L’Italia, attraverso il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, ha presentato una proposta ambiziosa in occasione delle riunioni dell’Eurogruppo e dell’Ecofin a Bruxelles: l’istituzione di un sistema di garanzie pubbliche europee sotto il nome di ‘European Security & Industrial Innovation Initiative‘ (Eu-Sii).
Un’iniziativa che mira a rispondere a una delle sfide più urgenti per l’Unione Europea: il forte deficit di investimenti nel settore della difesa e della sicurezza, dovuto a decenni di sottofinanziamento, un problema aggravato dai pesanti debiti pubblici nazionali di molti Stati membri.
L’obiettivo: mobilitare 200 miliardi di investimenti privati
La proposta italiana si basa su un meccanismo di garanzie pubbliche per un valore di 16,7 miliardi di euro, che potrebbe innescare, grazie a un effetto leva, un flusso di investimenti privati pari a circa 200 miliardi di euro nel corso dei prossimi 3-5 anni. Secondo le stime del Ministero dell’Economia italiano, il piano prevede una leva di 12 volte, che consente di attrarre capitali privati senza incrementare ulteriormente il debito pubblico dei singoli Stati membri.
Questo approccio innovativo punta a canalizzare il denaro proveniente dal settore privato verso industrie ad alta tecnologia cruciali per la sicurezza e la difesa, come sicurezza informatica, produzione avanzata, intelligenza artificiale e tecnologie a duplice uso (cioè quelle utilizzabili sia in ambito civile che militare). La proposta mira a superare le limitazioni dei bilanci pubblici nazionali, che sono già gravati da enormi debiti, proponendo un modello di cooperazione a livello europeo che renda possibile una risposta collettiva a una crisi di difesa che riguarda tutti gli Stati membri.
Un piano ambizioso per la sicurezza e la difesa
Il progetto si inserisce in un contesto più ampio, quello della necessità di un forte investimento strategico da parte dell’Unione Europea in settori critici come la difesa, la sicurezza, l’aerospazio e le tecnologie avanzate. La proposta non riguarda esclusivamente la difesa, ma anche sicurezza nazionale e protezione civile, facendo leva su un sostegno pubblico europeo che permetta di rendere più competitivo il continente sul piano internazionale, specialmente in un contesto geopolitico sempre più instabile.
L’iniziativa si propone di ampliare il programma già esistente dell’InvestEu, un meccanismo che ha già dimostrato di essere efficace nel canalizzare gli investimenti privati verso progetti strategici, ma che in questo caso sarebbe dedicato principalmente a garantire fondi per la difesa. Secondo Giorgetti, l’obiettivo è “mobilitare capitali privati” per sostenere l’industria della difesa e migliorare la resilienza dell’Europa, senza dover dipendere completamente dai bilanci statali e dal sistema fiscale europeo, che in molti casi non può affrontare da solo gli ingenti investimenti necessari.
La questione del debito pubblico e la risposta dell’Italia
Un aspetto fondamentale della proposta italiana riguarda la gestione del debito pubblico. L’Italia, che nel 2024 ha registrato un debito/Pil del 135%, ha sollevato preoccupazioni sul piano ReArm Europe, un altro progetto proposto per potenziare la difesa europea, che si basa principalmente su investimenti pubblici diretti. Giorgia Meloni, la presidente del Consiglio italiano, ha già espresso le sue perplessità riguardo al carico di debito che potrebbe derivare da tale piano, soprattutto in un momento in cui l’Italia sta lavorando con difficoltà per ridurre il suo stock di debito pubblico.
Secondo fonti del Ministero dell’Economia, “qualsiasi nuovo debito pubblico, nazionale o europeo, dovrà essere rimborsato”, e ciò richiede una visione a lungo termine della ripresa economica. L’Italia, quindi, preferisce puntare su una strategia che preveda il coinvolgimento del settore privato, con il sostegno di garanzie pubbliche per ridurre il rischio e attrarre investimenti senza mettere a rischio le finanze statali.
Un’iniziativa collettiva per una difesa comune
L’Italia ha sottolineato che, per affrontare efficacemente le sfide della difesa e della sicurezza, “è essenziale una risposta chiara, ambiziosa e collettiva”. Non basta che i singoli Paesi membri si occupino della sicurezza individualmente o che l’Unione Europea faccia affidamento esclusivamente sul proprio bilancio. In un periodo in cui le minacce alla sicurezza sono globali e interconnesse, è necessario un approccio collettivo che preveda il coinvolgimento del settore privato come motore per un’espansione strategica delle capacità difensive europee.
L’iniziativa “Eu-Sii” rappresenta una “risposta collettiva” alla necessità di un rafforzamento delle difese europee, ma anche una sfida per i Paesi membri, che dovranno adattarsi a un nuovo modo di fare politiche di difesa e sicurezza. In particolare, l’Italia sta cercando di costruire un meccanismo di garanzia europea che rispetti le esigenze degli Stati membri, evitando di incorrere in eccessive spese pubbliche, ma allo stesso tempo puntando a rendere l’Europa un attore forte sulla scena internazionale.
La struttura del piano: garanzie multi-tranche
Il piano italiano prevede una struttura di garanzia europea multi-tranche, che comprende diverse tranche di rischio (prima perdita, mezzanine e senior). Ogni livello di rischio corrisponde a una diversa classe di investitori, permettendo una maggiore flessibilità nel coinvolgimento dei capitali privati. La garanzia di 16,7 miliardi di euro sarebbe utilizzata per coprire i rischi iniziali, attirando così l’attenzione di investitori privati disposti a mettere capitali in cambio di un rendimento, ma con il supporto di una garanzia pubblica che riduca il rischio complessivo.


