio significativo rispetto alle stime di dicembre, che indicavano un +0,9% per il 2025 e un +1,2% per il 2026.

La revisione riflette un quadro economico globale incerto, segnato dalla minaccia dei dazi commerciali annunciati dall’amministrazione Trump e da un contesto geopolitico fragile. Per un’economia come quella italiana, fortemente orientata all’export, il rischio è concreto: una guerra commerciale potrebbe colpire duramente settori chiave come l’automotive e la manifattura.

Dazi USA: un’ombra sull’economia globale

L’OCSE lancia un monito chiaro: i nuovi dazi americani, che potrebbero raggiungere i 25 punti percentuali su beni importati da Canada e Messico a partire da aprile, peseranno su crescita e fiducia. L’organizzazione parigina stima che un aumento permanente dei dazi del 10% ridurrebbe la crescita globale di 0,3 punti percentuali entro il terzo anno, con un’impennata dell’inflazione di 0,4 punti l’anno. Per gli Stati Uniti, la perdita toccherebbe addirittura lo 0,7% del PIL, accompagnata da un rialzo inflazionistico medio di 0,7 punti. “L’Italia è un paese che esporta molto, quindi se c’è più protezionismo commerciale sarà coinvolta”, avverte Alvaro Santos Pereira, capo economista dell’OCSE, durante la conferenza stampa. Finora l’impatto diretto è stato limitato, ma il pericolo resta dietro l’angolo.

Inflazione in calo, ma incertezze in agguato

Sul fronte dei prezzi, l’OCSE offre una nota positiva per l’Italia: l’inflazione scenderà all’1,7% nel 2025 e salirà leggermente all’1,9% nel 2026, riviste al ribasso rispetto alle proiezioni precedenti. Tuttavia, i dazi potrebbero invertire questa tendenza. L’aumento delle barriere commerciali trasferirebbe i costi ai consumatori, spingendo i prezzi finali dei beni e costringendo le banche centrali, inclusa la BCE, a mantenere politiche monetarie più restrittive. Questo scenario complicherebbe ulteriormente la ripresa, già fragile, dell’economia italiana, che dipende da un equilibrio tra export e domanda interna.

Europa sotto pressione: il piano di riarmo e i debiti pubblici

Non solo dazi. L’OCSE analizza anche le ricadute del piano Rearm EU della Commissione Europea, che punta a rafforzare la spesa per la difesa. In un contesto di debiti pubblici elevati – in Italia previsti al 139,3% del PIL nel 2026 secondo la Commissione Europea – questa scelta impone “dure decisioni” sulla spesa pubblica. “La necessità di aumentare la spesa in difesa in molte economie europee sta già spingendo i Paesi a compiere dure scelte su tempi e composizione dei piani di aggiustamento dei conti pubblici”, sottolinea l’OCSE.

Un confronto europeo: Italia in coda

Rispetto ai partner europei, l’Italia arranca. L’Eurozona crescerà dell’1% nel 2025 e dell’1,2% nel 2026, entrambe stime ridotte di 0,3 punti. La Germania si ferma a un +0,4% nel 2025 e +1,1% nel 2026, la Francia a +0,8% e +1%, mentre la Spagna spicca con +2,6% e +2,1%. L’Italia, con il suo 0,7% e 0,9%, resta tra i fanalini di coda, penalizzata da una produzione industriale in calo –e da una dipendenza dall’export che la espone ai venti protezionisti. L’OCSE nota però un punto di forza: il tasso di disoccupazione italiano rimane basso rispetto al 2018-2019, anche se i redditi reali non hanno ancora recuperato i livelli pre-Covid.

Trump e il protezionismo: un freno agli investimenti

I dazi di Trump non colpiscono solo i bilanci pubblici, ma anche la fiducia delle imprese. L’OCSE prevede che l’incertezza geopolitica e commerciale agirà come «un freno» sugli investimenti e sul commercio internazionale. Per l’Italia, questo significa guai per l’automotive, già in crisi, e per la manifattura.

Rischi globali: crescita mondiale in bilico

A livello globale, l’OCSE dipinge un quadro cauto. Il PIL mondiale crescerà del 3,1% nel 2025 e del 3% nel 2026, rispettivamente 0,2 e 0,3 punti in meno rispetto a dicembre. Gli Stati Uniti rallenteranno al 2,2% nel 2025 e al 1,6% nel 2026, il Giappone al 1,1% e allo 0,2%, mentre la Cina terrà con un 4,8% e un 4,4%. L’India si conferma locomotiva con un 6,4% e un 6,6%. Ma i rischi abbondano: una frammentazione dell’economia globale e un’ulteriore escalation delle barriere commerciali potrebbero infliggere danni “considerevoli”, avverte l’OCSE. Per l’Italia, ogni passo falso internazionale si traduce in una minaccia diretta.

Un futuro incerto: l’Italia deve reagire

L’Italia si trova a un bivio. Tra i dazi di Trump, il piano di riarmo europeo e un’economia interna che stenta a decollare, servono scelte coraggiose. L’OCSE invita ad “azioni risolute” per garantire la sostenibilità del debito, affrontando l’invecchiamento della popolazione, il cambiamento climatico e le spese per la difesa. Intanto, il governo Meloni resta sotto pressione: la crescita anemica e la crisi industriale richiedono risposte immediate.

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