L’Italia corre sul cloud. Le PMI rischiano di trasformarlo in un costo se ignorano la governance

Intervista a Ivan Bosnjak, Founder e CEO di Beconcept, su cloud, AI e sovranità digitale.

L’Italia, nel 2025, è tra i Paesi UE con la quota più alta di imprese che usano servizi cloud a pagamento: 75,6%.

Nello stesso periodo, per le imprese con almeno 10 addetti cresce l’acquisto di servizi cloud di livello intermedio o avanzato, arrivando al 68,1%. E mentre il mercato accelera, accelera anche la narrazione: “cloud-first”, “AI-ready”, “sovranità digitale”.

Il problema è che l’adozione, da sola, non è un vantaggio. Può diventare il contrario: più strumenti, più complessità, più costi ricorrenti, più dipendenza. Secondo l’Osservatorio Cloud Transformation del Politecnico di Milano, il mercato cloud italiano vale 8,13 miliardi di euro (+20% sul 2024).
Ma lo stesso Osservatorio segnala un dato che pesa: la quasi totalità del mercato cloud europeo è oggi nelle mani di hyperscaler statunitensi e provider extra-UE, con implicazioni concrete su filiere, dipendenze e resilienza.

A questo punto la domanda per una PMI non è più “abbiamo il cloud?”, ma: chi lo governa dentro l’azienda.

Chi è Ivan Bosnjak

Ivan Bosnjak è un digital strategist e imprenditore attivo nel settore digitale dal 2009. È Founder e CEO di Beconcept, digital agency full stack con sedi tra Mantova e Brescia, e lavora con aziende che vogliono trasformare il digitale da “spesa operativa” a leva di competitività misurabile.

Bosnjak ha costruito il suo posizionamento su un’idea semplice: il digitale amplifica. Se i fondamentali sono solidi, amplifica crescita e velocità. Se i fondamentali sono fragili, amplifica sprechi, incoerenze e costi nascosti. Per questo il suo lavoro non parte quasi mai dagli strumenti, ma dalle decisioni: modello, numeri, posizionamento, esperienza cliente, governance dei dati.

Nel suo approccio convivono due componenti:

  • una lettura da imprenditore, orientata a sostenibilità e risultati nel tempo (non solo performance di breve);
  • una lettura da “ingegnere”, dove tracciamento e misurabilità non sono accessori ma il linguaggio con cui si decide.

In un momento in cui molte imprese accelerano su cloud e AI, Bosnjak insiste su un punto che oggi torna più che mai attuale: senza governance il cloud diventa sprawl (proliferazione di strumenti e costi), e senza dati affidabili l’AI resta un esperimento isolato.

“Cloud value” non è “cloud adoption”: la tesi di Ivan Bosnjak

Per evitare l’effetto brochure, qui la parola passa direttamente a Ivan Bosnjak.

Ivan Bosnjak, l’Italia è ai vertici UE per adozione cloud. Perché questo non basta?

Perché l’adozione è un evento, il valore è un processo. Se compri cloud come compri un software, ti ritrovi con un’infrastruttura nuova e logiche vecchie. Il cloud amplifica: se hai governance, amplifica velocità e controllo. Se non ce l’hai, amplifica caos e dispersione.

ISTAT fotografa una crescita netta su cloud e tecnologie digitali, ma anche una maturità ancora disomogenea.

Tre equivoci che trasformano il cloud in “spesa IT”

Chi lavora con PMI lo vede ogni settimana. Il cloud entra, spesso, da una porta laterale: migrazione tecnica, licenza, pacchetto “per essere moderni”. Poi arrivano le sorprese.

Equivoco 1: “È una decisione del reparto IT”
Quando il cloud è solo un tema tecnico, i processi restano identici. Cambia il luogo dove vivono i dati, non cambia il modo in cui vengono usati. Risultato: più strumenti, più passaggi, meno chiarezza.

Equivoco 2: “La sicurezza è inclusa”
Il cloud può offrire standard elevati, ma non sostituisce identity, permessi, policy, audit, continuità operativa. Senza responsabilità chiare, la sicurezza diventa un’illusione di default.

Equivoco 3: “Prima migriamo, poi sistemiamo i dati”
Nel 2025, con l’AI che entra nei reparti, questa frase è un boomerang. Se i dati sono frammentati o incoerenti, l’AI rimane una demo. E il cloud diventa un costo fisso che non produce decisioni migliori.

La governance come vero spartiacque

Qui vale la pena guardare oltre l’Italia. Gartner prevede che entro il 2027 l’80% delle iniziative di data & analytics governance fallirà se non è collegato a risultati di business prioritari.
Non è un tecnicismo. È un avviso: governance “per compliance” o governance “a progetto” tende a morire. Governance collegata alle decisioni tende a restare.

