L’Europa continua a segnare il passo nella lotta contro i cambiamenti climatici e nella transizione ecologica. Riduce l’uso dei combustibili fossili, taglia le emissioni di gas serra e raddoppia l’impiego di energie rinnovabili rispetto al 2005. Tuttavia, le sfide ambientali restano complesse, soprattutto sul fronte della biodiversità e dell’adattamento al clima, in un continente che si sta riscaldando più velocemente di ogni altra parte del mondo.
Una doppia realtà: progresso e vulnerabilità ambientale
Questa fotografia a luci e ombre emerge dai più recenti rapporti presentati alla Camera dei Deputati: “Europe’s Environment 2025” dell’Agenzia Europea per l’Ambiente, “Stato dell’Ambiente in Italia 2025: Indicatori e Analisi” dell’ISPRA e il Rapporto Ambiente SNPA. Tre documenti che, insieme, offrono una visione multilivello sullo stato dell’ambiente in Europa e in Italia, tra risultati incoraggianti e criticità da affrontare con urgenza.
Clima e biodiversità: le due grandi emergenze
L’Europa è oggi il continente che si riscalda più rapidamente. Il 2024 si è rivelato l’anno più caldo mai registrato dal 1961. Un dato allarmante, che si accompagna a perdite economiche pro capite causate da eventi estremi quintuplicate in soli sette anni. Non solo. La biodiversità è in sofferenza: solo l’8% degli habitat naturali europei si trova in uno stato di conservazione favorevole. E in Italia, quasi un terzo delle specie di vertebrati e un quarto delle piante vascolari valutate risultano a rischio di estinzione.
Italia virtuosa ma non immune: bene economia circolare e biologico, male suolo e clima
In questo scenario, l’Italia si distingue per alcune buone pratiche ambientali. Il nostro Paese è leader europeo nell’economia circolare, con un tasso di utilizzo circolare dei materiali che nel 2023 ha raggiunto il 20,8%, quasi il doppio della media UE (11,8%). Le emissioni di gas serra sono scese del 26,4% dal 1990 al 2023 e l’agricoltura biologica continua a espandersi, soprattutto nel Centro e nel Mezzogiorno.
Anche il ricorso alle energie rinnovabili segna una traiettoria positiva: l’obiettivo italiano è di arrivare al 38,7% entro il 2030. Ma le criticità non mancano. Il consumo di suolo resta una spina nel fianco: nel solo 2024 sono stati persi 7.850 ettari, pari a oltre 21 ettari al giorno. Una tendenza che mette sotto pressione ecosistemi già fragili e riduce gli spazi naturali fondamentali per la salute ambientale e umana.
Differenze regionali marcate: un’Italia a due (o più) velocità
A livello territoriale, l’Italia mostra performance ambientali molto diverse da regione a regione. Le politiche iniziano a produrre risultati, ma le disuguaglianze sono evidenti.
Raccolta differenziata: il Nord in testa
- Veneto: 77,7%
- Emilia-Romagna: 77,2%
- Sardegna: 76,3%
Tre regioni con livelli di raccolta differenziata che si avvicinano a una gestione dei rifiuti da manuale. Un traguardo frutto di anni di investimenti in sensibilizzazione, infrastrutture e innovazione.
Energie rinnovabili: l’arco alpino dà l’esempio
- Valle d’Aosta
- Trentino
- Basilicata
Queste regioni si distinguono per un elevato consumo di energia prodotta da fonti rinnovabili, spesso grazie a condizioni geografiche favorevoli e a politiche mirate.
Agricoltura biologica: trainano Centro e Sud
Le regioni del Centro e del Mezzogiorno sono ormai molto vicine al target europeo per l’agricoltura biologica, dimostrando un’evoluzione verso modelli agricoli più sostenibili. Le regioni del Nord, invece, sono ancora in ritardo su questo fronte.
Adattamento climatico: solo sette regioni pronte
A oggi, solo sette regioni italiane hanno formalmente approvato una Strategia regionale di adattamento ai cambiamenti climatici. Tuttavia, tutte le regioni – nessuna esclusa – hanno ormai inserito il tema dell’adattamento climatico tra le priorità della propria programmazione ambientale. Un passo avanti importante, ma non sufficiente a colmare i ritardi accumulati.
La conoscenza condivisa come base per l’azione
Il messaggio che emerge con forza dai tre rapporti è chiaro: l’efficacia delle politiche ambientali dipende sempre più dalla condivisione delle conoscenze e dalla cooperazione istituzionale. Serve una rete integrata tra Europa, Stato e Regioni, in grado di monitorare, interpretare e reagire in modo coordinato alle sfide ambientali. Una visione multilivello fondata su responsabilità e dati scientifici affidabili, in grado di guidare le decisioni politiche e informare i cittadini.
Verso il futuro: obiettivi ambiziosi e scelte coraggiose
Il cammino è tracciato, ma per vincere la sfida ambientale servono scelte coraggiose e investimenti strutturali. L’Europa ha dimostrato che una transizione ecologica è possibile. L’Italia ha tutte le carte in regola per essere protagonista, ma deve colmare i ritardi e affrontare con decisione le sue criticità.
La salute del pianeta – e quella di chi lo abita – passa anche dalle scelte quotidiane, dai comportamenti individuali e da politiche pubbliche che mettano la sostenibilità al centro dello sviluppo.


