L’inflazione continua a pesare sui bilanci delle famiglie italiane. Secondo il Codacons, sulla base degli ultimi dati diffusi dall’Istituto Nazionale di Statistica, l’aumento dei prezzi registrato a maggio determina un aggravio medio di circa 1.058 euro all’anno per una famiglia tipo, cifra che può arrivare fino a 1.461 euro per un nucleo familiare con due figli.
L’associazione dei consumatori evidenzia come la nuova accelerazione dei prezzi, salita al +3,2% su base annua, rifletta gli effetti delle tensioni geopolitiche internazionali e della crisi energetica, con conseguenze dirette sui consumi interni.
A destare preoccupazione è anche il forte divario territoriale nell’andamento dei prezzi. La provincia che registra gli aumenti più marcati è Reggio Calabria, dove l’inflazione raggiunge il +4,4%, mentre Aosta fa segnare il dato più contenuto, fermandosi al +2,3%.
A livello regionale, la classifica delle aree con i rincari maggiori vede in testa la Calabria, con una crescita dei prezzi pari al +3,9% annuo, seguita dal Lazio (+3,6%) e dal Veneto (+3,5%). Tra le regioni meno colpite figurano invece Valle d’Aosta (+2,3%), Basilicata (+2,4%) e Molise (+2,5%).
Le pressioni maggiori sui prezzi arrivano da alcune categorie specifiche. Secondo il Codacons, a maggio gli aumenti più consistenti hanno riguardato i supporti per la registrazione, cresciuti del +60,7%, il gasolio per riscaldamento (+36,8%), i gioielli (+29,5%), il gasolio per trasporto (+25,4%), oltre ad alcuni prodotti alimentari come legumi (+22,8%), carciofi (+19,9%) e pomodori (+18,4%).
Il quadro resta complesso anche sul fronte energetico. Il Codacons sottolinea che un eventuale calo delle quotazioni del petrolio o una normalizzazione delle principali rotte strategiche non produrranno effetti immediati sulle famiglie. I prezzi dei carburanti, infatti, potrebbero richiedere settimane prima di rientrare, mentre molti aumenti già trasferiti lungo la filiera difficilmente verrebbero assorbiti in tempi rapidi.
Sulla situazione è intervenuto Francesco Tanasi, segretario nazionale del Codacons, che ha sottolineato come l’inflazione non rappresenti soltanto un indicatore macroeconomico, ma un fenomeno con conseguenze concrete sulla vita quotidiana dei cittadini.
“L’inflazione riduce il potere d’acquisto e mette a rischio la tenuta dei consumi. In una fase caratterizzata da tensioni internazionali e volatilità energetica, ogni aumento dei costi deve essere verificato con rigore e trasparenza”.
Secondo Tanasi, il nodo centrale resta quello della formazione dei prezzi. Il mercato, spiega, non dovrebbe trasferire immediatamente ogni aumento dei costi ai consumatori senza garantire un adeguato riequilibrio quando i prezzi alla fonte diminuiscono.
La dinamica inflattiva si conferma così una variabile decisiva per l’economia italiana: da un lato incide direttamente sulla capacità di spesa delle famiglie, dall’altro rischia di rallentare i consumi e frenare la crescita delle imprese.


