Boeing fuori gioco in Cina: la mossa di Xi contro i dazi di Trump

La Cina risponde ai dazi americani del 145% bloccando le consegne di aerei Boeing e gli acquisti di componenti Usa, mentre accelera sullo sviluppo del C919.

Pechino ha ordinato alle sue compagnie aeree di sospendere le consegne di aerei Boeing e interrompere ogni acquisto di attrezzature e componenti aeronautici da aziende americane.

La mossa, riportata da Bloomberg, rappresenta una ritorsione diretta ai dazi del 145% imposti dal presidente statunitense Donald Trump su un’ampia gamma di prodotti cinesi. In risposta, la Cina ha introdotto tariffe di ritorsione del 125% sulle merci importate dagli Usa, colpendo settori strategici come l’aeronautica.

Secondo fonti vicine al dossier citate da Bloomberg, l’ordine di Pechino è stato emesso dopo l’annuncio delle tariffe cinesi, che hanno più che raddoppiato il costo degli aerei e dei componenti di produzione statunitense, rendendo le nuove consegne “non più sostenibili” dal punto di vista finanziario. Questo blocco non si limita ai nuovi ordini: le principali compagnie aeree cinesi, tra cui Air China, China Eastern e China Southern, sono state invitate a sospendere anche l’acquisto di pezzi di ricambio, una decisione che potrebbe avere ripercussioni significative sulla manutenzione delle flotte esistenti.

L’impatto su Boeing: una battuta d’arresto in un mercato chiave

Boeing, uno dei simboli dell’industria aerospaziale americana, si trova ora in una posizione delicata. La Cina, che in passato rappresentava circa un quarto delle sue consegne globali, è un mercato fondamentale per il colosso di Seattle. Le tre principali compagnie aeree cinesi avrebbero dovuto ricevere 179 nuovi velivoli tra il 2025 e il 2027, ma il blocco delle importazioni cambia drasticamente lo scenario. Secondo Bloomberg, alcuni Boeing 737 Max già destinati alla Cina potrebbero ottenere un’autorizzazione caso per caso, ma la situazione rimane incerta per gli aerei pronti per la consegna con contratti già firmati.

Il titolo Boeing ha subito un calo immediato del 2,13% in Borsa dopo la diffusione della notizia, riflettendo le preoccupazioni degli investitori. I costi aggiuntivi derivanti dai dazi, combinati con i problemi di qualità già noti del 737 Max e i precedenti incidenti, aggravano ulteriormente le difficoltà dell’azienda in un momento critico.

Le contromosse cinesi: Airbus e il C919 in primo piano

La Cina non si limita a bloccare Boeing, ma guarda già alle alternative. La Commercial Aircraft Corporation of China (COMAC) sta accelerando la produzione del suo jet C919, con l’obiettivo di produrne 50 unità nel 2025 e raggiungere una capacità di 150 aerei all’anno entro il 2029. Le tre principali compagnie aeree cinesi hanno già ordinato 100 C919 ciascuna, ma la sostituzione completa della flotta Boeing richiederà anni, data la complessità della produzione e della certificazione.

Nel frattempo, Airbus si posiziona come un beneficiario indiretto di questa disputa. Con i costi degli aerei Boeing alle stelle, le compagnie cinesi potrebbero rivolgersi al costruttore europeo per soddisfare la domanda crescente di velivoli. Tuttavia, la transizione non sarà immediata: la manutenzione delle flotte esistenti, ancora fortemente dipendenti da componenti americani, rappresenta una sfida logistica significativa.

Le reazioni globali: compagnie aeree in allarme

La decisione di Pechino ha suscitato reazioni anche fuori dalla Cina. In Europa, il CEO di Ryanair, Michael O’Leary, ha dichiarato al Financial Times che la compagnia potrebbe ritardare la consegna di aerei Boeing se i costi dovessero aumentare a causa dei dazi. “Se i 737 Max diventano più costosi per i dazi, ritarderemo la consegna,” ha avvertito O’Leary, noto per ottenere sconti significativi da Boeing, spesso nell’ordine del 65-70% sui prezzi di listino.

Anche il CEO di Delta Air Lines, Ed Bastian, ha espresso preoccupazioni simili, dichiarando: “Non abbiamo intenzione di pagare i dazi sui nuovi aerei Airbus e rinvieremo le consegne degli aerei su cui gravano ulteriori aggravi di costi”.

Il contesto politico: Trump e Xi ai ferri corti

La mossa della Cina arriva in un momento di alta tensione politica. Il presidente Trump ha definito il viaggio del presidente cinese Xi Jinping in Vietnam, Malesia e Cambogia, iniziato il 15 aprile, una “occasione per fregare gli Stati Uniti.” Xi, secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, sta cercando di rafforzare le relazioni con i Paesi del Sud-est asiatico, proponendo un accordo di libero scambio con l’ASEAN per contrastare l’influenza americana.

Nel frattempo, Trump ha suggerito una possibile esenzione temporanea dai dazi per l’industria automobilistica, per consentire alle aziende di adattare le catene di approvvigionamento. “Sto valutando qualcosa per aiutare alcune case automobilistiche che si stanno riconvertendo,” ha dichiarato ai giornalisti nello Studio Ovale, secondo Il Fatto Quotidiano. Tuttavia, non ha fatto cenno a un allentamento delle misure contro la Cina, lasciando intravedere un’escalation prolungata.

Le implicazioni economiche: un gioco a somma zero?

La guerra commerciale tra Usa e Cina sta avendo ripercussioni ben oltre il settore aeronautico. I dazi americani, che colpiscono 439 miliardi di dollari di importazioni cinesi (contro i 144 miliardi di esportazioni Usa verso la Cina nel 2024), non hanno ridotto il deficit commerciale come sperato. Al contrario, hanno aumentato i prezzi per i consumatori americani e creato incertezze nei mercati globali. L’indice S&P 500 ha registrato un calo del 6% in un solo giorno la settimana precedente, mentre le Borse cinesi hanno chiuso contrastate, con Shanghai in rialzo dello 0,15% e Shenzhen in calo dello 0,19%.

Pechino, dal canto suo, sta valutando misure per sostenere le compagnie aeree che noleggiano aerei Boeing e affrontano costi più elevati. Secondo Bloomberg, il governo cinese potrebbe introdurre aiuti finanziari per mitigare l’impatto economico del blocco, ma i dettagli di queste misure non sono ancora chiari.

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