Casa Bianca: “l’Iran ha fatto salire il prezzo del petrolio per anni”

Casa Bianca
Un rapporto della Casa Bianca sostiene che la tensione con l’Iran ha gonfiato i prezzi del petrolio fino al 21%. Gli economisti però contestano le conclusioni.

Secondo un rapporto elaborato dalla White House Office of Trade and Manufacturing Policy, le tensioni geopolitiche con l’Iran avrebbero contribuito per decenni a mantenere artificialmente elevati i prezzi del petrolio.

Il documento, firmato dal consigliere economico della Casa Bianca Peter Navarro e lungo 13 pagine, sostiene che la minaccia rappresentata da Teheran avrebbe introdotto un vero e proprio “premio del terrore” nei mercati energetici globali.

Secondo l’analisi, questo fattore di rischio avrebbe aggiunto tra 5 e 15 dollari per barile al prezzo del greggio, poiché i mercati tengono conto del rischio di attacchi o interruzioni nei flussi energetici che attraversano lo strategico Stretto di Hormuz, una delle principali rotte mondiali per il trasporto del petrolio.

Una bozza del rapporto è stata visionata dall’agenzia Reuters prima della pubblicazione ufficiale prevista per lunedì.

Il concetto di “terror premium” nel mercato energetico

Come riportato su Reuters, il documento introduce il concetto di “terror premium”, ossia un sovrapprezzo nei mercati petroliferi causato dall’instabilità geopolitica.

Secondo l’analisi, la possibilità che l’Iran possa colpire infrastrutture energetiche regionali o interferire con le rotte marittime del Golfo Persico avrebbe spinto i mercati a incorporare nel prezzo del greggio un margine di rischio costante.

In questa prospettiva, una riduzione della capacità iraniana di minacciare tali infrastrutture potrebbe eliminare o ridurre questo sovrapprezzo geopolitico.

Il rapporto afferma che in uno scenario simile i prezzi del petrolio potrebbero tornare a livelli di equilibrio e scendere potenzialmente sotto i 60 dollari al barile, considerando le attuali condizioni di offerta globale.

Impatto economico globale stimato

Secondo le stime contenute nel documento, il rischio geopolitico legato all’Iran avrebbe storicamente aumentato i prezzi del petrolio tra il 7% e il 21% rispetto ai fondamentali di mercato.

L’effetto economico complessivo sarebbe significativo.

Il rapporto calcola che questo fenomeno abbia ridotto la produzione economica globale tra lo 0,1% e lo 0,4% all’anno, con una perdita stimata compresa tra 100 miliardi e 450 miliardi di dollari annui.

Su un arco temporale di 25 anni, l’impatto economico cumulativo potrebbe superare 10 trilioni di dollari, una cifra paragonabile alla produzione economica annua combinata di Germania e Giappone.

Le critiche degli economisti dell’energia

Le conclusioni del rapporto non hanno convinto tutti gli esperti.

L’economista dell’energia Ed Hirs, docente presso l’Università di Houston, ha espresso scetticismo sull’idea che il prezzo del petrolio possa scendere sotto i 60 dollari al barile semplicemente eliminando il rischio geopolitico legato all’Iran.

Secondo Hirs, non esistono prove verificabili dell’esistenza di un premio di rischio così definito.

Inoltre, lo studio non considererebbe alcuni elementi cruciali, tra cui i costi economici e militari di un eventuale conflitto con l’Iran.

Hirs ha ricordato che diverse analisi della Federal Reserve indicano che molti produttori petroliferi statunitensi necessitano di circa 70 dollari al barile per raggiungere il punto di pareggio economico.

L’economista ha sintetizzato così la questione: “La domanda è quanto costerà ottenere questi obiettivi. La verità è che alla fine mettiamo tutto sulla carta di credito del governo“.

Le tensioni geopolitiche e il mercato del petrolio

Il dibattito sul rapporto arriva in un momento di forte instabilità nei mercati energetici.

Gli attacchi statunitensi e israeliani contro l’Iran stanno provocando oscillazioni nei prezzi del petrolio, contribuendo a un aumento dei costi energetici e della benzina negli Stati Uniti.

L’impennata dei prezzi potrebbe complicare l’agenda economica interna del presidente Donald Trump, oltre a influenzare il clima politico in vista delle elezioni di metà mandato di novembre.

Il documento della Casa Bianca si inserisce proprio in questo contesto politico, rafforzando la posizione dell’amministrazione favorevole a un approccio più duro nei confronti dell’Iran.

Secondo il rapporto, ridurre la capacità di Teheran di minacciare infrastrutture energetiche e rotte marittime potrebbe generare benefici economici di lungo periodo per i mercati globali dell’energia.

Cos’è il “terror premium” nel mercato del petrolio?

È un sovrapprezzo che si forma quando i mercati incorporano il rischio geopolitico, come possibili attacchi o interruzioni delle rotte energetiche.

Perché lo Stretto di Hormuz è così importante?

Attraverso questo passaggio marittimo transita circa una quota significativa del petrolio mondiale, rendendolo una delle rotte energetiche più strategiche del pianeta.

Il rapporto dimostra che l’Iran è responsabile dei prezzi alti del petrolio?

No. Il documento propone una valutazione economica basata su ipotesi geopolitiche, ma diversi economisti contestano l’assenza di prove verificabili.

I prezzi del petrolio potrebbero davvero scendere sotto i 60 dollari?

Alcuni analisti ritengono improbabile questa previsione, perché molti produttori petroliferi necessitano di prezzi più alti per coprire i costi di produzione.

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