“Il Sud ha talento, non serve andare via”, Flavio Fazio: l’imprenditore che ha scelto la Sicilia per innovare

Dal primo cliente alla conquista del mercato digitale: l’intervista a Flavio Fazio, ingegnere catanese e CEO di Flazio.com, la piattaforma italiana che sfida i colossi del web design.

Catanese, classe 1988, spirito ingegnoso e vocazione imprenditoriale. Flavio Fazio è il fondatore e CEO di Flazio.com, piattaforma italiana per la creazione di siti web che ha saputo conquistare oltre un milione di utenti con un approccio semplice, accessibile e altamente innovativo.

Nato da un’esigenza concreta – permettere a chiunque di aggiornare il proprio sito senza dover passare da un tecnico – Flazio è oggi il sitebuilder più usato in Italia, con l’ambizione concreta di espandersi sempre più all’estero.

Abbiamo chiacchierato con Flavio Fazio per farci raccontare il suo percorso: dalle origini siciliane alle sfide burocratiche, dall’evoluzione dell’azienda all’integrazione dell’intelligenza artificiale, fino a una visione lucida (e schietta) dell’ecosistema dell’innovazione in Italia. Un’intervista che non è solo il racconto di un’impresa di successo, ma anche una dichiarazione d’amore per il territorio e una riflessione sul futuro del digitale.

Flavio Fazio, l’imprenditore

Com’è iniziato il tuo percorso imprenditoriale? Ricordi il momento in cui hai deciso che avresti fondato Flazio?

Diciamo che sono stati i clienti a chiederlo a me. Flazio nasce infatti da un loro bisogno: modificare da soli, in maniera semplice, i contenuti dei siti web che creavo per loro. Prima dei sitebuilder, infatti, ogni modifica al sito doveva passare per il tecnico, in quel caso io, che lo aveva realizzato. Dopo i sitebuilder, invece, questo non è più richiesto: chiunque può creare e modificare il proprio sito. Mi piace dire che abbiamo “democratizzato il web“.

Qual è stato (se lo hai avuto) il tuo primo “fallimento” professionale e cosa ti ha insegnato?

Non vorrei che sembrasse una risposta retorica, però dico con sincerità: si fallisce ogni giorno. Ogni fallimento insegna qualcosa, molto più di un successo.

Cosa ti ha spinto a restare in Sicilia per lanciare una startup tech? È stata una scelta o una sfida?

È entrambe le cose. In primo luogo è una scelta: scommettere su un territorio che è ricco di valore umano come pochi altri posti al mondo. In secondo luogo è una sfida personale rispetto all’esterofilia, che poco sopporto. Vogliamo dimostrare che anche al Sud del nostro Paese può nascere, e soprattutto crescere, una realtà tech competitiva.

Hai mai pensato di mollare tutto? Se sì, in quale momento e perché hai deciso di resistere?

Sì, ci ho pensato. Perché quando ti scontri quotidianamente con tonnellate di burocrazia, normative confuse e regolamenti europei sul web, infiniti e complessi, diventa davvero difficile portare avanti un’attività come la nostra con serenità. Ogni passo avanti richiede un’enorme energia, e spesso ci si trova a investire più tempo nella gestione degli ostacoli burocratici che nello sviluppo reale del progetto. E in quei momenti, è inevitabile domandarsi se valga la pena resistere. Però poi subentra qualcosa di più forte: la voglia di farcela, di dimostrare che si può costruire qualcosa di bello e duraturo nonostante tutto. Perché c’è passione, c’è attaccamento a ciò che si fa, e anche una certa ostinazione positiva. Ed è questo che, alla fine, vince: la volontà di resistere, di crescere.

Chi sono stati i tuoi punti di riferimento, personali o professionali, durante la crescita di Flazio?

Uno dei punti di riferimento più importanti durante la crescita di Flazio è stato senza dubbio Alberto Onetti. L’ho conosciuto proprio agli albori della mia attività, in un momento in cuiavevo tante idee ma ancora poca chiarezza su come trasformarle in un progetto scalabile e strutturato. Il suo approccio, la sua esperienza nel mondo delle startup e soprattutto la sua capacità di trasmettere una visione concreta e orientata ai risultati sono stati fondamentali per me.

Flazio, il progetto e la crescita

Come descriveresti Flazio oggi? In cosa si distingue davvero rispetto ad altri sitebuilder internazionali?

Flazio oggi è un team coeso di giovani menti geniali che lavora ogni giorno per rendere la presenza online accessibile a chiunque. Siamo oggi il sitebuilder più usato in Italia grazie alla flessibilità del nostro prodotto, allo sviluppo continuo delle funzionalità, e puntiamo con decisione sull’estero. Flazio è stato il primo sitebuilder ad offrire strumenti di Intelligenza Artificiale all’interno del prodotto, e consideriamo sempre come nostro punto di forza il riuscire a stare al passo coi tempi, spesso anticipandoli. Questo ci distingue da tutti.

Quali sono stati i momenti più delicati nello sviluppo dell’azienda? Hai mai dovuto rivedere il tuo modello di business?

Come tutte le imprese che hanno affrontato la pandemia, ti dico che quello è stato il momento più delicato. Trasferire improvvisamente l’intero team dal lavoro in sede al lavoro da remoto è stata una grande sfida. Oggi posso dirti che è una sfida che abbiamo vinto. E che anzi, la necessità delle altre aziende di andare online – dato che tutti i negozi fisici erano chiusi – ci ha permesso di crescere parecchio.

