Cina smentisce Trump: “Nessun negoziato sui dazi, solo notizie false”

Cina - Usa: guerra dei dazi.
La tensione commerciale tra Stati Uniti e Cina si intensifica: Pechino smentisce negoziati sui dazi, 12 stati Usa sfidano Trump in tribunale e Nokia registra perdite.

Pechino ha smentito categoricamente le affermazioni del presidente americano Donald Trump su presunti negoziati commerciali. “Per quanto a mia conoscenza, Cina e Stati Uniti non si sono consultati né hanno negoziato sulla questione dei dazi, né tantomeno hanno raggiunto un accordo”, ha dichiarato Guo Jiakun, portavoce del ministero degli Esteri cinese, durante una conferenza stampa riportata dai media statali. Guo ha definito le dichiarazioni di Trump “informazioni false”, sottolineando che “questa guerra dei dazi è stata scatenata dagli Stati Uniti”.

Il portavoce ha ribadito la posizione di Pechino: “Se vi è combattimento, risponderemo fino in fondo; se vi è trattativa, la porta è spalancata. Dialogo e negoziazioni devono essere paritari, rispettosi e reciproci”. Poche ore prima, Trump aveva assicurato che un “accordo equo” con la Cina era in vista, sostenendo che i negoziati fossero “attivi”. Tuttavia, il presidente Usa ha evitato di confermare contatti diretti con il presidente cinese Xi Jinping, limitandosi a dichiarare che le tariffe finali “non saranno nemmeno vicine” ai livelli attuali.

La risposta di Xi Jinping: “Nessun vincitore”

In un incontro con il presidente del Kenya William Ruto, il presidente cinese Xi Jinping ha lanciato un chiaro avvertimento: “Non ci sono vincitori nelle guerre tariffarie e commerciali”. Secondo l’agenzia di stampa ufficiale Xinhua, Xi ha sottolineato l’impegno della Cina a collaborare con altri Paesi per affrontare le sfide globali attraverso “unità e cooperazione”, difendendo al contempo le regole del commercio internazionale e l’equità globale.

La Cina, ha aggiunto Xi, intende tutelare i propri “diritti e interessi legittimi”, mantenendo una posizione ferma ma aperta al dialogo, purché basato su reciprocità.

La ribellione interna negli Stati Uniti

La politica dei dazi di Trump non sta creando tensioni solo a livello internazionale, ma anche all’interno degli Stati Uniti. Dopo la California, altri 12 stati – Arizona, Colorado, Connecticut, Delaware, Illinois, Maine, Minnesota, Nevada, New Mexico, New York, Oregon e Vermont – hanno intentato una causa contro l’amministrazione Trump, contestando i provvedimenti tariffari.

Questi stati, molti dei quali a guida democratica, sostengono che i dazi imposti stanno danneggiando le loro economie locali, aumentando i costi per le imprese e i consumatori e compromettendo le catene di approvvigionamento. La causa rappresenta una sfida diretta alla strategia commerciale di Trump, che ha fatto dei dazi un pilastro della sua agenda economica, promettendo di proteggere l’industria americana ma attirando critiche per gli effetti negativi su settori chiave come l’agricoltura e la tecnologia.

L’impatto sui mercati: il caso Nokia

La guerra dei dazi sta già mostrando i suoi effetti devastanti sulle aziende globali. Nokia, il gigante finlandese delle telecomunicazioni, ha registrato una perdita di 60 milioni di euro nel primo trimestre del 2025, attribuendo il risultato negativo alle turbolenze commerciali innescate dai dazi Usa-Cina. “Non siamo immuni al rapido evolversi del panorama commerciale globale”, ha dichiarato Justin Hotard, presidente e CEO di Nokia, in una nota ufficiale.

Nonostante le difficoltà, Hotard si è detto fiducioso nella resilienza dei mercati di Nokia, sottolineando che “sulla base dei primi feedback dei clienti, credo che i nostri mercati dovrebbero dimostrarsi relativamente resilienti”.

Condividi il post:

Sei su Whatsapp? Ti piacciono le nostre notizie? Segui il canale di Capitalist!

Sei su Telegram? Ti piacciono le nostre notizie? Segui il canale di Capitalist!

Leggi anche