Istat, oltre 13 milioni di italiani a rischio povertà

Povertà
Redditi in calo e disuguaglianze in crescita: il 23,1% degli italiani a rischio povertà o esclusione sociale secondo l'indagine Istat 2024.

Stando ai dati ISTAT per il 2023 – 2024, diffusi oggi, mercoledì 26 marzo, il 23,1% della popolazione italiana si trova a rischio di povertà o esclusione sociale, un dato in lieve crescita rispetto al 22,8% dell’anno precedente. Questo significa che oltre 13 milioni e mezzo di persone vivono in almeno una delle seguenti condizioni: a rischio di povertà, in grave deprivazione materiale e sociale oppure in famiglie a bassa intensità lavorativa.

Il rischio di povertà riguarda il 18,9% della popolazione residente (circa 11 milioni di individui), con un reddito netto equivalente inferiore a 12.363 euro annui. Anche la grave deprivazione materiale e sociale si conferma stabile, interessando il 4,6% degli italiani, mentre le persone in famiglie a bassa intensità di lavoro salgono al 9,2%, con picchi tra monogenitori (19,5%) e giovani soli sotto i 35 anni (15,9%).

A livello territoriale, il Mezzogiorno continua a essere l’area più colpita (39,2%), mentre il Nord-est registra l’incidenza più bassa (11,2%).

Redditi familiari: crescita nominale, ma perdita reale

Nel 2023, il reddito netto medio delle famiglie italiane è stato di 37.511 euro. Sebbene in aumento in termini nominali (+4,2%), in termini reali si è registrata una contrazione del -1,6%, a causa dell’inflazione. Il reddito mediano, che divide esattamente a metà la distribuzione dei redditi, si è attestato a 30.039 euro annui (circa 2.503 euro mensili).

La perdita più consistente si registra nel Nord-est (-4,6%), seguito dal Centro (-2,7%), mentre il Nord-ovest mostra una lieve crescita (+0,6%). La contrazione più marcata riguarda le famiglie con reddito da lavoro autonomo (-17,5%) e da lavoro dipendente (-11%), mentre crescono i redditi da pensioni e trasferimenti pubblici (+5,5%).

Aumenta la disuguaglianza nella distribuzione del reddito

Nel 2023, il rapporto s80/s20 – che confronta il reddito del 20% più ricco con quello del 20% più povero – è salito a 5,5, in aumento rispetto al 5,3 del 2022. L’indice di Gini, che misura la concentrazione dei redditi, ha raggiunto quota 0,323, evidenziando un peggioramento della disuguaglianza. Il valore più elevato si registra nel Mezzogiorno (0,339), mentre il più basso nel Nord-est (0,276).

Lavoro a basso reddito: il 21% degli occupati guadagna troppo poco

Nel 2023, un lavoratore su cinque (21%) ha percepito un reddito da lavoro inferiore al 60% della mediana nazionale. La condizione di lavoro a basso reddito è più diffusa tra donne (26,6%), giovani under 35 (29,5%), stranieri (35,2%), persone con bassa istruzione (fino al 40,7%) e contratti a termine (46,6%).

Tra chi ha lavorato meno di 4 mesi, l’incidenza del lavoro a basso reddito arriva all’88,8%, mentre è solo del 13,6% tra chi ha lavorato più di 9 mesi. I settori più colpiti sono i servizi alla persona (44,5%) e i servizi di mercato (21%).

Povertà lavorativa: un occupato su dieci è vulnerabile

Nel 2024, il 10,3% degli occupati tra i 18 e i 64 anni è a rischio di povertà lavorativa, ossia vive in famiglie a rischio di povertà pur avendo lavorato per oltre metà dell’anno. Il dato è in crescita rispetto al 9,9% del 2023.

Gli stranieri risultano particolarmente svantaggiati (22,6% contro l’8,9% degli italiani). Il rischio aumenta con il numero di figli a carico e in nuclei con un solo percettore di reddito (20,1%), ma scende al 5,5% in famiglie con tre o più percettori.

Tanasi (Codacons): “Fallimento delle politiche economiche e sociali”

“I numeri forniti oggi dall’ISTAT non lasciano spazio a interpretazioni: nel 2024, oltre il 23% della popolazione italiana si trova in una condizione di rischio povertà o esclusione sociale, con un calo del potere d’acquisto reale del -1,6%. Un fallimento che porta la firma delle politiche economiche adottate negli ultimi due anni.” Lo dichiara il prof. Francesco Tanasi, Giurista e Segretario Nazionale del Codacons.

“Non solo non si è riusciti a contenere l’inflazione e l’impennata delle bollette energetiche, ma si è lasciato spazio a dinamiche speculative che hanno gravemente danneggiato i cittadini – spiega Tanasi –. A fronte di un aumento dei redditi nominali del 4,2%, il dato reale ci dice che le famiglie oggi possono acquistare meno beni e servizi rispetto all’anno precedente. È un cortocircuito economico inaccettabile.”

Tanasi sottolinea come si stia verificando una grave violazione dell’articolo 3 della Costituzione, che impone alla Repubblica il dovere di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono l’uguaglianza dei cittadini. “Quando ciò non avviene, si configura una responsabilità istituzionale: per questo il Codacons sta valutando azioni legali contro i soggetti responsabili di pratiche speculative e contro l’inerzia delle autorità competenti”.

“Non si può più perdere tempo con bonus elettorali e misure-tampone – continua Tanasi –. Chiediamo una riforma strutturale del sistema fiscale, un piano nazionale contro la povertà, e interventi urgenti per contrastare l’aumento dei prezzi dei beni primari. Inoltre, il Governo apra immediatamente un tavolo permanente con le associazioni dei consumatori: servono soluzioni vere, e le servono adesso”, conclude il Segretario Tanasi.

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