Avete superato nel 2020 il milione di siti creati: qual è stata la chiave per arrivare a questi numeri?

Team, prodotto e visione sono da sempre la nostra ricetta per vincere in questo mercato. Penso sia stata questa la nostra “chiave” per superare il milione di siti creati: un team forte, flessibile e che ci crede davvero, un prodotto competitivo e costantemente aggiornato, e una visione chiara di dove vogliamo andare, che non è mai cambiata nel tempo.

Quali sono i prossimi obiettivi di Flazio, in termini di prodotto e di espansione?

In termini di prodotto, vogliamo integrare strumenti di Intelligenza Artificiale in maniera sempre più efficace all’interno del nostro sitebuilder.

Anni fa per creare un sito serviva qualche giorno, con i sitebuilder siamo passati a qualche ora. Il prossimo salto tecnologico, offerto dall’AI, punta a completare tutto in minuti, o addirittura in pochi secondi. Questa è la nostra direzione. Lavoriamo poi per trasformare tutto in una suite di prodotti per l’impresa: oggi offrire solo il sito web non basta più. Per questo lavoriamo a progetti come Flazio Pay (per i pagamentionline e offline) e Posinega (per gestire ed analizzare i dati aziendali). Vogliamo essere il partner perfetto per ogni imprenditore.

Per quanto riguarda l’espansione, oggi la nostra customer base è per lo più italiana, in una misura di poco superiore al 90%. Stiamo lavorando per diffonderci sempre di più al di là delle Alpi.

Innovazione in Italia

Da imprenditore tech, come valuti oggi l’ecosistema italiano dell’innovazione? Quali sono i veri ostacoli alla crescita?

Serve eliminare tonnellate di burocrazia che da sempre affliggono il nostro Paese, e che le regolamentazioni europee stanno, se possibile, anche peggiorando. Occorrono maggiori investimenti in Ricerca e Sviluppo e una semplificazione dei modi e dei tempi dei finanziamenti pubblici volti a questo scopo. Oggi, dalla presentazione di un bando nazionale per la ricerca in ambito tech al suo finanziamento, passano anche 20/24 mesi. Nel frattempo, in 24 mesi, negli Stati Uniti o in Asia nascono milioni di aziende che innovano il settore e ricevono finanziamenti in 5 minuti.

Hai trovato più supporto nel settore pubblico o in quello privato per sviluppare Flazio?

Diciamo che abbiamo sempre puntato sul farcela da soli. Abbiamo sì ricevuto un finanziamento pubblico in fase di startup dell’azienda, parlo di quasi mezzo milione di euro, che abbiamo poi restituito integralmente in breve tempo.

Cosa manca secondo te per far nascere una “Silicon Valley” italiana? È una questione di capitale, mentalità o burocrazia?

Torno su un punto che ho già toccato prima: l’Italia ha un capitale umano di altissimo livello, e questa non è solo una convinzione, ma qualcosa che ho visto sul campo. Il problema è che spesso manca l’ambiente giusto per farlo emergere. Servirebbero più investimenti e, soprattutto, meno burocrazia per permettere a chi vuole fare impresa di concentrarsi davvero sul lavoro, senza perdersi in ostacoli inutili.

Come vedi il ruolo delle università nel preparare imprenditori digitali? Ti sei mai sentito “formato” dal sistema educativo?

Inizio con la seconda: no. Tornando alla prima, penso che le università abbiano da tempo perso il contatto col mondo del lavoro. Non riescono a stare al passo coi tempi e spesso sono più chiuse in sé stesse, piuttosto che aperte al formare gli imprenditori del domani.

Consigli per chi vuole iniziare

Che consiglio daresti a un giovane che vuole creare una startup digitale nel 2025?

Di farlo. Non c’è un tempo buono o uno cattivo: per chi ha fame e buone idee, è sempre il tempo giusto per buttarsi nella mischia. Non bisogna mai smettere di crederci.

Qual è l’errore che più spesso vedi fare agli aspiranti imprenditori tech?

Spesso si preferisce la corsa smodata verso il successo personale e la voglia di aprirsi ad ogni tipo di investimento, anche a costo di perdere l’autenticità del proprio prodotto. Questo credo sia un errore.

Meglio partire da soli o in team? E come si scelgono i collaboratori giusti all’inizio?

Solo in team si possono raggiungere risultati ambiziosi, da soli non si va da nessuna parte. Sono sincero: per scegliere i collaboratori giusti all’inizio ci vuole un po’ di fortuna. Però il tempo corregge tutto: alla fine rimangono davvero quelli che ci credono e che ti aiutano a fare sempre meglio.

Quanto conta oggi la comunicazione per una startup? È più importante il prodotto o il modo in cui lo racconti?

Il modo in cui racconti conta almeno quanto il prodotto stesso. Non credo che un aspetto sia più importante dell’altro: reputo entrambi vitali.

Parlare di “visione” è facile: tu come la mantieni viva concretamente nel tuo lavoro quotidiano?

Sono appassionato, e cerco costantemente di motivare chi lavora con me ad avere la stessa passione, la stessa fame. “L’unico modo per fare un ottimo lavoro è amare ciò che fai”, diceva Steve Jobs.

Se potessi tornare indietro, quale consiglio daresti al Flavio che ha appena fondato Flazio?

Gli darei due o tre consigli pratici, niente filosofia.

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