Ivan Bosnjak, qual è l’errore più frequente che vedi nelle PMI quando investono in cloud?

Ivan Bosnjak: Confondere la tecnologia con la trasformazione. Si fa un salto di stack, ma non si cambia il modo in cui l’azienda decide. Il cloud dovrebbe ridurre attrito: dati più accessibili, processi più fluidi, reporting più veloce. Invece spesso aumenta attrito perché nessuno ha disegnato le regole: chi possiede i dati, chi può toccarli, cosa è “verità”, cosa è duplicazione.

Il 2025 è l’anno in cui cloud e AI si saldano

C’è un motivo se il cloud cresce insieme all’AI: il cloud è la piattaforma che rende l’AI praticabile su scala. ISTAT fotografa un salto netto: nelle imprese con almeno 10 addetti l’uso dell’IA passa dall’8,2% (2024) al 16,4% (2025).
E tra chi valuta ma non investe, la barriera più citata è la mancanza di competenze adeguate, in quasi il 60% dei casi.

Quanto cambia la partita quando l’AI entra in azienda? E che ruolo ha il cloud, per Ivan Bosnjak?

Ivan Bosnjak: Cambia tutto perché l’AI non perdona dati sporchi e processi confusi. Nel momento in cui provi a “mettere AI” su un’organizzazione disordinata, ti accorgi che non hai un problema di modello, hai un problema di fondamenta. Il cloud diventa utile quando supporta una cosa semplice: dati accessibili, tracciabili, affidabili. Se il cloud è solo un posto dove depositare file, l’AI non scala. Se il cloud è una piattaforma di processi e governance, allora sì.

Quando le regole diventano strategia: il caso “copia privata” sul cloud

Negli ultimi mesi, il cloud è entrato anche nel dibattito normativo italiano. A fine febbraio 2026 si è discusso dell’estensione del “compenso per copia privata” allo storage in cloud, con contestazioni e valutazioni di ricorsi da parte di associazioni di settore.
Al di là della posizione sul provvedimento, la lezione è chiara: quando il cloud diventa infrastruttura centrale, anche ciò che lo circonda (regole, filiera, possibili costi, continuità) diventa un fattore strategico.

Ivan Bosnjak, cosa insegna alle imprese questo episodio?

Ivan Bosnjak: Insegna una cosa banale, ma spesso ignorata: il cloud non è più un dettaglio tecnico, è una componente strategica. Quando un’infrastruttura diventa critica, devi ragionare come ragioneresti su energia o logistica: rischio, continuità, contratti, alternative, dipendenze. Se hai governance, reagisci. Se non ce l’hai, subisci.

Tre decisioni “da board” che separano chi scala da chi spende

La governance non richiede filosofia. Richiede scelte chiare e ripetute.

  1. Proprietà del dato e regole di accesso
    Chi è owner di quali dati? Dove vivono? Chi li usa? Con quali permessi?
  2. Architettura e integrazione prima di nuovi tool
    Obiettivo: meno strumenti, più integrazione. Se CRM, amministrazione, e-commerce e marketing non parlano, i KPI diventano opinioni.
  3. Rituali decisionali basati su KPI
    La governance vive nel calendario, non nei documenti. Cosa guardiamo ogni settimana? Chi decide? Quali soglie cambiano rotta?

Ultima domanda. Se dovessi dare tre priorità operative a un CEO che vuole “fare cloud bene”, cosa diresti?

Ivan Bosnjak: Primo: chiarisci cosa vuoi misurare e perché, altrimenti accumuli dati inutili. Secondo: integra, non sommare strumenti. Terzo: crea una routine decisionale. Il cloud non è un progetto, è un modo di lavorare. Se non cambia il modo di decidere, non cambia nulla.

Il 2025 ha reso il cloud inevitabile e, allo stesso tempo, più politico, più legato a rischio e filiere. L’Italia è già tra i leader europei per adozione. La domanda che resta, per le PMI, è più scomoda e più utile: quanta parte di quell’adozione diventa vantaggio, e quanta resta spesa ricorrente mascherata da innovazione.

Ivan Bosnjak prova a spostare la conversazione dove conta: dalla tecnologia alla governance, dai tool alle decisioni, dall’hype alla disciplina. E oggi, tra AI che raddoppia e dipendenze strutturali sul cloud, è probabilmente la distinzione che vale di più.

Condividi il post:

Sei su Whatsapp? Ti piacciono le nostre notizie? Segui il canale di Capitalist!

Sei su Telegram? Ti piacciono le nostre notizie? Segui il canale di Capitalist!

Leggi anche