A un anno dall’introduzione del codice Ateco specifico per gli influencer, il quadro italiano è netto: circa 40mila professionisti attivi, ma solo il 2,5% ha adottato la nuova classificazione fiscale. Un dato che racconta meglio di qualsiasi slogan lo stato reale di un settore ancora in fase di assestamento.
L’identikit emerge da un’indagine congiunta di Fiscozen e Kolsquare, che ha analizzato numeri, guadagni e dinamiche operative della professione.
Quanto guadagnano davvero gli influencer
Nel 2025 il fatturato medio degli influencer italiani si attesta a 24.038 euro annui, in crescita dell’11,8% rispetto ai 21.502 euro del 2024.
Nel dettaglio:
- uomini: 26.237 euro medi (66% del totale, età media 32 anni)
- donne: 21.840 euro medi (34% del totale, età media 34 anni)
Il dato conferma una realtà lontana dall’immaginario comune: la maggior parte degli influencer non guadagna cifre elevate e spesso non svolge questa attività come unica fonte di reddito.
Il nuovo codice Ateco e perché quasi nessuno lo usa
Da aprile 2025 è entrato in vigore il codice Ateco 73.11.03, introdotto per identificare in modo specifico la professione dell’influencer, affiancando i precedenti 73.11.01 e 73.11.02.
Prima di questa novità, l’attività veniva classificata con codici generici legati alla pubblicità o ai servizi professionali, generando:
- incertezza fiscale
- disomogeneità tra professionisti
- difficoltà contributive
Nonostante questo passo avanti, solo il 2,5% degli influencer ha effettuato il passaggio. Chi lo ha fatto registra però fatturati più alti: 34.521 euro medi annui (31.649 per le donne e 37.393 per gli uomini).
Un mercato ancora ibrido
Secondo Elena Battistini, commercialista partner di Fiscozen:
“L’analisi ha preso in considerazione chi utilizza i codici ATECO per influencer sia come professione primaria che secondaria. Non deve quindi stupire che i fatturati medi siano più bassi rispetto all’immaginario collettivo. Si tratta spesso di persone con piccole comunità di follower che non svolgono l’attività di influencer come principale fonte di reddito. Il 2,5% che invece ha fatto la migrazione al nuovo codice, registrando in media fatturati di oltre 10mila euro in più, è ragionevole pensare che riguardi influencer ‘puri’. Il riconoscimento del settore è un passo importante perché rende più chiaro come inquadrare l’attività e semplifica gli obblighi fiscali, tuttavia siamo in una fase iniziale con un’adozione limitata e un mercato che resta molto ibrido tra influencer creator e altre attività digitali. Servirà ancora tempo perché le regole riescano a tenere il passo con un settore in forte evoluzione”.Nel frattempo, il settore è stato ulteriormente regolamentato dall’intervento dell’Agcom, che ha introdotto Linee Guida, Codice di Condotta e Albo degli Influencer.
Chi sono davvero gli influencer italiani
La maggioranza degli influencer appartiene alle fasce:
- nano (1.000 – 10.000 follower)
- micro (10.000 – 100.000 follower)
In totale rappresentano il 74% del settore, con engagement rate più elevati:
- nano: 7,7%
- micro: 4,6%
Al contrario, i creator con oltre un milione di follower registrano il maggior numero di collaborazioni: in media 52,5 sponsorizzazioni l’anno.
Settori più attivi e contenuti
Le nicchie più diffuse sono:
- relazioni personali: 25,8%
- moda e accessori: 22,8%
- sport e fitness: 21,1%
- food e ristorazione: 12,9%
Le sponsorizzazioni rappresentano solo il 3,1% dei contenuti pubblicati: la maggior parte serve a costruire relazione e fiducia con il pubblico.
Su Instagram:
- le storie dominano (83,6% dei contenuti)
- i reel generano maggiore reach
- i post producono più engagement
I brand e gli investimenti
Sono 16.753 i brand che hanno investito in influencer marketing in Italia nell’ultimo anno.
Le piattaforme più utilizzate:
- Instagram: 93%
- TikTok: 79%
- YouTube: 69%
- Facebook: 54%
- LinkedIn: 34%
Tra i brand più attivi:
- Shein: 41.398 contenuti, 1.084 creator
- Prozis: 11.925 contenuti
- YesStyle: 5.900 contenuti
Seguono Sheglam, Volgo Italia, Aboca, Degusta Box, Temu, FGM04 e Koro.
Engagement e performance
Il settore con il più alto engagement è quello dei viaggi e turismo, con picchi fino al 19,2% per contenuto sponsorizzato, contro una media del 3,9% (4,4% per contenuti organici).
Il valore della community
Giovanni Spinelli, Country Manager di Kolsquare Italia, sottolinea:
“Questo rapporto è fondamentale, perchè dimostra che anche i creator devono mantenere una forte presenza organica, essenziale per la fiducia del pubblico e il valore a lungo termine per i brand. La fidelizzazione, l’autenticità, l’etica e la costanza nella pubblicazione sono gli aspetti più ricercati dalle aziende, che ricorrono sempre più spesso a collaborazioni di lungo termine facendo degli influencer scelti dei veri e propri ambasciatori. Se da un lato rimane importante raggiungere un elevato numero di persone, dall’altro è cruciale collaborare con nicchie reattive e interattive. Che si tratti di un lavoro a tempo pieno o di una fonte di reddito secondaria, l’aspetto fondamentale della professione non cambia: coltivare quotidianamente la propria community è la chiave del successo”.
Quanti influencer ci sono in Italia?
Circa 40mila professionisti, ma solo una minoranza utilizza il nuovo codice Ateco specifico.
Quanto guadagna un influencer medio?
Nel 2025 il fatturato medio è di circa 24mila euro annui, con differenze tra uomini e donne.
Perché pochi adottano il nuovo codice Ateco?
Il settore è ancora in fase iniziale e molti professionisti operano in modo ibrido o secondario.
Quali sono i social più usati?
Instagram è il principale, seguito da TikTok, YouTube e Facebook.


