L’intelligenza artificiale scalda i motori di Wall Street: il 2026 è l’anno delle IPO da record

AI in Borsa
SpaceX debutta al Nasdaq il 12 giugno. OpenAI e Anthropic depositano i prospetti. Il 2026 è l'anno delle IPO record dell'intelligenza artificiale: tutti i numeri.

Il 2026 si preannuncia come l’anno delle IPO più grandi della storia finanziaria. Al centro della scena ci sono i colossi dell’intelligenza artificiale: OpenAI, Anthropic e Perplexity si preparano ad approdare in Borsa, ciascuna con i propri tempi e le proprie incognite. Ma prima di tutti, questa settimana, tocca a SpaceX fare da apripista.

SpaceX al Nasdaq: venerdì il battesimo di fuoco

Venerdì 12 giugno SpaceX sbarca al Nasdaq. È l’IPO più grande della storia, con una raccolta prevista di circa 75 miliardi di dollari e una valutazione di 1.770 miliardi, e per la prima volta un’azienda privata debutterà in borsa come una delle dieci maggiori società quotate al mondo. 

Il prezzo di collocamento è fissato a 135 dollari per azione, con ticker SPCX.

L’operazione è circondata da trepidazione e non mancano i dubbi. Come ha sintetizzato Philip Blancato, chief market strategist di Osaic: «SpaceX è un evento epocale. Questo momento in cui aziende da mille miliardi di dollari si quotano in borsa è un motore di mercato, che lo si voglia ammettere o no. Tutto questo è emozionante e pericoloso allo stesso tempo».

Come si legge in un dettagliato articolo de Il Sole 24Ore, i conti, resi pubblici per la prima volta con il deposito dell’S-1 alla SEC, rivelano un quadro in chiaroscuro: nel 2025 SpaceX ha registrato ricavi per 18,7 miliardi di dollari, in aumento del 33% rispetto all’anno precedente, ma il bilancio accumula perdite significative. Nel primo trimestre 2026 il gruppo ha registrato un ricavo di 4,69 miliardi e una perdita operativa di 1,94 miliardi. La nuova area intelligenza artificiale — frutto della fusione con xAI completata a febbraio 2026 — ha riportato perdite per 2,47 miliardi su 818 milioni di ricavi.

OpenAI: il prospetto c’è, la data no

Mentre SpaceX affronta il battesimo di piazza, OpenAI è scesa in campo nella corsa alle IPO presentando il proprio prospetto confidenziale alla SEC. La società guidata da Sam Altman ha fatto sapere di voler perseguire l’opportunità, ma di non aver ancora deciso data e dettagli dell’operazione.

«Non abbiamo deciso i tempi, potrebbero essere lunghi perché ci sono iniziative che vogliamo prendere che sono più agevoli in qualità di azienda non quotata» ha reso noto l’azienda. «Ma ci troviamo davanti a una complessa rete di scambi e l’attuale scelta ci offre l’opzione di quotarci più rapidamente se questa diventa la strada migliore».

La quotazione è attesa al più presto a settembre 2026, a una valutazione che gli analisti stimano superiore a 1.000 miliardi di dollari: è circa quattro volte la valutazione con cui Alibaba si quotò nel 2014. Eppure le incognite finanziarie sono concrete: per l’intero 2025 OpenAI ha generato 13,1 miliardi di ricavi bruciandone circa 22, con una perdita netta di circa 9 miliardi. Le proiezioni interne indicano una perdita operativa di 14 miliardi per il 2026. L’azienda, pioniera dell’AI generativa con il lancio di ChatGPT nel 2022, secondo gli osservatori potrebbe tentare di razionalizzare le sue attività dopo aver mancato una serie di obiettivi interni di crescita. Ha tuttavia incassato di recente una vittoria in tribunale: una giuria della California ha respinto la causa intentata da Elon Musk, a suo tempo tra i co-fondatori, che l’aveva accusata di aver tradito la sua iniziale missione non profit.

Anthropic e Perplexity: il terzetto è completo

Anche Anthropic, guidata da Dario Amodei, ha depositato il 1° giugno un filing riservato per una IPO negli Stati Uniti, poche settimane dopo un round da circa 65 miliardi che l’ha portata a una valutazione di circa 965 miliardi. Se i piani saranno confermati, Anthropic punta a quotarsi entro ottobre 2026, raccogliendo tra 30 e 50 miliardi.

Chiude il quadro Perplexity, il motore di ricerca basato su AI: il suo CEO Aravind Srinivas ha confermato l’intenzione di quotarsi in Borsa, con un debutto previsto per il 2028.

I numeri record e i dubbi dei mercati

La pipeline complessiva di Wall Street conta quasi cento candidati alla quotazione, con una domanda stimata tra 100 e 200 miliardi di dollari, cioè da due a quattro volte l’intero mercato IPO statunitense del 2025. Il 2026 si candida a diventare l’anno delle IPO più grandi della storia.

Questo però non ha sopito le polemiche. I critici mettono in dubbio le rivendicazioni di redditività e i guadagni di produttività promessi dall’AI, tutti ancora da dimostrare, così come le ricadute sociali di una tecnologia che si diffonde a velocità superiore a quella della regolamentazione. Tanto più in un contesto in cui i riflettori sono puntati sulla vicinanza di figure come Sam Altman ed Elon Musk all’amministrazione Trump. Persino il cofondatore di Google Sergey Brin si è recentemente dichiarato convinto sostenitore del movimento MAGA.

Venerdì il mercato darà il suo primo verdetto. Ma la vera prova per l’intero settore AI comincia adesso.

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