In appena un anno, quelli che erano i primi campanelli d’allarme sui data center si sono trasformati in sirene. Queste enormi “fabbriche di intelligenza artificiale” continuano a crescere a ritmi folli, spinte da modelli super-avanzati come GPT-5 e Grok-3.
Come si legge su Financialounge.com, che fornisce una dettagliata analisi delle criticità, negli USA, la potenza installata è balzata da 5 a oltre 12 gigawatt entro fine 2025, con investimenti totali delle Big Tech (Microsoft, Google, Amazon, Meta e Nvidia) che superano i 500 miliardi di dollari. In Europa, l’Italia inclusa, l’Unione Europea ha introdotto il Data Act per controllare i consumi energetici, ma i ritardi nelle fonti rinnovabili creano gli stessi rischi.
Ecco alcuni aspetti sui quali riflettere.
Gli investimenti potrebbero non ripagarsi mai
Arvind Krishna, capo di IBM, lo ha ripetuto a ottobre 2025 durante la conference call sui risultati: un data center da 1 gigawatt costa oggi tra 100 e 120 miliardi di dollari, contando cavi speciali e sistemi di raffreddamento per le nuove GPU come H200 e B200. Per recuperare i 1.000 miliardi che aziende come OpenAI e xAI stanno spendendo, servirebbero entrate annuali dall’IA superiori a 1 trilione di dollari: è un obiettivo impossibile al momento, con il mercato globale dell’IA che vale solo 250 miliardi.
L’invecchiamento, inoltre, è lampo: le GPU di Nvidia diventano obsolete in 9-12 mesi, grazie a salti tecnologici come Blackwell Ultra. Microsoft ha già perso 15 miliardi in svalutazioni nel terzo trimestre 2025, e Google ha rimandato due mega progetti in Virginia per “ricalcoli sui profitti”.
In Italia, Enel e Tim stanno investendo 4 miliardi in data center “verdi” a Milano e Palermo, ma i ritardi nel nucleare e nella fusione nucleare (progetti simili a ITER) rischiano blackout energetici.
Un circolo vizioso che si autoalimenta
Le partnership tra produttori di chip e aziende IA si sono fatte ancora più strette. Nvidia ha messo 20 miliardi in xAI e Anthropic (dicembre 2025), mentre AMD ne ha dati 5 miliardi a Mistral AI. Microsoft e OpenAI girano in un loop da 100 miliardi: Azure fornisce le GPU, e i profitti tornano a comprare altri chip. Questo gonfia il mercato: le spese per l’IA negli USA rappresentano ora il 40% del PIL del settore tech (contro il 20% nel 2023), con il pericolo di troppa capacità inutilizzata.
La SEC americana (Securities and Exchange Commission, cioè l’agenzia indipendente del governo federale degli Stati Uniti che regola i mercati finanziari) sta indagando su possibili “giochi sporchi” che gonfiano i valori azionari. In UE, la Commissione ha multato Google per 2 miliardi per pratiche scorrette nel cloud (novembre 2025), aprendo la strada a regole antitrust sulla “catena di fornitura IA”.
Trucchi contabili per nascondere l’invecchiamento
Le Big Tech allungano artificialmente la “vita” dei loro data center nei bilanci: Amazon ora da 6 a 7 anni per i server (report Q4 2025), e Meta fa lo stesso riducendo le perdite del 30%. Ma la tecnologia corre troppo: AWS ha svalutato 25 miliardi nel 2025, ammettendo che i chip prima del 2024 sono “rifiuti” per l’addestramento di modelli multimodali. Microsoft ha tagliato la durata delle GPU da 4 a 2,5 anni, perdendo 10 miliardi di utili.
Gli analisti di Goldman Sachs prevedono 200 miliardi di svalutazioni globali entro il 2027. In Italia, aziende come Iren e Aruba vedono costi di manutenzione +20% per aggiornamenti continui, con dispute fiscali su sconti accelerati.
Tensioni sociali e bollette salate
I data center “mangiano” il 4% dell’elettricità negli USA (dal 2% nel 2023), causando rincari del 18% sulle bollette in zone come Virginia e Texas (dati EIA dicembre 2025). Le proteste esplodono: a Loudoun County (Virginia), un referendum ha bloccato 5 gigawatt di nuovi progetti; in Oregon, i data center di Google provocano blackout.
In Europa, la Germania ha tariffe +15% (Bundesnetzagentur), e la Francia toglie sussidi nucleari per l’IA.
In Italia, a Settimo Torinese, ci sono proteste contro il data center Microsoft da 1 gigawatt: bollette locali +12%, con comitati che parlano di “colonialismo energetico”. L’UE fissa “tetti energetici” dal 2026 (Digital Markets Act), ma gli USA puntano sulla “sicurezza nazionale” contro la Cina: ne è prova il fatto che il secondo mandato di Trump ha approvato 50 gigawatt extra, ignorando le regole ambientali.
Cosa succederà
I data center sono vitali per dominare l’IA. Attualmente gli USA controllano il 70% della capacità globale, lasciando la Cina indietro, ma la sostenibilità è a rischio.
Alcune soluzioni sono in arrivo: “edge computing” (risparmia il 30% di energia), fusione nucleare (prototipi Microsoft-Helion per il 2028) e chip più efficienti (Groq e TSMC). In Italia, il PNRR stanzia 5 miliardi per data center green in Sicilia, con Palermo come possibile hub per connessioni veloci nel Mediterraneo, ma serve più energia rinnovabile (solare e idroelettrico).
La corsa all’IA è come una turbina potente ma assai fragile: essenziale per l’economia, ma con crepe finanziarie e sociali che chiedono cambiamenti rapidi.


