Iran minaccia la chiusura dello Stretto di Hormuz: quali sarebbero le conseguenze?

Stretto di Hormuz
L’Iran valuta la chiusura dello Stretto di Hormuz dopo gli attacchi USA ai suoi siti nucleari.

Il Parlamento iraniano ha approvato all’unanimità una proposta per chiudere lo Stretto di Hormuz, una delle principali arterie del commercio globale di petrolio e gas, in risposta agli attacchi aerei condotti dagli Stati Uniti su tre siti nucleari iraniani.

La notizia, riportata dall’emittente statale Press TV, ha immediatamente sollevato preoccupazioni internazionali. La decisione finale spetta al Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale dell’Iran, il più alto organo di sicurezza del Paese, presieduto dal leader supremo Ali Khamenei. “La chiusura è all’ordine del giorno e verrà attuata quando necessario”, ha dichiarato Esmail Kowsari, comandante dei Guardiani della Rivoluzione e membro della Commissione Sicurezza Nazionale del Parlamento.

Lo Stretto di Hormuz: un’arteria vitale

Lo Stretto di Hormuz, situato tra l’Iran a nord e Oman e gli Emirati Arabi Uniti a sud, è un passaggio marittimo di appena 33 chilometri nel punto più stretto, ma fondamentale per l’economia globale. Attraverso questo corridoio transita circa il 20% del petrolio mondiale e un terzo del gas naturale liquefatto (LNG), secondo i dati dell’U.S. Energy Information Administration aggiornati al primo trimestre del 2025. Nel 2024, circa 20,1 milioni di barili di petrolio al giorno hanno attraversato lo Stretto, pari a quasi il 20% del consumo globale. Una chiusura, anche temporanea, potrebbe interrompere le forniture energetiche verso Asia, Europa e Stati Uniti, con conseguenze immediate sui prezzi del petrolio.

La risposta degli Stati Uniti

Gli Stati Uniti hanno reagito con toni decisi alla proposta iraniana. Il vicepresidente JD Vance, intervistato da NBC News, ha definito la chiusura dello Stretto un’azione “suicida” per l’economia iraniana, sottolineando che l’Iran esporta l’85% del proprio petrolio attraverso questa rotta. “La loro intera economia passa attraverso lo Stretto di Hormuz. Se vogliono distruggere la loro economia e causare disordini nel mondo, credo che sarebbe una loro scelta”, ha dichiarato Vance. Il segretario di Stato Marco Rubio, parlando a Fox News, ha avvertito che una tale mossa provocherebbe una “massiccia escalation” e una risposta non solo da parte degli Stati Uniti, ma anche da altri Paesi dipendenti dallo Stretto, come la Cina. “Incoraggio il governo cinese a contattarli in merito, perché dipendono fortemente dallo Stretto di Hormuz per il loro petrolio”, ha aggiunto Rubio.

Impatti economici globali

La minaccia di chiusura dello Stretto di Hormuz ha già alimentato timori di un’impennata dei prezzi del petrolio. Secondo un’analisi dell’International Energy Agency, anche un’interruzione breve potrebbe destabilizzare i mercati energetici globali, spingendo il prezzo del greggio oltre i 130 dollari al barile. Paesi come l’India, che importa circa il 60-65% del proprio petrolio attraverso lo Stretto, potrebbero affrontare un aumento dei costi energetici e pressioni inflazionistiche. Tuttavia, alcuni analisti sottolineano che l’India ha diversificato le sue fonti di approvvigionamento, con fornitori come Russia, Stati Uniti e Brasile, riducendo la dipendenza dal Medio Oriente.

L’Iraq, che dipende fortemente dallo Stretto per esportazioni e importazioni, rischierebbe una paralisi economica. Il porto di Umm Qasr a Basra, principale punto di accesso marittimo del Paese, potrebbe subire gravi interruzioni, causando carenze di beni essenziali e un’impennata dei prezzi interni. Anche le economie asiatiche, in particolare la Cina, il maggiore acquirente di petrolio iraniano, come ribadito da Marco Rubio, potrebbero subire conseguenze significative, nonostante le attuali scorte offrano un temporaneo margine di manovra.

Una mossa rischiosa per l’Iran

Una chiusura prolungata dello Stretto potrebbe portare a un crollo economico interno, paragonabile alla crisi petrolifera del 1973. Inoltre, la presenza navale statunitense e di altre potenze globali nella regione rende improbabile una chiusura totale. L’Iran dispone di mine, droni e missili per ostacolare il traffico marittimo, ma un blocco completo provocherebbe una rapida risposta militare e diplomatica. Durante la guerra Iran-Iraq negli anni ’80, lo Stretto rimase aperto nonostante gli attacchi alle petroliere.

Le alternative per il commercio globale

In caso di blocco dello Stretto di Hormuz, i Paesi esportatori potrebbero valutare rotte alternative, come i porti di Fujairah negli Emirati Arabi Uniti o Salalah in Oman, che si trovano sul Golfo di Oman e bypassano lo Stretto. Tuttavia, queste opzioni comporterebbero costi di spedizione più elevati e tempi di transito più lunghi, con un aumento stimato del 40-50% dei costi di spedizione e ritardi di 15-20 giorni. Per l’India, le forniture di gas naturale liquefatto da Qatar, principale fornitore, non sarebbero a rischio, poiché utilizzano rotte alternative come il Canale di Suez o il Capo di Buona Speranza.

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